All’apertura del Salone del Libro di Torino, Giuli ha toccato diversi temi caldi che riguardano la cultura. A cominciare dal rendere più funzionali gli incentivi per i consumi dei più giovani che hanno rimpiazzato la 18App. E sul cinema si dice disponibile al confronto
“Non è per niente da escludere che il MiC assuma un impegno più robusto nei confronti del Salone del Libro”. A dirlo il ministro della Cultura Alessandro Giuli, prendendo parte all’inaugurazione della manifestazione dal Lingotto di Torino.
La 18app non torna
Quella sugli investimenti per il Salone, non è stata l’unica direzione che Giuli ha tracciato per l’attività del suo dicastero. “La nostra volontà è procedere perché i giovani possano usare in maniera più proficua le Carte di Cultura e Merito”, ha detto, precisando che la App18 “non tornerà come è stata pensata all’origine”.
“Ci deve essere una riconfigurazione delle Carte che sia più spostata sul merito. Che cosa significa questo? Significa che nel 2025 vedremo gli effetti dell’impegno di spesa dei 34 milioni di euro per le biblioteche e la filiera del libro e anche, lasciatemelo dire, di una semplificazione regolatoria sulle attività di spettacolo dove si può e si dovrebbe incastonare la presenza di un’offerta di libri. Sono convinto che l’effetto moltiplicatore degli incentivi debba accompagnarsi all’effetto moltiplicatore della dinamicità”, ha aggiunto.
“Possiamo già immaginare che nel 2025 non risolveremo i problemi, però nella prossima legge di bilancio si cercherà di far sì che questa dotazione che oggi arriva attraverso un decreto convertito in legge diventi strutturale. Sono sicuro che non appena avremo misurato gli effetti positivi del decreto cultura potremmo essere altrettanto sicuri di poter dire: ‘bene, ora che abbiamo fatto il nostro dovere dal basso alziamo, ma non in maniera cieca e orizzontale, alziamo e semplifichiamo la capacità di accesso alla Carta Cultura partendo da pochi ma chiari e semplici requisiti di merito per i giovani. Quindi sostanzialmente la situazione è destinata a migliorare” ha spiegato il ministro.
Dialogo su libro e cultura
“I dati di vendita dei libri nel primo trimestre del 2025 hanno mostrato innegabili profili di criticità. Chiunque nasconda questa aspra verità se ne rende oggettivamente complice”, ha proseguito.
“E per il Mic non può e non deve andare così. Dal mio insediamento in poi, abbiamo riannodato e rafforzato i contatti con gli operatori del settore, con i quali è in atto un dialogo costante e, mi auguro, sempre più produttivo”.
“Ogni libreria che chiude, così come ogni casa editrice costretta a uscire dal mercato, rappresenta un fallimento materiale e immateriale. Un lutto culturale. Lo stesso principio vale per ogni sala cinematografica che chiude, così come per ogni impresa artistica che fallisce”.
“Uno scacco che interpella le nostre coscienze e muove il nostro senso di responsabilità”, ha proseguito.
“La sofferenza della creatività , la sofferenza dell’industria artistica italiana, a cominciare dalle maestranze di ogni ordine e grado, è costantemente monitorata da un ministero che ha la missione di tutelare, salvaguardare e promuovere il patrimonio e il lavoro culturale”, ha aggiunto ricordando che “in pochi mesi abbiamo fatto approvare in Parlamento una legge di sostegno alla cultura”.
“Siamo tuttavia consapevoli che per dirci finalmente soddisfatti il percorso da compiere è ancora lungo, e dunque resta aperto e sempre necessario un dialogo a largo raggio, in ogni campo, con tutte le realtà interessate e i corpi sociali che le rappresentano”, ha chiosato.
“Incontrerò, ho già incontrato, lo sapete, il mondo del libro, le rappresentanze, l’Aie. La legge sul libro è un percorso che riguarda il Parlamento, io posso sicuramente fare la mia parte, il ministero farà la sua parte”, ha detto ancora. “La centralità del Parlamento prevede che l’iniziativa debba essere condivisa dalle due Camere, ma sicuramente arriverà un momento in cui bisognerà porsi il problema di normare il mondo del libro nel modo più opportuno e su questo, statene certi, il Mic farà la propria parte” ha sottolineato il ministro.
Il nodo sul cinema
Non poteva mancare un riferimento più articolato al mondo del cinema, tema su cui il ministro è stato particolarmente interpellato negli ultimi giorni, con contestazioni e prese di posizioni da parte – oltre che della politica – di diversi esponenti del settore.
In particolare, a Giuli è stata indirizzata una lettera aperta – firmata da volti noti come Marco Bellocchio, Pierfrancesco Favino, Nanni Moretti, Gabriele Salvatores, Paolo Sorrentino o Giuseppe Tornatore, con associazioni di rappresentanza degli addetti – con la richiesta di arrivare a un incontro per ascoltare le richieste del settore e fermare le polemiche nei confronti di chi ha espresso critiche al suo operato del ministero, come Elio Germano Geppi Cucciari.
“Servono ponti, serve confronto”, ha commentato Giuli, a margine dell’inaugurazione del Salone del libro, citando anche alcune dichiarazioni da Cannes dello stesso Favino. “Non ho mai negato né negherò dialogo e confronto civile con chiunque abbia bisogno di un confronto da parte del MiC, abbia bisogno di rassicurazioni, di certezze in un sistema complicato, di fronte a problemi che si possono e si devono risolvere insieme”. “Non mi interessano le firme, pro o contro, mi interessano i ponti”, ha detto ancora Giuli.












