Per il presidente dell’Ordine l’informazione dai teatri di guerra è essenziale alla democrazia
‘’Nei prossimi giorni, compatibilmente con l’emergenza provocata dalla guerra Israele-Iran, chiederemo un incontro al ministro degli esteri Antonio Tajani per sostenere l’iniziativa, proposta dai direttori delle principali testate giornalistiche, per ottenere da Israele l’ingresso di nostri giornalisti a Gaza, che ora è stato vietato’’. Lo annuncia a Prima Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei giornalisti, al suo secondo mandato, cogliendo l’occasione per ringraziare lo schieramento massiccio di direttori privo di protagonismi, presso i quali ha prevalso l’interesse della categoria a prescindere dalle testate di appartenenza.
Secondo Bartoli la presenza di giornalisti in zone di guerra è essenziale, anche se più complicato e pericoloso, tenuto conto che a Gaza già 250 giornalisti sono stati deliberatamente uccisi. ‘’E’un segnale agghiacciante – rileva – anche il recente bombardamento della testata televisiva iraniana, e ogni aggressione anche nei campi di battaglia va sempre condannata’’.
Il presidente dell’Ordine ricorda anche i tanti giornalisti che hanno perso la vita in Ucraina, dove c’è una guerra più statica, rispetto a Gaza, ma altrettanto insidiosa. ‘’Senza informazione – sottolinea – si lascia spazio a qualsiasi aggressività degli Stati. Un racconto degli eventi più argomentato può essere un deterrente e a far tornare una spinta verso la pace. La democrazia infatti non si esporta con le bombe’’.
Per Bartoli l’informazione sui teatri di guerra è inscindibile e inimmaginabile che non ci sia. ‘’Ci tengo a dire – afferma – che come Ordine non facciamo politica di schieramenti e orientamenti. Ma ci battiamo per aderire e difendere i valori della nostra Costituzione, e in particolare il diritto all’informazione per farne vivere i valori’’.
In particolare il presidente dell’Ordine, come parte integrante dei valori della nostra Costituzione, ribadisce l’importanza di un’informazione che non si limiti a raccontare gli eventi bellici, ma sostenga sempre la necessità della pace sia altrettanto impegnata a combattere le discriminazioni di ogni genere.
‘’Occorre difendere l’opinione pubblica – conclude – da una propaganda sempre più invadente che di basa su messaggi iper-semplificati, sul tipo degli spot pubblicitari. Mi riferisco a come vengono veicolate talvolta alcune tematiche. Ad esempio il riarmo o il ritorno al nucleare, che non basta affiancare all’aggettivo ‘’pulito’’, ma necessita di un dibattito serio e approfondito’’.












