Innocenzo Cipolletta (Foto LaPresse)

Cipolletta confermato presidente AIE. “Il ruolo dell’editore nell’epoca dell’AI”

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L’assemblea dell’Associazione Italiana Editori, riunita a Milano il 26 giugno, ha confermato Innocenzo Cipolletta alla presidenza per i prossimi due anni. Cipolletta, economista e figura di riferimento nel settore culturale, guiderà nuovamente l’AIE, che rappresenta gli editori di libri, riviste scientifiche e prodotti editoriali digitali.

Messina Gorgni Cipolletta Riva Armando

Per il prossimo biennio

Nel suo intervento, Cipolletta ha sottolineato l’urgenza di riaffermare il ruolo dell’editore come mediatore culturale in un’epoca dominata dagli algoritmi e dall’intelligenza artificiale. “Rilanciare la figura dell’editore come mediatore culturale consapevole nella stagione degli algoritmi inconsapevoli e degli attacchi alla libertà di espressione” è, secondo il presidente, una priorità non rinviabile.

Il ruolo dell’editore nell’epoca dell’intelligenza artificiale

“La funzione sociale dell’editore non può più essere data per scontata – ha affermato Cipolletta –. Viviamo una stagione in cui chatbot e sistemi generativi di intelligenza artificiale alimentano l’illusione che la mediazione editoriale sia superflua, minacciando uno dei pilastri della democrazia: il libero scambio di opinioni e informazioni verificate”.

Nel suo discorso, ha rimarcato come sia necessario tornare ai fondamentali dell’editoria: la tutela del diritto d’autore e la difesa della libertà di espressione. Temi messi sotto pressione sia dalla pirateria che dalle grandi piattaforme tecnologiche, come Google e Meta, che spingono per un allentamento delle regole europee sulla trasparenza algoritmica e sulla tracciabilità delle fonti.

Minacce globali alla libertà di espressione

Cipolletta ha evidenziato i pericoli crescenti a livello globale: “La libertà di espressione subisce oggi attacchi estesi e capillari. Difendere il lavoro degli editori significa proteggere l’idea stessa di una società aperta. Non si tratta di interessi di bottega, ma di democrazia, cultura e pluralismo”.

Priorità strategiche per il nuovo mandato AIE

L’agenda dell’AIE per il prossimo biennio si concentra su una serie di misure concrete. In primo piano, la richiesta dell’introduzione della detrazione fiscale per l’acquisto di libri scolastici, al pari di quanto già previsto per le spese sanitarie, sportive e per gli animali domestici. Una misura che, se approvata, alleggerirebbe significativamente il carico economico delle famiglie italiane.

Altra priorità è la riforma delle carte per gli acquisti culturali destinati ai giovani. Dopo le dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli, l’AIE auspica un ampliamento della platea dei beneficiari e una semplificazione delle procedure. Un intervento che, insieme al rafforzamento dei fondi per le biblioteche, costituirebbe la base per un sistema strutturato di incentivi alla domanda culturale.

Lettura, scuole e biblioteche al centro dell’azione

Sul fronte della promozione della lettura, AIE mira a lanciare piani territoriali integrati, in collaborazione con istituzioni, fondazioni e realtà del terzo settore. L’obiettivo è ridurre il divario tra Nord e Sud, ampliando l’accesso al libro in tutta Italia.

A dieci anni dall’avvio dell’iniziativa #ioleggoperché, che ha permesso di donare quasi quattro milioni di libri alle biblioteche scolastiche, l’Associazione vuole intensificare il rapporto con il mondo della scuola. “Abbiamo bisogno di bibliotecarie e bibliotecari professionisti nelle scuole, figure capaci di stimolare l’interesse per la lettura”, ha dichiarato Cipolletta.

Un’attenzione particolare sarà rivolta anche al sistema universitario: “Troppi studenti si affidano esclusivamente a slide e riassunti. Dobbiamo rilanciare il ruolo dei libri universitari come strumenti essenziali per una formazione di qualità”.

