Rsf striglia i media pubblici Ue. Allarme sulla Rai diventata portavoce di governo

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Le pressioni politiche sono tra le sfide che i media pubblici devono affrontare a ridosso dell’entrata in vigore del Media Freedom act, scrive la Ong. Italia e Ungheria tra i paesi in cui la situazione è maggiormente preoccupante su questo fronte.

A meno di un mese dall’entrata in vigore della legislazione Ue sulla libertà dei media (Emfa, 8 agosto 2025), Reporters sans frontières (Rsf) pubblica il nuovo rapporto ‘Pressioni sui media pubblici: un test decisivo per le democrazie europee’.
Facendo il quadro delle minacce e delle problematiche che i servizi pubblici Ue devono affrontare, l’Ong ha avanzato anche una serie di raccomandazioni utili per creare i media pubblici di domani.

Sfide politiche ed economiche

“I media del servizio pubblico europeo stanno vivendo una serie di crisi su più fronti”, si legge nell’analisi. In evidenza problemi economici, tecnologici e politici, per le pressioni dei governi.

Sul tema del finanziamento, Rsf ha rimarcato come il canone sia particolarmente bersagliato, non solo nei paesi che hanno attraversato o attraversano fasi di austerità, come Spagna, Italia e Portogallo, ma anche il paesi più economicamente stabili come Svizzera e Germania.
Il canone tra l’altro è considerato uno dei principali campi di intervento quando si tratta di ridurre le tasse, spesso con fini populistici.

Italia e Ungheria esempi allarmanti

Ampio spazio al tema delle pressioni politiche. Secondo lo studio, oltre il 50% della popolazione negli Stati membri ritiene che ci siano pressioni sui media pubblici. Per il 55,17% queste pressioni sono di natura politica.

Su questo fronte, il report ha bacchettato, particolarmente la Rai “trasformata in portavoce governativo” o quello ungherese, divenuto “l’officina di propaganda del potere”.
“Se i successivi governi di questi ultimi dieci anni hanno sempre tentato di influire sul servizio pubblico rappresentato dalla Rai, quello di Giorgia Meloni, al potere da ottobre 2022, è nettamente più offensivo”, continua Rsf, citando il nostro Paese tra gli esempi più allarmanti in Europa.

In un capitolo ad hoc intitolato ‘Da Mamma Rai a Telemeloni’, l’Ong sottolinea, tra l’altro, che i giornalisti Rai “denunciano un netto aumento delle pressioni della direzione dell’azienda dall’arrivo al potere del governo di estrema destra, portando ad una notevole autocensura e alla cancellazione di figure critiche”.

Raccomandazioni

Nel testo inserite poi una serie di raccomandazioni. Tra queste Rsf ha indicato lo sviluppo di pratiche comuni per il controllo del pluralismo, la creazione di un organo indipendente per valutare i bisogni finanziari dei media pubblici. Ma anche studiare un sistema di finanziamento attraverso una tassa sulle piattaforme digitali
garantire solide garanzie di indipendenza nel processo di nomina dei dirigenti dei media del servizio pubblico, che dovrebbe includere la partecipazione della società civile .