Social media manager: ora esistono anche per la Pubblica Amministrazione

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E’ appena andata in Gazzetta Ufficiale la legge che riconosce la nuova figura dei comunicatori digitali nella Pa. Permetterà di regolarizzare 20 mila addetti già nei ranghi degli uffici pubblici e di procedere a nuove assunzioni mirate

Un altro passo verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è stato completato: dal 14 maggio – giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale – gli esperti di comunicazione basata sulle reti sociali e i digital manager hanno fatto il loro ingresso negli organigrammi della burocrazia pubblica italiana.
Al fine di rafforzare il processo di transizione digitale, di sfruttare al meglio e nel modo corretto l’applicazione delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, e di migliorare la qualità dei servizi destinati alle imprese e ai cittadini nonché la necessaria partecipazione dei cittadini stessi alla gestione delle politiche pubbliche, le pubbliche amministrazioni possono individuare, tra il personale in servizio e nell’ambito delle nuove assunzioni autorizzate a legislazione vigente, la figura professionale del social media e digital manager, con compiti di elaborazione di strategie comunicative specifiche per i social media, in conformità agli obiettivi istituzionali, anche fatte salve le attuali competenze, e di gestione delle piattaforme di reti sociali telematiche”.

Francesco Di Costanzo


Per inserire questi 800 caratteri (spazi inclusi) nell’ordinamento italiano ci sono voluti due commi (9-novies e 9-decies) aggiunti all’ultimo momento, ossia nel testo finale approvato dalle Camere delle Legge 9 maggio 2025 n. 69 che è a sua volta l’atto di conversione in legge, con modifiche, del Dl 14 marzo 2025 n. 25 che riguarda alcune disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle amministrazioni pubbliche. E soprattutto ci sono voluti dieci anni di tempo. “E’ infatti da dieci anni che come PA Social e FID, Fondazione Italia Digitale lavoriamo per raggiungere questo risultato”, commenta Francesco di Costanzo che di PA Social e FID è fondatore e presidente e che del tema della digitalizzazione della PA ha fatto il centro della sua attività: dall’associazione PA Social alla testata giornalistica Digitalepopolare.it alle docenze presso la Luiss e l’università di Camerino.


“E’ un passaggio importante, la nuova legge – continua Di Costanzo – non solo perché aumenterà il tasso di digitalizzazione e la qualità dei servizi della Pa, perché queste figure nei ranghi della burocrazia italiana, nazionale e locale, ci sono già da tempo e finalmente hanno un vero riconoscimento professionale, ma perché segnala un cambio di approccio culturale. Riconoscere queste nuove professionalità significa legittimarle e dar loro un nome e un cognome, mentre finora hanno operato con un metodo “creativo” in vari uffici e inquadramenti. Ci sono circa 20 mila dipendenti nel settore pubblico, a diversi livelli, che si dedicano oggi a declinare la comunicazione delle pubbliche amministrazioni sulle piattaforme digitali e che da anni si impegnano per offrire servizi, informazioni, dialogo e interazione. Adesso il lavoro continua per delineare percorsi, inquadramento e modelli organizzativi con l’integrazione delle varie figure professionali coinvolte. Anche in vista delle prossime assunzioni”.


Secondo i dati forniti dall’Associazione Nazionale Social Media Manager, in Italia operano oltre 73mila professionisti nel settore della comunicazione digitale, di cui più di 15mila freelance attivi su LinkedIn. Ma la Pa, non prevedendo la mansione di comunicatore digitale, non poteva nemmeno procedere ad assunzioni mirate. I social media manager di fatto che lavorano oggi negli organici pubblici sono in sostanza figure che la Pa ha trovato già al suo interno ma impegnate in altre mansioni, sia che si trattasse di addetti stampa che dipendenti provenienti dai ruoli più diversi che anche consulenti esterni contrattualizzati.


La presenza di competenze digitali ufficiali permetterà, si spera, alla Pa di fare un ulteriore salto di qualità nei suoi percorsi di digitalizzazione. Che allo stato attuale non è più una questione di semplici investimenti tecnologici, di dotarsi di hardware e software aggiornati, ma di ingranare la marcia di una vera rivoluzione digitale, quella che riguarda il modo di pensare, di operare e, alla fine, l’organizzazione del lavoro, che ancora non si è davvero vista.

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