Innovazione, internazionalizzazione e sostegno alla piccola editoria

Altro punto cardine del programma riguarda gli incentivi all’innovazione e all’internazionalizzazione delle case editrici italiane, con una particolare attenzione alla piccola editoria. “Il pluralismo editoriale è una ricchezza del nostro Paese. La coesistenza di piccoli e grandi operatori è essenziale per un mercato editoriale sano e vitale”, ha ribadito Cipolletta.

Tra le aziende coinvolte nel settore e potenzialmente beneficiarie di queste politiche, spiccano nomi come Mondadori, Giunti Editore, e Feltrinelli, che rappresentano una parte importante dell’ecosistema editoriale italiano insieme a molte realtà indipendenti.

I vicepresidenti confermati nei gruppi di lavoro AIE

Oltre alla conferma del presidente, l’assemblea ha votato anche i presidenti dei gruppi di lavoro dell’Associazione – incarichi che corrispondono alle vicepresidenze AIE. Sono stati confermati:

  • Lorenzo Armando (Lexis – Compagnia Editoriale in Torino) per il gruppo Piccoli editori
  • Renata Gorgani (Editrice Il Castoro) per il gruppo Editoria di varia
  • Maurizio Messina (Edizioni Angelo Guerini e associati) per il gruppo Accademico professionale
  • Giorgio Riva (Gruppo Editoriale La Scuola) per il gruppo Educativo

Il ruolo dell’AIE nel panorama editoriale nazionale

L’Associazione Italiana Editori, aderente a Confindustria e tra le sue fondatrici, rappresenta oltre il 90% del mercato librario italiano. L’AIE tutela gli interessi professionali degli editori, promuove iniziative a sostegno del libro e della lettura, e contribuisce alla diffusione della cultura italiana in Italia e all’estero. Le sfide del prossimo biennio si inseriscono in un contesto in continua trasformazione, in cui la centralità del libro e dell’editore rimane un presidio irrinunciabile di democrazia e civiltà.

Relazione del Presidente Innocenzo Cipolletta all’Assemblea generale


Milano, 26 giugno 2025

Care editrici, cari editori
grazie per la vostra partecipazione a questa assemblea. È un passaggio essenziale nella nostra vita associativa, un momento in cui possiamo incontrarci tutti assieme per ragionare sulla strada percorsa fino ad ora e su quella ancora da percorrere.
All’assemblea dell’anno scorso, ragionando sui nostri obiettivi, dicevo di come il libro, a parole al centro dell’attenzione di molti, nei fatti raramente sia considerato come un prodotto che necessita di una politica industriale. Dicevo anche che al nostro Paese servono politiche di promozione della lettura mirate, sempre più forti, mentre ciò a cui assistevamo era uno smantellamento di quello che era stato fatto negli anni precedenti, dalla 18App al sostegno alle biblioteche.
Abbiamo fatto molto in questi dodici mesi per recuperare questi due deficit e a breve vi dirò come proseguire su questa strada, ma c’è un terzo elemento che vorrei aggiungere in premessa, che mi pare essenziale.

