La commissaria dell’Agcom scrive perché il reclutamento di personale in un’Autorità indipendente è un tema cruciale, che richiede scelte coerenti con i principi di trasparenza, merito e indipendenza.
di Elisa Giomi*
Agcom svolge un ruolo centrale nella vita economica, democratica, sociale e culturale del Paese. La sua efficacia ed autorevolezza dipendono anche e soprattutto dall’elevata specializzazione e professionalità del personale, che è chiamato ad assicurare imparzialità e competenza tecnica, come previsto dalla legge istitutiva delle Autorità di settore.
In questi giorni, due delle cinque sigle sindacali di Agcom, SIBC CISAL e FIRST CISL, hanno sollevato perplessità su alcune scelte in materia di selezione del personale, segnalando nel loro comunicato un “disinvolto ricorso ai reclutamenti per chiamata diretta”, foriero di potenziali effetti negativi sulla percezione pubblica dell’Autorità.
Il comunicato è stato ripreso da testate come Repubblica e Dagospia (poi gli articoli sono stati rimossi), suscitando una rinnovata attenzione sull’argomento.
Secondo i sindacati, dall’ottobre 2020, quando si è insediata la consiliatura di cui faccio parte, sarebbero state effettuate oltre 30 assunzioni tramite chiamata diretta, con l’intenzione di procedere ad altre 20 unità e possibile stabilizzazione nel 2026. Senza entrare nel merito della dialettica sindacale, ritengo doveroso ribadire – come fatto in più occasioni sin dall’inizio del mandato – la mia contrarietà a certe politiche assunzionali dell’Autorità e l’importanza di orientarle a criteri trasparenti, aperti e fondati sulla comparazione dei titoli e delle competenze.
Il mio intento è esercitare, nel rispetto delle funzioni che mi sono affidate, un dovere di vigilanza e responsabilità verso le modalità con cui vengono interpretate e attuate le norme in materia di reclutamento. Potenziare l’imparzialità e contendibilità delle procedure è, a mio avviso, fattore di tutela e valorizzazione della stessa Agcom e del ruolo che essa svolge a garanzia dell’interesse pubblico.
IL primato del concorso pubblico
Da accademica, prima ancora che da componente di un’Autorità indipendente, ho sempre sostenuto il primato del concorso pubblico quale strumento di selezione imparziale e meritocratica. D’altra parte, è lo stesso regolamento sul trattamento giuridico ed economico del personale di cui si è dotata Agcom a privilegiare questa forma di reclutamento, stabilendo che le altre debbano costituire eccezioni e non la regola.
Durante l’attuale consiliatura, tuttavia, si è fatto ampio ricorso a strumenti come mobilità, comandi, chiamate dirette e procedure selettive riservate. Sono strumenti previsti dall’ordinamento, ma ritengo che dovrebbero essere impiegati con misura e in modo coerente con gli standard di trasparenza e contendibilità, anche per assicurare che il personale così assunto – spesso proveniente da altri settori della Pubblica Amministrazione, cui si accede con criteri meno stringenti – presenti l’elevato livello di competenza richiesto dalle Authority.
In particolare, sarebbe auspicabile che anche i comandi venissero gestiti con modalità selettive e pubbliche, per evitare percezioni di scelte personalistiche, rafforzare la fiducia dei dipendenti e degli interlocutori esterni, e non ultimo garantire maggiore coerenza con la missione istituzionale di Agcom.
Nel corso del mandato si è inoltre consolidata la prassi – non riscontrabile in termini analoghi nelle consiliature precedenti – di stabilizzare, cioè assumere a tempo indeterminato, il personale degli staff dei Commissari, inizialmente reclutato dagli stessi tramite chiamata diretta in quanto si tratta di incarichi fiduciari. Una volta stabilizzato, questo personale viene migrato dagli staff alle unità operative di Agcom, e sostituito dentro gli staff per mezzo di nuove assunzioni a chiamata.
Non contesto la legittimità degli incarichi fiduciari per i componenti di staff, che io stessa ho conferito, ma ritengo che tale processo di avvicendamento rischi di alimentare in modo surrettizio l’immissione nei ruoli di Agcom di personale legato ai Commissari, attraverso selezioni non competitive, perché chiuse e non pubbliche.
In coerenza con questa visione, ho espresso voto contrario alla recente procedura che ha portato alla stabilizzazione di 13 unità provenienti dagli staff, pur essendo consapevole che avrebbero potuto parteciparvi anche alcuni miei collaboratori. Proprio per riconoscere e valorizzare il loro merito, ritenevo preferibile una selezione realmente premiante e aperta a candidati esterni.
Analogamente, ho espresso la mia contrarietà all’utilizzo del comando anche nel caso che riguardava una figura professionale di valore del mio staff, vincitrice di concorso presso altra Autorità, e che si proponeva di riportare in Agcom. Ho ritenuto coerente non avallare questa procedura accelerata, che poteva apparire in contrasto con i principi di trasparenza e parità di trattamento da me fortemente condivisi, nonché essere interpretata come funzionale ad attenuare la mia posizione critica rispetto a tale prassi.
Le mie posizioni, espresse con costanza e nel rispetto del mio ruolo istituzionale, mi sono costate anche attacchi e pressioni personali.
Nel corso degli anni, ho chiesto sistematicamente che ogni riorganizzazione fosse accompagnata da criteri chiari per la selezione e la rotazione dei dirigenti responsabili, affinché gli incarichi rispondessero a logiche meritocratiche e non si riducessero a un semplice avvicendamento interno.
Ho anche espresso pubblicamente riserve rispetto alla gestione delle consulenze esterne, auspicando un maggior ricorso a procedure eque e comparative, in luogo di incarichi diretti o fondati su reti relazionali.
Quanto ai concorsi pubblici, l’iter è stato lungo e complesso: ci sono voluti quattro anni per bandire selezioni per profili fondamentali nel settore delle piattaforme, dei media digitali, dell’IA. Tuttavia, anche su questi bandi ho sollevato rilievi, tra cui la previsione di criteri di equivalenza tra esperienze interne ed esterne non sempre giustificabili alla luce delle specificità dei profili che cercavamo, della presenza di interpelli e della composizione delle commissioni.
In tutto questo percorso, non sono mancati momenti di forte isolamento. Le mie posizioni, espresse con costanza e nel rispetto del mio ruolo istituzionale, mi sono costate anche attacchi e pressioni personali. Ribadisco tuttavia la determinazione a difendere il diritto-dovere di mettere in trasparenza valutazioni critiche quando in gioco vi sono l’autorevolezza dell’istituzione, l’equità dell’accesso e la qualità del servizio pubblico.
Elisa Giomi*
*Commissaria AgCom e Sociologa dei media Roma Tre












