Pietro Labriola (foto Ansa)

Labriola (Tim): cambiare regole che affossano il settore tlc

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La flessibilità rischiesta alle tlc deve affiancarsi a nuove regole per non rendere il sistema anacronistico, spiega l’ad di Tim. Energia e regolamentazioni uguali tra i temi caldi su cui intervenire

“Noi non chiediamo elemosina o carità cristiana ma un cambiamento delle regole che è quello che ha affossato il settore negli ultimi dieci anni”. A dirlo l’amministratore delegato di Tim e presidente dell’Associazione nazionale delle aziende di telecomunicazioni, Pietro Labriola, a proposito delle sfide con cui il settore tlc è chiamato a misurarsi.

A margine del convegno ‘Il rilancio dell’azienda nella mutevolezza dei mercati’, organizzato dal dipartimento di Economia e Finanza dell’Università di Bari Aldo Moro, il manager ha ribadito per il settore sta diventando sempre più importante è la flessibilità, ma deve essere affiancata da un cambio di passo sul fronte della regolamentazione.

Flessibilità e nuove regole

“Noi dobbiamo essere bravi a saper cambiare ma, probabilmente, in un contesto come quello attuale, la cosa che diventa importante è che tutto il sistema che definisce le regole sia in grado di cambiare con la stessa velocità con cui il mondo esterno cambia”, ha spiegato.
Secondo il manager il rischio è quello di avere “un sistema di regole anacronistico rispetto a quello che è il mondo reale”.
Quello delle telecomunicazioni “è un settore che non genera più cassa e se le aziende non generano cassa, non reinvestono e se non reinvestono non ci sarà digitalizzazione”. Dunque, “la prima sfida è capire come cambiare gli elementi che non permettono al settore di generare cassa”.

Per spiegare perché le regole nazionali ed europee vadano cambiate, Labriola ha fatto due esempi. Il primo: “Siamo il settore che più consuma energia ma noi siamo considerati energivori. Perché? Ci sono aziende che consumano meno energia di noi ma hanno diritto gli sgravi fiscali. Ecco l’esempio delle regole: energivori sono quei soggetti che consumano con un unico contatore tante energia. Noi siamo delle aziende distribuite come se avessimo delle fabbriche distribuite, le nostre fabbriche sono le 20.000 antenne, i diciotto data center quindi noi oggi abbiamo un costo dell’energia che sta affogando il sistema”.

“Un altro esempio – ha continuato l’ad Tim – è quello che riguarda l’equilibrio delle regole: che differenza c’è tra una chiamata Whatsapp e una chiamata con un operatore tradizionale? Tecnicamente nessuna, peccato che noi abbiamo tutta una serie di obblighi, quali banalmente l’obbligo di fornire un servizio di customer care 24 ore su 24 con un operatore umano. Whatsapp no. Noi abbiamo l’obbligo di garantire l’intercettazione sulle chiamate, Whatsapp no. Questi sono alcuni aspetti che devono essere equilibrati. Non sto dicendo che devono essere tutti quanti maggiormente regolati – ha concluso Labriola – sto chiedendo una parità di regole, meno regole per tutti”.