Cimabue svelato dal nuovo Volume d’Arte Menarini firmato da Miriam Fileti Mazza

Condividi

Il pittore di fine Duecento al centro di un week end di cultura ad Arezzo

Quest’anno è toccato a Cimabue essere raccontato dal Volume d’Arte Menarini, Pacini Editore. Firmato Miriam Fileti Mazza, ricercatrice confermata a ‘Storia dell’Arte e Archeologia’ presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, il testo fa parte di una produzione culturale iniziata nel 1956 dal gruppo farmaceutico che fa capo alla famiglia Aleotti, Lucia e il fratello Alberto Giovanni, anche quest’anno presenti alla conferenza di presentazione del lavoro.

“Un eccelso precursore del Rinascimento, autore di opere che spianarono la strada a una rappresentazione del sacro molto più realistica e umana che in passato”, la sintesi con cui viene descritto il grande maestro che ha lavorato tra la fine del 1200 e il 1300, nella breve scheda di presentazione dell’evento, organizzato ad Arezzo.
Nella chiesa gotica di San Domenico, sopra all’altare maggiore, c’è il famoso crocefisso, considerata la prima opera di Cimabue, databile intorno al 1270.
Su crocifisso di legno sagomato, dipinto a tempera e oro, la professoressa Fileti Mazza ha tenuto una interessante lezione per i 150 ospiti di Menarini (tra cui un gruppo di una quarantina di giornalisti) che dopo il racconto su Cimabue hanno potuto ascoltare anche la storica dell’arte, Liletta Fornasari, sulla storia della basilica.

Miriam Fileti Mazza, autrice del libro su Cimabue, con Valeria Speroni Cardi, direttrice comunicazione e relazioni esterne del Gruppo Menarini

Il libro

Intitolato semplicemente ‘Cimabue’, il libro – 270 pagine di carta patinata pesante su cui la ricchissima documentazione iconografica, fatta di grandi foto a tutta pagina, ha un risalto eccezionale -, è diviso in sei capitoli per costruire un racconto che serve per capire le origini e l’importanza dell’opera dell’artista, della cui storia si conosce pochissimo.

Un lavoro molto impegnativo che spazia dal primo capitolo in cui la professoressa Fileti Mazza affronta ‘Prima dell’inizio e i contemporanei’, per poi passare al secondo ‘Per una nota biografica’, dove costruisce via via il contesto in cui Cimabue ha vissuto e lavorato.
Il terzo capitolo ‘Il racconto della fede’, introduce come “L’arte di Cimabue è la figurazione emblematica per eccelenza del Cristianesimo. I temi iconografici della Madonna in trono col Bambino e della Crocifissione occupano le uniche rappresentazioni nelle varianti che l’artista elaborò durante il corso della sua professione”, parole a cui foto di particolari del crocefisso di Arezzo a tutta pagina fanno da esempio, mentre la storica dell’arte si cimenta nel confronto del Crocefisso di Cimabue di Arezzo con quello di Santa Croce a Firenze , disgraziatamente molto rovinato per gli effetti dell’alluvione del 1966.
Il quarto capitolo documenta “gli affreschi della Basilica di San Francesco in Assisi”, dove Cimabue ha lasciato grande testimonianza del suo lavoro, che la professoressa analizza in modo dettagliato.
Il capito quinto è dedicato a ‘La fortuna visiva del mondo medievale’, quando i collezionisti dalla fine del settecento iniziarono ad apprezzare le opere d’arte del Duecento e Trecento.
E infine il sesto ‘L’eredità giottesca’, in cui la professoressa racconta di come Giotto, allievo di Cimabue, abbia oscurato il valore del suo maestro che ha invece costituito “la premessa irrinunciabile del rinnovamento giottesco”.

Menarini e l’arte

Cimabue è l’ultimo della lunga serie di Volumi d’Arte dedicati agli straordinari capolavori italiani di artisti, Botticelli, Caravaggio, Leonardo da Vinci, Raffaello, per citare i più famosi della vasta collezione targata Menarini che gli azionisti e membri del board del gruppo farmaceutico (4,603 miliardi di euro di fatturato consolidato, più di 17.000 dipendenti, 9 centri di Ricerca e Sviluppo), Lucia e Alberto Giovanni Aleotti realizzano per “coltivare la bellezza come parte della vita quotidiana”, contribuendo da più di mezzo secolo con queste monografie, come dichiarano, “ad avvicinare all’arte anche chi non pensava di potersene innamorare”.

Nel corso degli anni la vocazione artistica del Gruppo si è evoluta con il progetto multimediale Menarini Pills of Art, brevi video pillole in cui esperti del settore raccontano aneddoti e curiosità delle opere protagoniste dei Volumi d’Arte Menarini, disponibili sul canale YouTube della casa farmaceutica in otto lingue, per tutti i referenti del gruppo nel mondo.

Arezzo tra passato e presente

Cimabue dunque protagonista della presentazione del libro, ma anche tramite del rapporto speciale che gli organizzatori di Menarini hanno voluto creare per i loro ospiti con la città di Arezzo che ha giocato la sua parte in questo week end culturale di maggio. Arezzo, città antichissima con testimonianze di età preistorica, fu importante insediamento etrusco, e poi presidio romano, adesso è nota soprattutto per la produzione d’oro. Poco promossa al contrario come luogo di importanti testimonianze architettoniche e di opere d’arte. Come per esempio la basilica di San Francesco che conserva i famosi affreschi la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, la casa museo di Giorgio Vasari, la basilica di San Domenico, la Piazza Grande, con il Palazzo della Fraternita dei Laici dove si è tenuto l’aperitivo cena offerto da Menarini.

Per arrivare ai tempi moderni Arezzo mostra con orgoglio le testimonianze dei set de ‘La vita è bella’, il film di Roberto Benigni, grande successo internazionale con tre premi Oscar. Mentre un altro attore, che ha lavorato in città, Leonardo Pieraccioni il 23 maggio sarà in teatro con lo spettacolo benefico ‘Vinca il migliore’, per una raccolta fondi a favore dell’Associazione ‘Solidarietà in Buone Mani’ di cui è presidente Don Giuliano Faralli.
Ma il personaggio del momento, più citato dagli aretini, è Patrizio Bertelli, il presidente del Gruppo Prada, che ha deciso di investire nella sua città natale per salvare o riqualificare luoghi iconici che rischiano l’abbandono, come ad esempio il Caffè dei Costanti, di fronte alla basilica di San Francesco, anche lui immortalato nel film di Benigni e chiuso dal novembre del 2021.

Nella foto d’apertura: Alberto Giovanni Aleotti, Miriam Fileti Mazza, Liletta Fornasari, Lucia Aleotti (foto Ufficio stampa Menarini)