Google inizia a collaborare e sperimentare misure di contrasto alla pirateria con Agcom, e Bing (un browser che potrebbe fare un delisting delle soluzioni illegali dalle proprie attività di search) si è aperta un po’ più produttivamente al dialogo con l’Authority. Cloudfare, invece, il content delivery network Usa, è tra i soggetti rilevante che ancora rimane su posizioni di principio e ‘resiste’, sul tema critico delle azioni tese a fermare subito, attraverso la piattaforma Piracy Shield, chi guarda contenuti video legati al calcio live violando il diritto d’autore.
Pirati e Parma
Un titolo generico, ‘Pirateria fenomeno da combattere’, per un convegno che però ha proposto anche qualche novità molto importante sul tema critico e delicato della fruizione illegale di contenuti a pagamento nel corso penultima giornata del Festival della Serie A di Parma. Moderatore Luciano Mondellini di Calcio e Finanza, sono ancora una volta scesi in campo contro i pirati l’ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo, e quindi Federico Bagnoli Rossi di FAPAV (l’associazione più impegnata nella lotta) e infine Benedetta Liberatore (responsabile direzione servizi digitali) di Agcom.

Il Paese ‘peggiore’ ha legge e strumenti migliori
De Siervo ha sintetizzato così lo stato dell’arte su questo fronte esiziale per la industry del calcio. “Siamo il Paese peggiore del mondo per inclinazione alla pirateria, ma siamo pure quello che ha adottato una legge e gli strumenti legali e tecnologici (la piattaforma Piracy Shield) più efficaci per lottare. E oggi, step ancora successivo, è partita pure l’azione di repressione della Guardia di Finanza che ha colpito direttamente i primi 5000 pirati. S’inizia con il convocarli in caserma e comminargli una multa leggera, una sorta di cartellino giallo. Ma se queste persone reitereranno il reato saranno bastonati con un’ammenda da 5000 euro, mentre per tutti i ‘reseller’ vale già da sempre la possibilità di agire penalmente contro di loro”. Di più, in questi mesi una serie di sentenze importanti hanno dato torto a tutti i soggetti ‘renitenti’ a seguire le indicazioni di Agcom.

Il tema culturale
Questo il quadro, con Bagnoli Rossi e lo stesso De Siervo che hanno rimarcato come ci sia certamente anche un problema culturale da superare. I pirati italiani, nella maggior parte dei casi non attivano gli abbonamenti illegali per mancanza di risorse o perché hanno un reddito basso o insufficiente a garantirgli di soddisfare la loro passione per il calcio live. Ma perché non hanno la percezione di commettere un reato che, ha rimarcato l’ad della Lega, “sottrae risorse vitali alla industry e può uccidere la Serie A”.

Stefano Azzi – ad di Dazn – chiamato a testimoniare da De Siervo, ha sottolineato quanto sia importante per i broadcaster che l’azione contro i pirati acceleri e diventi ancora più efficace.
In arrivo il nuovo studio di FAPAV
Bagnoli Rossi ha dato appuntamento al 18 giugno, a Roma, quando l’associazione che guida presenterà gli esiti della ricerca più aggiornata sul fenomeno. A tendere, inoltre, oramai è ufficiale, l’azione di dissuasione di Piracy Shield si allargherà anche ai contenuti audiovideo nei settori contigui della tv e del cinema.
La svolta?
La compagine degli attori del sistema che oggi collabora a Piracy Shield comprende anche tutti gli ISP che quando nacque la piattaforma protestavano. “Sono 350 gli Internet Service Provider che oggi supportano fattivamente e diligentemente Piracy Shields” ha spiegato Liberatore.
Che ha spiegato come l’Italia sia diventata dal punto di vista della lotta alla pirateria una sorta di ‘best practice’, con un modello complessivo – leggi, strumenti tecnologici, organi di controllo – imitato anche in altri Paesi. E che ha avuto di fatto una sorta di imprimatur europeo.
L’Agcom ha sempre aggiornato Bruxelles sugli strumenti legali e tecnologici attivati per contrastare la pirateria. E anche in sede europea si è sottolineata la necessità di agire rapidamente con gli spegnimenti e le interruzioni delle fruizioni pirata come essenziale elemento del pacchetto di interventi di contrasto.

Ora si tratta di portare a collaborare anche ‘Big Tech’, magari anche iniziando a rompere la compattezza di una compagine di soggetti con funzioni e ruoli differenti che però difende generiche posizioni libertarie e di principio. E a quanto pare qualcosa si muove in positivo.
Google ha sperimentato con Agcom le attività di contrasto alla pirateria in occasione dell’ultima giornata di campionato, mentre giocavano in contemporanea le partite decisive per il titolo il Napoli in casa con il Cagliari e l’Inter a Como. Il feedback che arriva dal segnalatore viene inviato a Google che interviene. Il meccanismo funziona. E ora in Agcom contano sul fatto che la sperimentazione diventi prassi.











