La politica di scena alla Scala

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Presentata a Milano la nuova stagione del Teatro alla Scala, con il nuovo sovrintendente Fortunato Ortombina, il presidente della Regione Attilio Fontana, il sindaco di Milano Giuseppe Sala

Gianmarco Mazzi, sottosegretario al ministero della Cultura, ha aperto dando molti numeri. Fra questi, i 326 milioni di euro stanziati dal Ministero per il 2024.
È anche così che si pesa l’attenzione del governo per il Teatro alla Scala, che ha presentato stamattina la nuova stagione 2025-26. La prima firmata dal nuovo sovrintendente Fortunato Ortombina. Ma l’attenzione si misura pure sul fatto che mai come oggi all’inaugurazione sono intervenuti tanti politici, a partire dal presidente della Lombardia Attilio Fontana e – ovviamente – dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, che della Scala è presidente. “L’opera – ha detto Mazzi – è presidio della lingua italiana nel mondo, e bisogna fare sistema perché il suo profumo si diffonda ovunque”.
Dal mondo a Milano: il sindaco ha rivendicato la città come “caposaldo politico culturale del Paese”. Non rinnovato Dominique Meyer per raggiunti limiti di età (ma forse la nuova norma potrebbe essere rivista…), scelto il mantovano Ortombina, arrivato dalla Fenice di Venezia: adesso le carte sono pronte per potersi fare pubblicamente vanto della primazia scaligera.
E per guardare avanti, perché un terzo del pubblico totale (che fa registrare un 90% di occupazione della sala: percentuale altissima) è rappresentato da under 35, gli spettatori giovani cui il teatro dedica diverse iniziative, a partire dalla primina che anticipa l’inaugurazione del 7 dicembre.


Vasily Barkhatov

Anche i titoli della stagione hanno d’altra parte valenza politica. A partire dall’opera di Sant’Ambrogio: ‘Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk’ di Sostakovic: due anni di grandi successi, dopo il debutto, ma poi nel 1936 Stalin decise di censurarla e fece uscire sulla ‘Pravda’ un articolo che parlava di caos e frenesia musicale, oltre che di gusti pervertiti. Dovranno passare quasi 30 anni, e il dolore del compositore, scomparso esattamente mezzo secolo fa, che smise di dedicarsi all’opera, perché ritornasse in vita con una seconda versione.
La ‘Lady Macbeth del distretto di Mcensk’ che si vedrà il 7 dicembre avrà la regia del russo Vasily Barkhatov. Mentre sul podio – per la sua 12esima inaugurazione di stagione – tornerà Riccardo Chailly, in questa che sarà la sua ultima stagione scaligera come direttore musicale. “Ma non ho nostalgia, vedo davanti a me un percorso che va avanti”, dice il maestro.

Riccardo Chailly


Il suo posto sarà preso (è stato anticipato, ma Ortombina rimanda a luglio le presentazioni ufficiali) dal coreano Myung-Whun Chung, che intanto nel giugno 2026 dirigerà all Scala una ‘Carmen’ con la regia di Damiano Michieletto.
Al posto di Myung-Whun Chung si era parlato di Daniele Gatti, il quale ha così annunciato di rinunciare a dirigere il previsto ‘Pelléas et Mélisande’, che il prossimo maggio andrà invece in scena con la direzione di Maxime Pascal, per la regia di Romeo Castellucci, debuttante al Piermarini.

Fra gli altri titoli, ecco tornare ‘Nabucodonosor’, che ribadisce – diretto da Chailly – la valenza politica di questa stagione, con un allestimento che si annuncia anche “meno prevedibile del solito”, affidato al giovane Alessandro Talevi. D’altra parte, a proposito di ‘Nabucco’ (che sarà cantato da Luca Salsi, con l’Ismaele di Francesco Meli e la Abigaille di Anna Netrebko), Ortombina spiega che mentre i francesi hanno Victor Hugo, i russi Dostoevskij: “In Italia la letteratura nazionale non è rappresentata da Alessandro Manzoni, ma da Giuseppe Verdi“.

Fabrizio Zappi (Foto Ansa)

Al tavolo della presentazione della nuova stagione, c’era infine la Rai, rappresentata dal direttore di Rai Cultura Fabrizio Zappi, che ha ricordato come il prossimo 7 dicembre saranno 10 anni che Rai Uno manda in prima serata la prima della Scala: operazione coraggiosa rivolta al grande pubblico, a testimonianza che “l’opera è il miglior ponte fra passato e presente”.

Quanto al futuro, conclude il sovrintendente: “Il mio sogno è che fra pochi anni non ci sia un milanese che non sia mai entrato alla Scala”.