Pubblicazione dei correttivi per il tax credit al cinema e ripresa del dialogo tra il governo e il settore, dopo settimane di tensioni, contestazioni e attacchi nemmeno troppo velati. E’ la sintesi di quanto accaduto il 6 giugno, con il grande schermo protagonista.
Tax credit: cosa cambia
Con la pubblicazione sul sito del MiC, è entrato in vigore il decreto interministeriale di riforma delle agevolazioni fiscali per il settore.
Il provvedimento, spiega il ministero della Cultura in una nota, va a modificare i criteri di assegnazione e riconoscimento del tax credit per le aziende cinematografiche e dell’audiovisivo, “correggendo alcune distorsioni e inserendo maggiore equità, efficienza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse pubbliche”.
Il decreto, oltre a rimodulare i requisiti da soddisfare per la richiesta del credito d’imposta per le opere cinematografiche, televisive e web, documentari, animazione, cortometraggi e videoclip, introduce due nuovi obblighi per i beneficiari di tale misura fiscale.
Il primo riguarda la trasparenza delle spese di produzione: per una maggiore tracciabilità dei costi, le fatture, i documenti di spesa e la documentazione attestante i pagamenti di importo superiore ai 1.000 euro dovranno ora riportare obbligatoriamente l’indicazione del titolo dell’opera a cui si riferiscono.
Prima era sufficiente l’attestazione del revisore dei conti della società produttrice per annoverare il costo tra quelli imputabili alla produzione di un’opera cinematografica.
Il secondo concerne l’obbligo per il produttore beneficiario del credito di imposta a reinvestire entro cinque anni dal suo riconoscimento una quota dei proventi dell’opera nello sviluppo, nella produzione o nella distribuzione in Italia e all’estero di una o più nuove opere difficili, ossia: documentari; cortometraggi; opere prime e seconde; opere di giovani autori; opere di animazione non in grado di attrarre risorse finanziarie significative dal settore privato; con un costo di produzione inferiore ai 3.500.000 euro, ridotto a 1.000.000 euro per i documentari e 200.000 euro per i cortometraggi.
Sono inoltre classificate come opere difficili sia i film che hanno ottenuto contributi selettivi, sia i film con un costo di produzione inferiore ai 3.500.000 euro, sia i film distribuiti in meno del 20% degli schermi attivi e che, in tutti e tre i casi, non siano in grado di attrarre risorse finanziarie significative dal settore privato.
Il decreto, inoltre, modifica i requisiti di circuitazione per accedere ai contributi selettivi e introduce la sanzione dell’esclusione per cinque anni dal tax credit per i beneficiari colpevoli di dichiarazioni mendaci, omessa documentazione o falsa documentazione o inadempienti riguardo l’obbligo di reinvestimento in opere difficili.

Riparte il dialogo tra Governo e settore
In mattinata era ripartito il dialogo tra il Mic e il settore, con un incontro tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e le maestranze del cinema, alla presenza del direttore della Direzione generale Cinema, Nicola Borrelli e della sottosegretaria con delega al cinema Lucia Borgonzoni.
La priorità era ricucire lo strappo sempre più lacerato sulla crisi “strutturale e culturale” che, dicono i lavoratori del comparto, da quasi due anni investe il cinema italiano.
“Il dialogo e il confronto prevalgono sempre sulla sterile contrapposizione e sui pregiudizi”, la presa d’atto del ministro Alessandro Giuli. “Possiamo seppellire l’ascia di guerra” le parole del rappresentante delle maestranze che aderiscono al comitato ‘Siamo ai titoli di coda’, composta tra gli altri da Claudio Santamaria, Giuseppe Fiorello, Andrea Occhipinti, Stefano Massenzi, Corrado Azzollini, Simonetta Amenta, Stefano Rulli, Vittoria Puccini e Dario Indelicato.


La volontà di collaborare c’è, tanto che – rileva Ansa – le parti hanno anche deciso di condividere e sottoscrivere un comunicato finale congiunto sull’incontro.
Al tavolo, il Ministero ha portato, oltre al decreto correttivo del tax credit, la promessa di un aumento del personale della Dgca necessario ad esaminare più celermente le richieste di accesso al beneficio, la disponibilità a trattare per dare un bonus ai lavoratori in difficoltà per il blocco delle produzioni e sull’abbassamento del numero delle giornate necessarie per il calcolo dell’anzianità contributiva. E il riconoscimento, ha detto il portavoce di ‘Siamo ai titoli di coda’, “che c’è stato un rallentamento del tax credit che ha generato difficoltà al settore”.
Non che attori, registi, autori e lavoratori abbiano rinunciato a stigmatizzare i toni usati dal governo nei confronti del settore. “E’ fondamentale per noi sottolineare che il decreto correttivo del Tax credit è una bella notizia, ma non è sufficiente. L’assemblea continuerà a tenere una sana pressione democratica sia sui contenuti che sulla narrazione da parte di alcuni esponenti del governo, che è stata violenta”, ha concluso il regista Andrea Segre.