Per noi è normale associare la lettura e il libro alla figura dell’editore, fino al punto di poter affermare che non c’è l’uno senza l’altro. Ma non è così per tutti. Si parla del libro, si ricordano gli autori e la figura dell’editore spesso non è sufficientemente valorizzata come attore culturale ed economico. Eppure, la storia del nostro Paese è fatta anche dagli editori, grandi e piccoli, che hanno avuto un ruolo rilevante nel formare la nostra cultura e molte delle nostre scelte. E potrei citare tanti nomi che voi conoscete bene e che ancora oggi sono presenti nel nostro settore, così come gli editori di oggi sono impegnati a favorire una più ampia scelta di temi e di autori che contribuiranno a formare il pensiero di domani.
Questo ruolo centrale dell’editore oggi appare sottovalutato. Negli ultimi due anni ho avuto modo di toccarlo con mano in diverse occasioni: la perdita di centralità del libro è emersa dal convegno promosso del Gruppo Accademico Professionale guidato da Maurizio Messina sui modi di studio degli universitari italiani, che hanno ormai abbandonato il libro in favore di generiche slide e materiali di vario ordine. Più recentemente, a fronte di polemiche sui tetti di spesa per i libri scolastici è stato necessario ribadire, da parte del Gruppo Educativo guidato da Giorgio Riva, la centralità dei materiali editoriali scolastici nei processi di apprendimento. In modo diverso, ma allo stesso modo significativo, la mancata comprensione della mediazione editoriale è stata alla base della scelta del Ministero della Giustizia di progettare una nuova banca dati dei provvedimenti giudiziari come un sistema auto-sufficiente, aperto ai singoli cittadini ma non al riuso in servizi editoriali, a dispetto di norme e linee guida europee e italiane.
Sono casi particolarmente evidenti, come è evidente quanto la crescita delle piattaforme di autopubblicazione si nutra di una sottovalutazione dell’importanza della mediazione editoriale.
Più sottile e pervasiva è l’illusione, generata dai chat-bot basati sull’intelligenza artificiale generativa, dell’inutilità di qualsiasi mediazione editoriale nell’accesso alla conoscenza, che rende ancor più diffusa una percezione che già si era molto diffusa con i social media. È una illusione pericolosa che non solo mette a rischio l’industria in cui tutti noi operiamo ma mina alla base uno dei pilastri della democrazia: ovvero il libero scambio di informazioni e opinioni verificabili, validate, che possono anche essere fallaci ma per questo sono criticabili perché dietro ad esse non ci sono algoritmi dal funzionamento indecifrabile, ma persone.
Ribadire il ruolo dell’editore, la sua funzione sociale, è una necessità che oggi non possiamo dare per scontata. Ci incoraggiano su questa strada le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l’incontro con una nostra delegazione lo scorso marzo: “Quello che accomuna tutte le case editrici è essere davvero un presidio di libertà e di promozione di cultura, di promozione dei diritti. È una indispensabile condizione per qualunque Paese”.
Questa indispensabilità oggi va rivendicata da noi ad alta voce e va di pari passo con gli obiettivi di sostegno alla lettura e promozione della diffusione del libro.
Autori ed editori, dicevo, ma anche distributori, librai e bibliotecari. L’intera filiera della mediazione editoriale subisce oggi una sottovalutazione del proprio ruolo. Sulla base di questa consapevolezza, abbiamo ricostruito l’unità del mondo del libro mettendo assieme editori, librai e bibliotecari per presentare le nostre istanze alle istituzioni. È necessario rivalutare quelli che possiamo chiamare i “mestieri del libro”, nella loro concezione, pubblicazione distribuzione, commercializzazione, e messa a disposizione di un vasto pubblico.
Viviamo un periodo difficile per il mercato, lo sappiamo, caratterizzato da una flessione delle vendite di oltre il 4% nei primi cinque mesi del 2025, dopo il leggero calo del 2024. A uno sguardo più attento, vediamo però che il calo è interamente attribuibile alla diminuzione degli acquisti da parte delle biblioteche e dei neo-diciottenni attraverso le carte. Se scorporiamo tali acquisti dal computo totale, siamo in presenza di un mercato in crescita. Non lo dico come lettura consolatoria, ma per sottolineare un dato che conferma quanto diciamo da tempo: l’editoria è un settore vitale, capace di intercettare i gusti del pubblico ed evolvere.
