“Il 2025 rappresenta un nuovo capitolo nella storia di Vivendi e un anno di reinvenzione dopo la scissione del gruppo nel dicembre dello scorso anno”. A dirlo Yannick Bolloré, presidente del Consiglio di Sorveglianza della media company transalpina, e l’ad Arnaud de Puyfontaine.
Alla presentazione dei conti trimestrali, i due manager hanno spiegato quella che sarà la nuova direzione di Vivendi, decisa a “concentrarsi sui settori dei contenuti, dei media e dell’intrattenimento”.
“Il nostro disinvestimento dal settore delle telecomunicazioni ci ha portato a vendere la maggior parte della nostra partecipazione in Tim, con una conseguente riduzione sostanziale del nostro indebitamento finanziario netto”, hanno aggiunto.
Vivendi in Italia
Guardando agli interessi in Italia, Vivendi, dopo aver ceduto una quota del 15% di Tim a Poste, ora detiene il 17,51% del gruppo tlc (con il 12,56% delle ordinarie e conseguenti diritti di voto). In Mfe la partecipazione è del 19,78%. Con un valore di mercato rispettivamente di 804 e 448 milioni di euro.
Nel suo portafoglio di partecipazioni, che complessivamente vale 6,818 miliardi (6,887 a dicembre) c’è anche il 9,93% di Umg con un valore di mercato di 4,623 miliardi; il 19,21% di Banijay Group (752 milioni), il 5,01% di Lagardere (143 milioni) e l’11,87% di Prisa (48 milioni).












