TIM blocca il tentativo di modificare la governance. L’assemblea degli azionisti ha respinto le proposte di revisione dello Statuto che prevedevano la riduzione dei membri del Consiglio di Amministrazione da 19 a un massimo di 15 e l’innalzamento della soglia di partecipazione per la presentazione delle liste al CdA dall’attuale 0,5% all’1%.
“Modifiche statutarie lesive, non garantiti i diritti dei soci di minoranza”
A pesare sulla bocciatura, il voto contrario di molti fondi e piccoli azionisti, orientati anche dal parere negativo del proxy advisor Glass Lewis, che ha definito le modifiche “lesive dei diritti degli azionisti”, in particolare delle minoranze.
Glass Lewis: governance TIM a rischio equilibri
Nel report pre-assemblea, Glass Lewis ha espresso dubbi sulla proposta di modifica all’articolo 9 dello Statuto, pur riconoscendo che 15 membri possono rappresentare un numero congruo per un CdA efficiente. Il problema principale, secondo il proxy advisor, è l’assenza di adeguate garanzie per la tutela dei soci di minoranza.
“Quando una società propone modifiche con potenziali effetti negativi sui diritti degli azionisti di minoranza, è fondamentale fornire una motivazione chiara e misure compensative – cosa che TIM non ha fatto”, si legge nel documento.
Un altro punto critico riguarda la proposta di introdurre una soglia minima di voti per l’eleggibilità delle liste e una modifica al sistema proporzionale per l’assegnazione dei seggi, che di fatto favorirebbe la lista di maggioranza.
TIM resta l’unica blue-chip con soglia allo 0,5% per le liste
Secondo Glass Lewis, TIM è l’unica blue chip italiana a mantenere una soglia così bassa per la presentazione delle liste, inferiore a quanto richiesto dalla Consob. Nonostante la tendenza di alcune società a rimuovere misure più stringenti (gold-plating), la proposta di TIM viene vista come uno squilibrio a favore della maggioranza.
Bocciata anche la modifica all’articolo 19
L’assemblea degli azionisti ha respinto con il 60,17% dei voti favorevoli (contro il 39,83%) anche la proposta di modifica dell’articolo 19, che avrebbe reso più frequenti le assemblee virtuali. Glass Lewis, pur sostenendo in generale la partecipazione da remoto, si oppone al formato esclusivamente virtuale, ritenendo che limiti la trasparenza e i diritti degli azionisti.
Pietro Labriola (foto LaPresse)