Sostegni alla domanda ben progettati funzionano perché stimolano i lettori a tornare in libreria, alimentando così un’espansione sana del bacino dei lettori nel lungo periodo che è essenziale per un Paese che continua a leggere ancora troppo poco rispetto al resto d’Europa, con disparità territoriali tra centro e periferia, Nord e Sud, non accettabili. A tal proposito, voglio qui ringraziare il delegato al Sud Florindo Rubbettino per l’importante lavoro di questi mesi volto a favorire un maggior livello di lettura nel Mezzogiorno d’Italia che è notevolmente indietro rispetto al resto del Paese, soprattutto per carenza di infrastrutture per la lettura. Ma voglio ringraziare anche tutto il Gruppo Editoria di Varia, guidato da Renata Gorgani, che sul sostegno alla diffusione del libro si è molto impegnato e, sono sicuro, molto si impegnerà anche nel prossimo futuro con un progetto che è in via di elaborazione.
Servono provvedimenti pubblici e piani di promozione della lettura che lavorino con continuità e capillarità sul territorio. Per iniziare a ottenerli è stato necessario ricostruire con le istituzioni un rapporto di confronto che si era andato allentando anche in ragione di un cambio di governo che aveva indotto alla modifica di molte politiche esistenti. Come già accennato, abbiamo scelto di confrontarci con le istituzioni attraverso l’inedita novità di presentarci uniti come filiera (editori, librai, bibliotecari) e, sulla base delle evidenze dei numeri del mercato, abbiamo ottenuto risultati che io reputo importanti. Innanzi tutto, abbiamo ottenuto il ripristino dei fondi straordinari per le biblioteche e caldeggiato un processo di revisione delle carte per i neo- diciottenni che – mi auguro – darà i frutti nei prossimi mesi. Abbiamo attivato interlocuzioni più efficaci con i molti ministeri il cui lavoro impatta sulla filiera, correggendo misure sbagliate che andavano a danneggiare porzioni del nostro mercato. Abbiamo avviato contatti con le molteplici realtà sul territorio, istituzionali e private, per attivare processi e iniziative virtuose sul tema della lettura.
Ci sono nuovi importanti obiettivi da raggiungere. Tra questi la detrazione della spesa delle famiglie per i libri di testo scolastici; un sistema di incentivi coerente che completi le iniziative a favore dei giovani attraverso una carta di facile utilizzo ed estesa al massimo dei soggetti; il sostegno all’innovazione e all’internazionalizzazione per gli editori; la difesa dei piccoli editori.
Abbiamo, come traguardo, quello di una legge per il libro che metta a sistema tutte queste misure e altre ancora che, comunque, continueremo a perseguire, una a una. Chiediamo, inoltre, un potenziamento del Centro per il libro e la lettura, con un aumento significativo delle dotazioni finanziarie e – altrettanto importante – con personale specializzato e una riforma della governance che lo renda ancor più aperto al contributo della filiera del libro. Solo così potrà essere uno strumento centrale per la promozione del libro e della lettura sul territorio.
Vogliamo lavorare ancora di più e ancora meglio con le scuole. Nel 2025 celebriamo il decennale di #ioleggoperché, iniziativa di cui siamo orgogliosi. Abbiamo contribuito a far nascere biblioteche scolastiche dove prima non c’erano e circa quattro milioni di libri hanno arricchito le dotazioni librarie delle scuole. Siamo orgogliosi ma non ci piace fermarci a contemplare i successi. Sappiamo che non basta, che serve di più.
Vogliamo che questi libri siano sempre più letti. Servono, nelle scuole italiane, bibliotecarie e bibliotecari professionisti, che stimolino la lettura di studentesse e studenti. Siamo consapevoli che non possiamo avere una scuola che educhi alla lettura di più e meglio di quanto non faccia adesso senza il coinvolgimento delle istituzioni: del Ministero in primis, nelle sue articolazioni territoriali, dei docenti, delle librerie e delle associazioni culturali che operano sul territorio. Ma se assumiamo questo obiettivo, serve il contributo di tutti noi. Permettetemi quindi un appello: portiamo scrittrici e scrittori, autrici e autori, nelle aule, sosteniamo chi lavora sul territorio con le ragazze e i ragazzi, ribadiamo il nostro ruolo di promotori della cultura.
