Wendy McMahon, CEO CBS News

Scontro con l’amministrazione Trump: si dimette la ceo di CBS News

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Un’altra figura chiave della stampa americana lascia il campo sotto la crescente pressione politica di Donald Trump. Wendy McMahon, a capo di CBS News, si è dimessa nella giornata di ieri, lunedì 19 maggio, citando in una nota interna “disaccordi sul percorso da seguire” e accennando a mesi “difficili”, senza menzionare esplicitamente lo scontro in corso con l’ex presidente. Ma il contesto è chiaro.

Il caso “60 Minutes”

Tutto parte da una puntata di “60 Minutes” andata in onda nell’ottobre 2023, che includeva un’intervista esclusiva alla vicepresidente Kamala Harris. Secondo Donald Trump e i suoi legali, il segmento sarebbe stato manipolato attraverso un montaggio ingannevole con l’obiettivo di favorire la narrazione dell’amministrazione democratica e danneggiare la sua immagine in vista del clima elettorale.

In particolare, Trump ha accusato CBS di aver omesso passaggi chiave che, a suo dire, avrebbero mostrato debolezze e contraddizioni nella leadership di Harris. La sua squadra ha presentato una causa legale contro la rete, citando il Texas Deceptive Trade Practices Act, una legge nata per tutelare i consumatori da pratiche ingannevoli — un uso giudicato da molti esperti “creativo” se non del tutto pretestuoso e privo di basi legali solide.

CBS ha difeso pubblicamente il servizio, affermando che l’intervista è stata montata secondo le prassi giornalistiche standard, con trasparenza editoriale, e ha fornito la trascrizione completa dell’intervista alla FCC, per smentire ogni accusa di manipolazione. Nella versione completa non emergerebbero alterazioni sostanziali del contenuto.

Secondo fonti interne, questa battaglia legale ha messo la redazione di “60 Minutes” in rotta di collisione con i vertici aziendali di Paramount Global, la società madre, impegnata nel frattempo in una delicata trattativa per la fusione con Skydance Media. Il timore era che l’azione legale di Trump potesse ostacolare il processo di approvazione presso la FCC, organo a cui l’ex presidente — e possibile futuro capo di nuovo — ha già lanciato segnali di controllo politico.

La dirigenza di Paramount, preoccupata per le ricadute industriali, avrebbe avviato colloqui di mediazione con Trump, esplorando persino la possibilità di un accordo o di scuse ufficiali. A questo punto si è generata una frattura interna: Wendy McMahon e Bill Owens, leader rispettivamente di CBS News e “60 Minutes”, avrebbero opposto un fermo no a qualunque forma di concessione editoriale, rifiutando persino l’idea di chiedere scusa per un’inchiesta ritenuta corretta e giornalisticamente solida.

Il doppio addio di Owens e McMahon, in pochi mesi, ha alimentato tra i giornalisti CBS il timore di una “purga” interna. Alcuni vedono nella loro uscita un segnale preoccupante di resa da parte dell’azienda davanti alle pressioni politiche, e di un indebolimento dell’indipendenza giornalistica in nome di logiche di business.

La commissaria democratica dell’FCC Anna Gomez ha definito l’episodio “allarmante”, accusando gli azionisti di voler silenziare i giornalisti “solo perché il loro lavoro può mettere a rischio le ambizioni aziendali”.

Il caso CBS si inserisce così in un contesto più ampio: la battaglia tra Trump e la stampa libera. Una battaglia in cui, sempre più spesso, a pagare il prezzo della resistenza sono proprio coloro che dovrebbero garantire il diritto all’informazione indipendente.