Una presa di posizione allarmata, poi le rassicurazioni del ministro dello sport Andrea Abodi hanno in parte rasserenato gli animi. La Serie A si è mossa e ha detto subito la sua sulla bozza per la riforma della vendita dei diritti tv nel calcio allo studio del Governo della quale ieri sono trapelati i primi dettagli.
La prima reazione, dopo un consiglio Federale, era stata quella di ribadire la propria contrarietà, “con fermezza”, parlando di un disegno di legge “predisposto senza che vi sia stata alcuna interlocuzione preventiva con la Lega stessa” e appreso “solamente tramite gli organi di stampa”
Tra le contestazioni, il presidente Ezio Simonelli ha puntato il dito contro “qualsiasi forma di incremento della mutualità esterna che vada a sottrarre ulteriori risorse fondamentali allo sviluppo e alla sostenibilità della Serie A”.
Il massimo campionato “già peraltro contribuisce al sostegno delle categorie inferiori nella misura del 10% dei diritti audiovisivi”, ha ricordato Simonelli, rinnovando l’allarme sul “dilagante fenomeno della pirateria audiovisiva”, quantificando il oltre 300 milioni di euro le perdite annue.
Abodi: Serie A interlocutore
A cercare di ricomporre la potenziale spaccatura è poi intervenuto il ministro Andrea Abodi, parlando con i cronisti in Transatlantico. “La questione dei diritti nel dl Sport? C’è un clamoroso equivoco”, il suo punto di vista. “Quello che è uscito, in maniera irrituale, è una prima bozza tecnica che è stata condivisa con i ministeri cointeressenti, per il loro contributo, nell’ambito di un percorso lungo, che dura un anno, che è quello della legge delega”, ha spiegato.
“Non c’è nessun blitz – ha voluto rimarcare -, è stato espresso un giudizio su qualcosa che è uscito in modo irrituale e improprio, sapendo o facendo finta di non sapere che è una prima bozza tecnica nostra, con temi affrontati in modo innovativo, penso all’ipotesi eventuale di una cessione anche a un solo operatore, che oggi non è prevista”.
Abodi, nelle dichiarazioni riprese da AdnKronos, ha ribadito che si tratta di “uno schema che parte all’esterno dalla condivisione e dal confronto con i portatori di interessi e la Lega è un interlocutore primario”.
“Tutta quella reazione è frutto di un equivoco o di aver fatto finta di non aver compreso di cosa si trattasse. Se mi avessero chiamato prima avrei spiegato che stavano andando fuori strada. La norma sui diritti fa parte della legge delega”.
“Non abbiamo ancora iniziato la strada e già si giudica l’arrivo”, la sua conclusione.
La Serie A: noi unici interlocutori su bilanci club
A chiudere il confronto a distanza è stata una seconda nota della Serie A, con la presa d’atto delle dichiarazioni di Abodi e le sue parole di chiarimento. “La Lega Serie A confida, anzi ne è certa a questo punto, di essere interlocutore unico per discutere di questioni che vanno a incidere direttamente sui bilanci delle Società di A”, la conclusione.


















