La Procura generale USA cancella le tutele di Biden per i giornalisti

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In un clima di generale ostilità verso la stampa, il Dipartimento di Giustizia americano torna a poter indagare i media. Lo ha stabilito la procuratrice generale degli Stati Uniti Bondi, revocando una politica dell’amministrazione Biden.

Pam Bondi, procuratrice generale degli Stati Uniti, ha revocato le linee guida introdotte dall’amministrazione Biden. Queste limitavano il potere del Dipartimento di Giustizia di ottenere registri telefonici e di obbligare i giornalisti a testimoniare nelle indagini penali. Il provvedimento segna una inversione di rotta rispetto al precedente procuratore generale, Merrick Garland, e solleva forti preoccupazioni per la libertà di stampa.

Fughe di notizie considerate “tradimento”

In un promemoria interno ottenuto da Abc News, Bondi definisce “tradimento” il comportamento dei dipendenti federali che fanno trapelare informazioni riservate alla stampa “per arricchimento personale o per minare la politica estera e la sicurezza nazionale”.

Il documento sottolinea che simili condotte sono “illegali e sbagliate” e annuncia tolleranza zero da parte del Dipartimento nei confronti di chi ostacola l’agenda del presidente.

Revoca delle protezioni introdotte da Garland

Nel 2022, Garland aveva imposto nuove regole per restringere i poteri dei procuratori federali nelle indagini sulle fughe di notizie. Era infatti emerso che, sotto la precedente amministrazione Trump, il Dipartimento di Giustizia aveva segretamente raccolto i tabulati telefonici di giornalisti di The Washington Post, CNN e The New York Times.

Ora, secondo Bondi, quelle restrizioni “non sono più sostenibili” e impediscono di individuare e punire le fonti di notizie illegittime.

Promesse di equilibrio, ma l’allarme resta

Bondi ha assicurato che il Dipartimento continuerà a prevedere alcune “tutele procedurali” per contenere il ricorso a misure coercitive nei confronti della stampa. Ha inoltre precisato che ogni eventuale interrogatorio o arresto di giornalisti richiederà l’approvazione diretta del procuratore generale.

Nonostante queste precisazioni, il tono della nuova linea alimenta l’allarme tra i professionisti dell’informazione.

La spinta dell’Intelligence

La decisione di Bondi segue le recenti dichiarazioni di Tulsi Gabbard, attuale direttrice dell’intelligence nazionale, che ha riferito di aver trasmesso al Dipartimento di Giustizia varie denunce penali riguardanti sospette fughe di notizie da parte di membri dell’intelligence. In un’intervista a Fox News, Gabbard ha rivelato che una delle segnalazioni coinvolgeva informazioni riservate diffuse al Washington Post, accusando i responsabili di essere “criminali dello Stato profondo” mossi da intenti politici per sabotare l’agenda del presidente Trump.

Troppe ingerenze: il direttore di 60 Minutes si dimette

In un clima di rinnovata ostilità del governo Trump verso i media e di fronte alle sue ripetute intromissioni nelle scelte editoriali delle testate Bill Owens, produttore esecutivo di 60 Minutes ha rassegnato questa settimana le sue dimissioni.

“Negli ultimi mesi è diventato chiaro che non mi sarebbe stato permesso di gestire lo show come ho sempre fatto, prendendo decisioni indipendenti basate su ciò che era giusto per 60 Minutes e giusto per il pubblico” si legge in un memo allo staff, ottenuto dal New York Times.

L’uscita del produttore esecutivo – solo il terzo in 57 anni di storia – avviene mentre il programma è al centro di una disputa legale con Trump, che accusa CBS di interferenze elettorali per il montaggio di un’intervista a Kamala Harris.

Foto (Ansa): Pam Bondi