Open Fiber: uno spot per spingere utenti e aziende a passare alla fibra

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La società controllata da Cdp e Macquarie avvia la sua seconda campagna di comunicazione. Non andrà sulla stampa e sulla tv digitale terrestre, ma su tv connesse, piattaforme streaming, social network e digiral radio.

E’ lunga la storia del rame nell’avventura umana. Parte dalla preistoria, quando viene scoperto ed è il primo metallo utilizzato per creare utensili, armi, gioielli, monete, e arriva ai giorni nostri, quando diventa il cuore delle telecomunicazioni, dalle telefonate fino all’avvento di internet.
Ma ora, nelle tlc dell’era della banda ultralarga il suo compito è finito e deve lasciare spazio alla fibra ottica, l’unica che consente velocità di connessioni, capacità di trasporto e tempi di latenza in grado di gestire un mondo ormai connesso in permanenza. Connessioni tra le persone e soprattutto e sempre di più tra le cose.

E’ questo il tema del nuovo spot appena lanciato da Open Fiber, l’operatore wholesale only specializzato nella realizzazione e gestione di reti in fibra ottica con architettura Fiber To The Home (Ftth).
‘The Fiber Age’, questo il titolo, non è il primo spot dell’azienda, controllata da Cdp al 60% e dal gruppo australiano Macquarie al 40%: nel 2023 aveva infatti lanciato una prima campagna per far conoscere il suo brand e legarlo all’idea di modernizzazione del Paese per mezzo del digitale e delle connessioni ultraveloci.
Ora si riaffaccia con un messaggio più preciso: solo la fibra permette di sfruttare a pieno le potenzialità di tutti i nuovi servizi che viaggiano sulle reti.

Può sembrare strano che una società che non vende connessioni alla clientela finale, sia consumer che aziende, ma esclusivamente alle telco, pianifichi una campagna di comunicazione, ma la ragione c’è.
E’ che in Italia, mentre la copertura delle nuove reti in fibra avanza, sia ad opera di OpenFiber che del suo concorrente Fibercop, la ex rete Tim ora separata dall’ex monopolista e controllata da fondi finanziari (Kkr,
F2i, il canadese Cpp, il fondo sovrano di Abu Dhabi e con una quota del ministero dell’Economia italiano) il tasso di attivazione delle nuove linee va a rilento.
Un dato che ci pone in fondo alla classifica dei maggiori paesi europei.

Il quadro italiano

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Agcom poco meno della metà degli accessi in banda ultralarga viaggia ancora su reti miste rame-fibra: il 45% a fine 2024.
Quelle tutte in fibra fino alle abitazioni sono il 28,9%. In un trimestre sono cresciute di appena l’1,6%. Si va troppo lenti e questo ostacola lo sviluppo degli ulteriori investimenti nelle infrastrutture e il lancio di nuovi servizi di ultima generazione.
Non è un problema solo di Open Fiber e solo dell’Italia, tanto che la Commissione Ue starebbe valutando misure per incentivare lo “spegnimento” delle vecchie reti in rame. Un’ipotesi che va di concerto con le nuove strategie europee sulla rinascita industriale e la spinta verso una maggiore presenza europea nei settori economici ad alta tecnologia, dove l’Unione negli ultimi decenni ha sofferto la competitività dell’hi-tech americano e cinese.

Secondo Open Fiber tra i consumatori, specie quelli privati, ma anche tra le aziende, non c’è ancora una
consapevolezza completa delle differenze tra le vecchie reti miste rame-fibra e le soluzioni con la fibra fin
dentro le abitazioni.

Campagna con Saatchi&Saatch

Portare l’attenzione su questa differenza è lo scopo del nuovo spot, che è stato realizzato insieme all’agenzia creativa Saatchi & Saatchi, con il regista Federico Mazzarisi e la casa di produzione Think Cattleya. In più la collaborazione con Dogma, uno dei più importanti studi italiani di intelligenza artificiale, una tecnologia i cui sistemi sono in continua evoluzione e richiedono l’utilizzo di algoritmi sempre più avanzati e ampiezze di banda che solo la fibra ottica Ftth può garantire.

Tre formati da 10, da 15 e da 30 secondi e una pianificazione su media specializzati: quelli utilizzati dai destinatari del messaggio, ossia clienti già connessi, ma a cui ricordare che la loro connessione può passare a un livello qualitativo superiore.
Esclusa tutta la stampa (ma ovviamente non i siti dei giornali) e i canali della tv digitale terrestre, il nuovo spot di Open Fiber andrà sui canali Sky, sulle tv connesse, sui social network, sulle piattaforme streaming come Netflix o Raiplay e anche sulle digital radio che hanno versioni “visual” della loro programmazione.

Andrea Falessi, direttore della comunicazione di Open Fiber

La strategia

Lo spot non è tuttavia l’unica iniziativa di Open Fiber a favore della migrazione dal rame alla fibra. Nei mesi scorsi è infatti partito un test pilota in cinque piccoli comuni italiani (dove le vecchie reti in rame sono ancora più problematiche che nelle grandi città) per sperimentare, in collaborazione con sindaci e istituzioni locali, il lancio di voucher per spingere gli utenti a passare alle nuove reti in fibra. Il voucher è ovviamente finalizzato ad accendere contratti con le telco presenti che utilizzano la rete di Open Fiber. Se i risultati confermeranno le attese della società guidata dall’ad Giuseppe Gola, c’è la possibilità che si metta in cantiere di riproporre l’iniziativa anche in una prima grande città.