Vogliamo soprattutto ribadire, in ogni sede e con iniziative dedicate, la nostra fiducia nel libro come strumento di crescita, economica e sociale, del nostro Paese, la sua centralità nel dibattito pubblico. Non ci stancheremo mai di dire che il libro è la prima industria culturale perché è una verità scritta nei numeri ma, ancor prima che nei numeri, nelle dinamiche di diffusione dei saperi, delle storie, delle conoscenze. I libri, che devono essere letti di più e più spesso dagli italiani, sono le fonti attraverso cui si alimenta un universo culturale fatto di serie tv, videogiochi, dibattiti televisivi, spettacoli teatrali, cinema, ma anche di ricerca universitaria, di formazione scolastica e aggiornamento professionale e molte altre espressioni dell’ingegno umano che non esisterebbero se, alla base di tutto, non ci fosse il libro.
E non esisterebbero, senza i libri, nemmeno gli strumenti di intelligenza artificiale che sono una nuova sfida che ci interroga. E qui voglio ringraziare il delegato all’Innovazione Andrea Angiolini, a cui mi fa piacere ribadire i complimenti ed una grande in bocca al lupo, per il recente prestigioso incarico.
In questo quadro di forte trasformazione dei modi con cui le persone accedono alla conoscenza non possiamo rimanere passivi o in difesa della tradizione. Come abbiamo fatto nel passato, dobbiamo rispondere con l’innovazione. Per promuovere l’identità dell’editore di fronte a queste trasformazioni dobbiamo partire dalla natura della nuova tecnologia, basata su catene di relazioni probabilistiche tali per cui nemmeno i creatori degli algoritmi sono in grado di comprenderne a pieno il funzionamento. Si può dire che sia una tecnologia “inconsapevole”, abusivamente addestrata sui libri, senza che oggi sia possibile sapere quali, così come non si conosce alcuna delle fonti fagocitate.
Dopo tutto, le allucinazioni e i diversi problemi etici che l’IA propone sono anch’essi un derivato di questa inconsapevolezza, e dell’assenza di responsabilità che gli operatori IA fieramente difendono.
In un mondo in così veloce trasformazione, la continuità con il passato è data dal fatto che l’editore è, al contrario, un “agente consapevole”. Certamente in forme che saranno nuove, ma resta tale.
La mediazione editoriale implica l’uso di ogni nuovo strumento per fare scelte consapevoli e promuoverne i risultati verso il pubblico più vasto possibile. E assumersene la responsabilità. Significa dire che i prodotti degli editori sono sempre i migliori possibili? No, ma sono verificabili, criticabili e vi sono persone, autori ed editori, che se ne assumono la responsabilità. E sono tante persone e diverse tra loro e quindi garanzia di pluralismo.
Non è affatto scontato qui ricordare che quando parliamo di editoria in Italia parliamo di un universo composto da circa 1000 editori attivi, e più di 5mila soggetti se consideriamo altri operatori editoriali. Un numero enorme a testimonianza di un’articolazione che non ha pari in nessun’altra industria culturale, men che meno nell’universo oligopolistico delle big tech.
Questo pluralismo noi lo rivendichiamo e lo sosteniamo in tanti modi, perché pensiamo che sia una peculiarità del nostro Paese che va mantenuta e di cui prendersi cura, perché pensiamo che la coesistenza di piccoli e grandi operatori sia alla base di un mercato sano e che questo faccia bene a tutti. L’AIE da anni promuove numerose iniziative che guardano al pluralismo dell’offerta.
Lasciatemi ricordare a tal proposito Più libri più liberi, sapientemente guidata da Anna Maria Malato e Fabio Del Giudice, caso unico nel panorama internazionale di fiera dedicata ai piccoli e medi editori, ma anche il grande lavoro in corso con il Gruppo Piccoli editori grazie soprattutto al suo Presidente, Lorenzo Armando, per una conoscenza più approfondita dei processi di filiera e proposte, fondate anche in questo caso sull’innovazione, che consentano a ogni piccola casa editrice di ottenere maggiore opportunità di stare sul mercato, di crescita, e di ottenere la visibilità che merita la sua proposta editoriale.
Viviamo tempi complicati in cui nulla può essere dato per acquisito. E che ci obbligano a tornare ai fondamentali, ai due pilastri che da sempre reggono l’edificio editoriale internazionale: il diritto d’autore e la libertà di espressione. Mai come oggi, di fronte a queste trasformazioni, il nostro lavoro si concentra su questi temi, in Italia e nelle organizzazioni europee e internazionali: nella FEP – nella quale nel 2024 ha terminato il suo mandato di presidente Ricardo Franco Levi – e nell’IPA, in cui all’inizio di quest’anno ha iniziato il percorso da vice-presidente Giovanni Hoepli, a conferma della reputazione che la nostra associazione continua ad avere nel panorama internazionale. Ringrazio entrambi per la dedizione che questi incarichi, prestigiosi quanto impegnativi, comportano.

