Mark Zuckerberg (Foto Ansa)

Meta entra in EssiluxLuxottica con una quota vicina al 3%

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Investimento da 3,5 miliardi di dollari per la holding social che – scrive Bloomberg – potrebbe anche aumentare la sua quota, fino al 5%

Ingresso nell’azionariato di EssilorLuxottica per Meta. La holding social, ha scritto Bloomberg, avrebbe acquisito una quota di minoranza di poco inferiore al 3% della multinazionale italo-francese, con un investimento da circa 3,5 miliardi di dollari.

Partner dal 2002, in particolare impegnati sulla realizzazione dei Ray-Ban smart, l’accordo non può che rappresentare la volontà di Meta di rafforzare l’impegno in questa direzione, davanti a un mercato in forte crescita come quello appunto degli occhiali smart. E infatti, ha rimarcato l’agenzia, non è da escludere che la holding social possa aumentare la propria partecipazione, fino al 5%.
Nelle scorse settimane, tra l’altro, le due società hanno annunciato Oakley Meta, una nuova categoria di Performance AI Glasses’ che combinano l’intelligenza artificiale avanzata di Meta con il design iconico di Oakley e le lenti Prizm, compiendo un ulteriore passo in avanti nella loro partnership.

Il significato dell’accordo

L’investimento si allinea anche con l’impegno di Meta sull’intelligenza artificiale, divenuta la priorità e la maggiore spesa per la holding. Gli ‘smart glass’ sono un elemento centrale nel piano di Zuckerberg in quanto offrono alla società l’opportunità di aver un proprio hardware e controllare la distribuzione, come ha spiegato l’amministratore delegato di Meta in passato. Per la società di Zuckerberg in un futuro forse non troppo lontano la gente lavorerà e giocherà tramite i propri headset o i propri occhiali.

Per EssilorLuxottica l’accordo offre l’occasione di rafforzare la propria presenza nel mondo hi-tech. “Puntiamo a diventare leader nel settore del computing indossabile, creando occhiali che un giorno sostituiranno la maggior parte dei dispositivi tecnologici”, aveva detto lo scorso novembre l’ad di EssilorLuxottica, Francesco Milleri, in un’intervista al Financial Times.