Scienza e salute: i giovani italiani sono fiduciosi nella ricerca, ma poco informati

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L’azienda farmaceutica Novartis – che investirà oltre 150 milioni di euro entro il 2028 per sviluppare piattaforme tecnologiche avanzate e promuovere la ricerca clinica – ha analizzato quanto i giovani siano consapevoli dell’importanza e del valore di quest’ultima nel garantire, anche in prospettiva futura, il pieno esercizio del diritto alla salute.

Dall’indagine demoscopica “Scienza e salute: la voce dei giovani” emerge un dato chiaro: la maggior parte degli under 40 ha grande fiducia nel potenziale della ricerca clinica. Secondo il sondaggio, realizzato a giugno 2025 da AstraRicerche su un campione di 1005 italiani tra i 25 e i 65 anni, ben 3 giovani su 4 (73,1%) sono convinti che entro cinque anni si potrà curare una malattia oggi incurabile.
Guardando al passato, il 79,3% considera credibile l’affermazione che molte malattie un tempo ingestibili siano oggi trattabili grazie alle scoperte scientifiche.

Le aspettative sono alte perché il 66,6% pensa che la ricerca renderà curabili malattie oggi senza cura; Il 66,4% che migliorerà la capacità di diagnosi precoce ed il 63,1% che porterà a una qualità della vita superiore per i pazienti.

Ricerca clinica in Italia: un patrimonio da valorizzare

Chi conosce la ricerca clinica la considera un’attività solida e ben radicata anche in Italia.

Il 74,4% dei giovani informati crede nei suoi risultati e il 44,4% è convinto che i ricercatori italiani siano tra i migliori al mondo. Solo il 10,5% li considera meno validi rispetto ai colleghi internazionali.

Quanto ai principali promotori della ricerca clinica in Italia, secondo i 25-39enni sono: le università e le cliniche universitarie (61,5%), le aziende farmaceutiche (45,6%), gli ospedali pubblici (33,8%) e le strutture private (24,2%).

Disinformazione e sottovalutazione dei rischi

Nonostante l’entusiasmo, resta forte la disinformazione. Quattro giovani su dieci ammettono di non sapere cosa sia la ricerca clinica, e solo la metà degli informati sa che si svolge anche in Italia.

Una lacuna che si riflette sulla percezione del rischio: solo 1 su 10 si considera davvero informato sulle possibili conseguenze di un rallentamento del settore.

Eppure, il 45,7% teme un impatto negativo sulla salute pubblica nei prossimi 5-10 anni, percentuale comunque superiore a quella dei 40-65enni (42%).

Tra le principali minacce alla salute nei prossimi anni, gli under 40 indicano: l’inquinamento ambientale (74,6%), l’accesso difficile a cure e prevenzione (70,9%), le cattive abitudini alimentari (66%) e la sedentarietà (63,2%)

Il prezzo del rallentamento della ricerca

Secondo i giovani italiani, a subire le maggiori conseguenze di un possibile rallentamento della ricerca clinica sarebbero soprattutto i pazienti.

Accesso più lento alle nuove terapie (53,7%), minori possibilità di trattamenti efficaci (42,2%) e impossibilità di partecipare a studi clinici (34,6%) tra le principali criticità individuate.

C’è comunque anche timore per: un impatto negativo sull’occupazione (50,9%), difficoltà per i giovani ricercatori (35,9%), una fuga dalle “professioni del futuro” (29,8%); un danno per il Sistema Paese, tra perdita di prestigio e riduzione degli investimenti (41,9%).

Le barriere allo sviluppo della ricerca

Interpellati sul perché in Italia sia ancora difficile fare ricerca clinica, i giovani hanno indicato: burocrazia e lentezza delle autorizzazioni (55,2%), mancanza di personale qualificato (56,2%), scarsi investimenti pubblici e privati (55%), costi elevati rispetto ad altri Paesi (31,1%) e bassa digitalizzazione e infrastrutture inadeguate (24,2%).

Questi elementi delineano un contesto poco favorevole, in cui la volontà di fare ricerca rischia di arenarsi tra ostacoli strutturali e mancanza di risorse.

Europa in ritirata sulla R&S, Italia a un bivio

Il momento è critico: negli ultimi cinque anni, l’Europa ha perso il 25% degli investimenti globali in ricerca farmaceutica, mentre la Cina ha registrato una crescita di 30 punti percentuali.

L’Italia, pur distinguendosi per l’aumento delle domande di brevetto (+35% dal 2018), resta al 18° posto in Europa per investimenti complessivi in R&S. Un paradosso che rischia di rallentare l’arrivo delle innovazioni terapeutiche nel nostro Paese.

Il ruolo centrale dei pazienti nel percorso clinico

Un altro dato interessante emerso dall’indagine riguarda il coinvolgimento dei pazienti. Il 75,8% dei giovani ritiene fondamentale ascoltare il punto di vista del paziente nella valutazione di un nuovo farmaco, e il 72,3% auspica una loro partecipazione attiva nelle decisioni che riguardano la salute, dalla fase di studio alla terapia.

“Sound of Science”: ricerca e salute al centro del dibattito

Queste riflessioni sono state al centro dell’evento “Sound of Science”, ospitato lo scorso 4 luglio nella sede di Palazzo Lombardia a Milano. L’iniziativa ha riunito rappresentanti istituzionali, medici, ricercatori e stakeholder del settore salute, con l’obiettivo di definire una visione comune per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione in Italia.

Valentino Confalone, Amministratore Delegato di Novartis Italia, ha rilanciato l’appello a un cambio di paradigma nella gestione della sanità: “Dobbiamo superare la logica a silos e abbracciare un modello basato sulla centralità dei dati, sui percorsi di cura e sul valore generato per il paziente. Solo così potremo garantire l’accesso tempestivo alle cure e stimolare la crescita di un settore vitale per il Paese”.

L’evento ha rappresentato anche una nuova tappa del progetto “Partner per il futuro”, nato nel 2023 per promuovere un dialogo attivo tra giovani, istituzioni e mondo scientifico, nella prospettiva di un’evoluzione sostenibile e innovativa del Servizio Sanitario Nazionale.

Foto (Ansa): Valentino Confalone