BBC ammette di aver violato le linee guida di accuratezza nel documentario su Gaza e annuncia cambiamenti per ripristinare la propria credibilità, ma le pressioni politiche aumentano e pesano sulla dirigenza della tivù inglese.
E’ probabilmente la settimana più difficile degli ultimi 5 anni per Tim Davie, il direttore generale della BBC.
Il documentario della BBC Gaza: How to Survive a Warzone, che racconta la vita dei bambini nella Striscia di Gaza, ha effettivamente violato le linee guida editoriali dell’emittente per quanto riguarda l’accuratezza.
Infatti non è stato comunicato il fatto che il narratore del filmato, un bambino, fosse figlio di un ufficiale di Hamas.
E’ quanto emerge da una revisione interna condotta dalla BBC che ha sollevato preoccupazioni sulla trasparenza dell’informazione, suggerendo che il pubblico avrebbe dovuto essere informato su questo legame familiare.
L’inchiesta: nessuna violazione di imparzialità
In tema di imparzialità il rapporto ha chiarito che la produzione non ha subito alcuna pressione esterna che possa aver influenzato il contenuto del documentario. “Abbiamo considerato attentamente le esigenze di imparzialità, data la natura altamente controversa del soggetto”, ha affermato il documento.
Il rapporto non ha trovato “una base ragionevole” per concludere che chiunque coinvolto o pagato in relazione al programma fosse soggetto a sanzioni finanziarie.
È stato corrisposto un compenso di 795 sterline alla sorella adulta del narratore. Al narratore sono stati forniti un telefono usato e una carta regalo per un videogioco. Il narratore, il padre, la madre e la sorella sono stati controllati per eventuali sanzioni finanziarie.
Responsabilità condivisa tra BBC e Hoyo Films
Peter Johnston, direttore delle lamentele editoriali della BBC, ha condotto la revisione dopo che il documentario, trasmesso su BBC Two a febbraio, era stato rimosso dalla piattaforma iPlayer a seguito delle critiche.
La BBC ha riscontrato che il produttore del documentario, Hoyo Films, non ha intenzionalmente ingannato l’emittente, ma ha sottolineato che la compagnia di produzione ha avuto una parte significativa di responsabilità per non aver divulgato il legame tra il narratore e l’ufficiale di Hamas.
In risposta alla revisione, Hoyo Films ha rilasciato una dichiarazione in cui ha espresso rammarico per l’accaduto, scusandosi per l’errore che ha portato alla violazione delle linee guida editoriali della BBC.
Il rapporto ha inoltre evidenziato anche delle carenze da parte del team della BBC, che non ha effettuato controlli editoriali sufficienti sull’intero processo produttivo.
La tivù pubblica inglese ha annunciato che rafforzerà i suoi protocolli editoriali e che nessun programma “ad alto rischio” sarà commissionato finché non saranno completate tutte le verifiche di conformità.
Inoltre, è stato creato un nuovo ruolo a livello di consiglio per supervisionare i documentari di attualità e notizie, una mossa che solleva interrogativi sul futuro di alcune figure chiave, come Joanna Carr, responsabile delle attualità.
Le accuse del ministro della Cultura
Nonostante le scuse di Davie, il ministro alla Cultura, Lisa Nandy, ha criticato aspramente l’emittente, parlando di “una serie di fallimenti catastrofici”.
In un intervento alla Camera dei Comuni, Nandy ha dichiarato che la BBC deve garantire che simili errori non si ripetano. “Il pubblico si aspetta che la BBC adotti i più alti standard editoriali. In un contesto così delicato come quello di Gaza, l’accuratezza e l’imparzialità sono essenziali per mantenere la fiducia del pubblico”, ha aggiunto, sottolineando che la copertura del conflitto deve essere gestita con la massima attenzione e sensibilità.
Infine, in un attacco diretto al direttore ha dichiarato che un errore editoriale è “qualcosa che deve essere affrontato. Quando ce ne sono diversi, diventa un problema di leadership”.
Quest’accusa è stata respinta dai dirigenti senior della BBC.
La segretaria ha anche posto domande sul fatto che nessuno sia stato licenziato a causa del fallimento editoriale, ma Davie ha promesso che sarebbero state intraprese “azioni giuste e appropriate” per garantire che i responsabili rispondessero delle loro azioni.
Il duro esame di Davie e il futuro della BBC
Gli ultimi giorni sono stati un banco di prova per Davie.
La televisione pubblica è stata infatti recentemente accusata di non aver agito tempestivamente durante un episodio controverso al festival di Glastonbury, quando Bob Vylan ha lanciato cori di “morte all’IDF” durante una performance in diretta. La gestione dell’incidente ha portato a nuove accuse di disorganizzazione e di incapacità di affrontare temi sensibili in diretta.
Nel frattempo, la corporation è stata criticata internamente per non aver trasmesso un secondo documentario sulla situazione dei medici a Gaza. Il programma, Gaza: Doctors Under Attack, è stato infine trasmesso da Channel 4, che ne ha prontamente acquistato i diritti.
Infine un’indagine sul comportamento di Gregg Wallace, condotta su richiesta di Banijay e della BBC, ha confermato 45 accuse contro l’ex-conduttore di MasterChef, tra cui l’uso di linguaggio sessualmente inappropriato, comportamenti imbarazzanti e un episodio di contatto fisico indesiderato. La ricerca ha coperto 83 accuse in totale, delle quali più della metà sono state verificate.
Nonostante la BBC abbia confermato che Wallace non tornerà a lavorare su nessuno dei suoi programmi futuri, la presidente della commissione Cultura, Media e Sport del Parlamento, Caroline Dinenage, ha lamentato una “lunga e persistente mancanza di protezione contro comportamenti inaccettabili nei luoghi di lavoro”.
Ha inoltre evidenziato che molti dei reclami non sono stati affrontati direttamente con Wallace, suggerendo una riluttanza ad affrontare questi problemi per non danneggiare l’immagine dei talenti televisivi.
Foto (Ansa): Tim Davie












