Foto di Ricardo Loaiza su Unsplash

Nuovo allarme per i media in Ue: la loro libertà si sgretola

Condividi

Il report di Liberties rimarca ulteriormente le situazioni di difficoltà attraversate dai media nel vecchio continente, tra minacce ai giornalisti, governi ingerenti anche attraverso i finanziamenti e proprietà concentrate. Considerazioni allarmanti anche sulla Rai, con la presidente della Vigilanza Floridia che torna a chiedere di sbloccare la bicamerale e la riforma

“La libertà dei media, la prima linea di difesa contro l’autoritarismo, si sta sgretolando in tutta l’Ue. I governi influenzano i media assegnando finanziamenti statali agli organi di informazione favorevoli al governo e utilizzando i media del servizio pubblico come strumenti di comunicazione”.
E’ quanto sottolinea il Liberties’ Media Freedom Report 2025, il quarto redatto da 40 organizzazioni per i diritti umani di tutta l’Ue.

Le proprietà

La concentrazione della proprietà dei media è elevata in Croazia, Francia, Ungheria, Malta, Paesi Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Svezia. Nella maggior parte dei casi, ampi segmenti del settore dei media sono controllati da individui o famiglie facoltose, spesso attraverso altre società”, prosegue lo studio.
In particolare, la trasparenza della proprietà dei media continua inoltre a incontrare difficoltà in Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Malta e Paesi Bassi.

Liberties_Media_Freedom_Report_2025-compresso

I giornalisti

Nel suo quadro sempre più fosco sulla situazione dei media, l’analisi ha messo l’accento sulla situazione dei giornalisti, vulnerabili ai discorsi d’odio e alle aggressioni fisiche, in particolare attacchi fisici, soprattutto in occasione di manifestazioni legate al conflitto israelo-palestinese.
“Subiscono minacce e violenze diffuse, con le giornaliste più bersagliate e si vedono negare le richieste di informazioni da parte dei funzionari pubblici”, si legge nel testo.

In Francia, Germania, Grecia, Ungheria e Spagna, i casi di violenza contro i giornalisti durante le proteste sono stati causati dalla polizia. Una quota sproporzionata di molestie e minacce contro le donne è stata osservata in Bulgaria, Italia, Slovacchia e Svezia.
L’uso di spyware contro i giornalisti in molti Paesi europei continua a essere un problema, soprattutto per i giornalisti esiliati dalla Russia o dalla Bielorussia”, spiega ancora il rapporto.
“La libertà di espressione e l’accesso alle informazioni non sono pienamente garantiti ai giornalisti in tutti gli Stati membri. Questo vale soprattutto per i giornalisti indipendenti e quelli di testate critiche nei confronti del governo. Il torrente di odio ha preso di mira i giornalisti negli ultimi anni, in particolare sui social media. L’odio contro i giornalisti rimane un problema serio in Croazia, Germania e Slovenia, che ha preso provvedimenti per sanzionare i media che che si adoperano per diffondere discorsi d’odio”, spiegano le quaranta organizzazioni.

La situazione in Rai

E riguardo all’Italia, l’attenzione non poteva che concentrasi sul servizio pubblico. “Le principali preoccupazioni derivano dall’emittente pubblica Rai e dalle sue strutture di governance e di finanziamento, che attualmente la rendono vulnerabile alle interferenze politiche”.
“I giornalisti della RAI devono affrontare pressioni e autocensure senza precedenti”, si legge ancora nella analisi, che ricorda il caso della cancellazione della presenza tv di Antonio Scurati, nell’aprile del 2024.

Le raccomandazioni all’UE

Il report stila anche una serie di raccomandazioni all’Ue. “L’Unione sta raggiungendo la fase di applicazione delle principali leggi sui media. E ora è essenziale che l’Ue e i suoi organi consultivi per queste leggi lavorino diligentemente e in coordinamento, sia tra loro che con le organizzazioni della società civile e gli altri stakeholder”.
“I legislatori e le autorità nazionali svolgono un ruolo cruciale nel garantire la libertà e il pluralismo dei media attraverso le loro normative e la loro applicazione. Ciò include la salvaguardia dell’indipendenza finanziaria e politica delle autorità di regolamentazione e del servizio pubblico pubblico, l’equità e la trasparenza degli aiuti di Stato e delle regole sulla pubblicità, l’applicazione del divieto di utilizzare spyware sui lavoratori dei media e sulle loro fonti o l’implementazione e l’ulteriore protezione contro le Slapp”, si legge nel testo.

Floridia: quadro avvilente

“È davvero avvilente leggere il Report sulla Libertà di Stampa 2025, prodotto da Liberties, che ancora una volta presenta un quadro davvero preoccupante per l’Italia. Le problematiche legate alla libertà di stampa e all’indipendenza dei media rimangono tutte lì, anzi in certi casi c’è stato un peggioramento”. Ad affermarlo in una nota è la presidente della Commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia.
“Le criticità che il report aveva già sollevato lo scorso anno – ha aggiunto – come la Legge Renzi sulla Rai e le sue contraddizioni con il Media Freedom Act europeo, come sappiamo sono ancora ben lontane da una riforma. L’unico elemento positivo citato nel report europeo a riguardo gli Stati Generali del Servizio Pubblico che si sono tenuti a novembre 2024, il cui spirito però è stato tradito dai partiti di maggioranza. In commissione al Senato non si è mosso nulla”.
“La situazione è ulteriormente aggravata dal blocco della commissione di vigilanza Rai, che dura ormai da oltre sei mesi, una situazione inaccettabile che sta impedendo il controllo democratico da parte di un organo di garanzia fondamentale per il nostro sistema informativo”.

“Questo immobilismo – ha osservato – farà sprofondare l’Italia in una procedura di infrazione, che su questo tema sarebbe un’umiliazione. Ora, la domanda è: Giorgia Meloni, di fronte a questo ennesimo monito dall’Europa, come reagirà? Avrà il coraggio di dire alla sua maggioranza che è ora di fare qualcosa di concreto? La violazione del Media Freedom Act europeo che si paleserà ad agosto danneggerà non solo l’immagine internazionale del Paese, ma soprattutto la nostra democrazia”.

“Bloccare la riforma e tenere in ostaggio la commissione di vigilanza significa trascinare il Paese verso un vicolo cieco, sotto gli occhi di un’Europa sempre più attonita. La riforma del servizio pubblico e lo sblocco della commissione della vigilanza Rai devono diventare una priorità per il Parlamento, altrimenti la responsabilità di rendere l’Italia lo zimbello d’Europa sul fronte della libertà dei media continuerà ad essere tutta in capo a questa maggioranza”, ha concluso