Il diritto d’autore è messo in pericolo, troppo spesso anche nella cultura diffusa nel paese, persino nelle aule universitarie, dove è sempre più difficile trovare docenti di diritto che non ne mettano in dubbio i principi fondamentali. Per questo abbiamo sostenuto, assieme a tutte le altre associazioni delle industrie culturali, la nascita di un master in diritto d’autore presso la LUISS, perché crediamo nel lavoro culturale di lungo periodo.
L’iniziativa affianca il nostro lavoro di contrasto e sensibilizzazione in tema di pirateria e l’impegno in Europa a difesa di una corretta implementazione del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, contrastando la pressione delle big-tech per misure attuative che ne minano l’impianto. Cerchiamo in ogni sede di reagire alla narrazione fallace per cui le regole inibiscono l’innovazione, essendo piuttosto vero il contrario: un sistema di regole chiaro, la tutela di ogni attore in campo, grande o piccolo che sia, la conoscenza e trasparenza nelle fonti utilizzate consentono un progresso ordinato delle intelligenze artificiali a favore di tutte e di tutti, e non di pochi ed è, ne siamo convinti, l’unica strada che l’Europa ha per non rimanere marginale in questa sfida che non è solo tecnologica, ma anche economica e culturale.
Il secondo, la libertà di espressione, subisce affronti che, per la loro estensione e capillarità, non pensavamo possibili. Boualem Sansal, da tempo malato, trascorre i giorni e le notti in un carcere ad Algeri, colpevole delle sue opinioni. Il suo connazionale Kamel Daoud ha rinunciato a venire in Italia a presentare il suo ultimo libro, temendo di essere estradato, in assenza di rassicurazioni da parte delle istituzioni italiane, e fare così la stessa fine di Sansal. In Russia una decina di professionisti dell’editoria sono stati arrestati lo scorso maggio sulla base di una legge contro la cosiddetta propaganda LGBT che impedisce la pubblicazione e la circolazione di un gran numero di titoli. L’anno scorso, alla London Book Fair, lo stand dell’Association of American Publishers era interamente tappezzato di manifesti sulla libertà di espressione, un’emergenza negli USA già nel 2024: in Florida sono 700 i titoli tolti nelle biblioteche scolastiche grazie a una legge statale che permette ai genitori di chiederne la rimozione, parliamo di libri di autori come Toni Morrison o Kurt Vonnegut. E in molti altri stati norme simili consentono la censura di libri nelle scuole e nelle biblioteche pubbliche. La lista dei Paesi in cui negli ultimi anni editori hanno ricevuto il Prix Voltaire dell’IPA, perché perseguitati e oggetto di censura, dà una misura di quanto sia diffuso il problema: Thailandia, Libano, Vietnam, Egitto, Cina, Iraq, Turchia, Arabia Saudita, Bielorussia, Sudafrica, Russia, Tunisia, Zimbabwe… Ma il caso americano, e altri vicini a noi – come quello ungherese in tema di editoria scolastica – mostrano come nessuno può dirsi al riparo. Né è da sottovalutare l’attuale clima di guerra diffusa che purtroppo ci coinvolge e che porta con sé intolleranza, repressione e censura.
Le battaglie che stiamo combattendo, in Europa e in Italia, per difendere questi principi costituiscono la nostra bandiera identitaria e dobbiamo essere vigili anche nel nostro Paese perché nessuno è immune dalla tentazione della censura. Non difendiamo interessi di bottega, ma un ideale di società aperta che ha bisogno degli editori e che oggi vediamo sempre più a rischio.
È una stella polare, questa, che ci deve guidare nel lavoro giorno dopo giorno, un lavoro che non sarebbe possibile senza il sostegno di tutta la squadra di AIE e del suo direttore Fabio Del Giudice, di Ediser, di Fondazione LIA e di Confindustria Cultura Italia. Grazie a tutte e a tutti per avermi accompagnato in questi anni tanto impegnativi quanto emozionanti.