Netflix e giganti tech sempre meno trasparenti: “Così nascondono ciò che non funziona più”

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Diverse aziende tecnologiche smettono di pubblicare i dati chiave sui loro conti. Una mossa che solleva interrogativi sulla trasparenza e i reali problemi interni dei colossi del digitale.

Immaginate di comprare una casa senza poterne vedere gli interni. Il tetto potrebbe perdere, ma i venditori non vogliono che lo sappiate.

È questa – secondo Martin Peers, co-executive editor di The Information – la sensazione che oggi provano sempre più investitori alle prese con alcuni dei maggiori colossi tecnologici, che scelgono di non comunicare più dati fondamentali per comprendere lo stato reale del proprio business.

“Ancora più sorprendente è che molte di queste aziende – come Netflix e Apple – con il tempo riducono progressivamente le informazioni che condividono. L’unica conclusione possibile: non vogliono che si sappia cosa sta andando storto all’interno” osserva Peers.

Dove sono finiti i dati degli abbonati di Netflix?

L’ultimo caso è quello di Netflix, che giovedì ha pubblicato il suo rapporto sugli utili del secondo trimestre annunciando una crescita dei ricavi del 16%, leggermente sopra le aspettative.

Il merito, spiegano i vertici, sarebbe di “un numero maggiore di abbonati, prezzi più alti e un incremento delle entrate pubblicitarie”.

L’azienda però non divulga più il numero dei suoi abbonati -storicamente il più osservato dagli analisti – dalla fine dell’anno scorso.

Il co-CEO dello streamer, Greg Peters, ha motivato la scelta dicendo che il conteggio degli abbonati era “sempre meno accurato nel rappresentare lo stato dell’azienda”.

Ma insieme a questo viene a mancare anche il ricavo medio per abbonato, oltre al fatto che l’azienda non ha mai reso noto il fatturato pubblicitario.

Anche Roku ed Apple chiudono le porte

Hanno scelto di fornire meno informazioni, lasciando agli investitori un’idea parziale del reale stato di salute dell’azienda anche Roku e Apple.

Roku, l’azienda produttrice di dispositivi per lo streaming, non fornisce più il numero di famiglie che usano il suo servizio e il ricavo medio per utente dalla fine dell’anno scorso. Da quando cioè il ricavo per utente ha smesso di crescere in seguito all’espansione nei mercati internazionali, dove i prezzi sono più bassi.

Anche Apple nell’ultimo decennio ha via via ridotto la quantità di informazioni fornite nei bilanci trimestrali. Un tempo comunicava dettagliatamente il numero di iPhone e iPad venduti, le spese in conto capitale e le previsioni sugli investimenti futuri.

Oggi, invece, non rende più noti i volumi di vendita per prodotto, lasciando spazio solo ai ricavi complessivi. Così facendo, eventuali cali nelle unità vendute possono essere nascosti da semplici aumenti di prezzo.

Cresce la frustrazione degli investitori

Non è un caso che le azioni di Netflix abbiano registrato un calo in borsa del 5% venerdì, all’indomani della pubblicazione dei risultati trimestrali.

“Gli investitori non devono esserne rimasti impressionati. Ma se avessero avuto più informazioni, la loro visione sulle prospettive dell’azienda avrebbe potuto essere diversa” conclude Peers.

Foto (Ansa) : Ted Sarandos, il co-ceo di Netflix