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In questo numero
Ce l’abbiamo fatta, malgrado lo stillicidio di feste che hanno innescato, tra aprile e maggio, benefici ponti per i lavoratori, ma disastrosi per la distribuzione dei periodici, siamo arrivati anche in edicola, dopo aver lanciato la versione digitale online, per soddisfare i nostri lettori e anche la nostra ansia di giornalisti.
Questo numero è stato chiuso martedì 22 aprile a 30 ore dalla morte di papa Francesco. Nell’editoriale ricordiamo come il pontefice sia “stato indubbiamente un grande comunicatore, che ha saputo utilizzare la propria voce in modo efficace e diretto”.
Particolarmente significativa è stata la sua attenzione nell’intercettare i fenomeni legati al digitale all’intelligenza artificiale, cogliendone i rischi. In diverse occasioni il Papa ha sottolineato “l’urgenza di
garantire e tutelare uno spazio di controllo significativo dell’essere umano sul processo di scelte dei programmi di intelligenza artificiale”, che potrebbe mostrare “il suo lato più tremendo, diventando una minaccia per la dignità umana”; e ha invitato “a proteggere l’umanità contro un uso dell’intelligenza artificiale che limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socioeconomici e culturali uniformi”.
A guardare l’impiego dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali da un punto di vista militare, c’è poco da stare allegri. L’aumento esponenziale della conoscenza umana è potenziato dalle macchine che, generando nuova cognizione e nuovi ambiti di confronto, causano un vero e proprio conflitto informativo. Una guerra non dichiarata, silente e invisibile, basata sul dominio delle menti.
Sono questi i temi al centro del servizio di copertina di Prima con un’intervista al ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha avviato un importante processo di rinnovamento della comunicazione istituzionale del suo ministero, ma anche delle Forze armate, finalizzato a contrastare le nuove forme della guerra informativa, ma anche a sensibilizzare gli italiani sull’importanza di puntare sulla difesa, in un contesto geopolitico sempre più complesso.

In un’epoca in cui le fake news e la ‘guerra delle menti’ sono usate come vere armi di destabilizzazione, la comunicazione della Difesa assume un ruolo strategico fondamentale. La disinformazione non è più un semplice fenomeno mediatico, ma una componente essenziale delle strategie ibride che minacciano la sicurezza nazionale e internazionale.
“In un mondo sempre più interconnesso, dove il confine tra informazione e disinformazione diventa sempre più sfumato, è necessario un approccio integrato che coinvolga istituzioni, media e cittadini nella costruzione di un ecosistema informativo resiliente e affidabile”, sostiene il ministro.

Nel vasto osservatorio in cui agisce, Prima sta intensificando il suo lavoro informativo sulle piattaforme digitali che dominano il nostro mondo anche in ambiti soft, come l’intrattenimento e l’informazione. Per avere un’idea dal vivo di come funziona la strepitosa macchina di YouTube e la cosiddetta economia dei creator, siamo andati a Zurigo dove si festeggiava il compleanno per i 20 anni della piattaforma video di Google, e dove c’erano i più importanti creatori di contenuti europei e i manager che presidiano il sistema della creator economy, un ambito in cui si sta esercitando anche GEDI con Stardust e m2o plus.

L’economia dei creator ha un grande successo anche in Africa, come racconta Federico De Nardis, che ha lavorato sette anni in Sudafrica per Wpp e ha progetti per tornarci.

Cosa significa tutta questa espansione dei social media per il mondo del giornalismo di qualità? Niente di buono, come si è dibattuto agli Stati generali dell’Informazione, organizzati dall’ambasciata di Francia a Roma, dove è stato presentato il documento finale prodotto dal grande cantiere sullo stato dell’informazione, voluto dal presidente francese Emmanuel Macron.

Ma giornalisti, editori e comunicatori non si danno per vinti, come il direttore del Foglio Claudio Cerasa, che racconta come gli è venuta l’idea di usare l’intelligenza artificiale per realizzare per un mese parte del quotidiano e come ha lavorato in stretto rapporto con ChatGpt.


Sono molte le storie di approfondimento sulle scelte di comunicazione di gruppi come Edison, che nella sua nuova campagna mette l’umanità al centro, cercando di cucire insieme temi sociali, ecologici e il digitale, come ci racconta Cristina Parenti, executive vp communication and external relations.
O Arexpo, che si rilancia con il rebranding in Principia. O ancora Mediolanum, che con il direttore commerciale, Stefano Volpato, segue le impronte e l’invito all’empatia del suo fondatore Ennio Doris, per affrontare la volatilità dei mercati e le difficoltà attuali con una prospettiva benefica e un’opportunità di lungo periodo.
Infine, mentre si avvia il finale di stagione, anche la Figc ripensa al suo modo di parlare a tifosi e non solo.












