Il ministro britannico si scusa con la generazione di bambini esposti alla tossicità del web

Condividi

Secondo Kyle i bambini sono stati traditi dalla lentezza del governo nel rispondere ai cambiamenti tecnologici.

“Voglio chiedere scusa a ogni ragazzo sopra i 13 anni che finora non ha avuto alcuna protezione, e ai genitori che hanno lottato — invano — per tenere i loro figli lontani da certi contenuti, perché li abbiamo delusi.”

Con queste parole Peter Kyle, Secretary of State for Science, Innovation and Technology, ha ammesso le gravi responsabilità del governo che non si è mosso con sufficiente solerzia nell’affrontare il problema della sicurezza digitale dei minorenni.

In una intervista rilasciata a Mumsnet, sito web per genitori che ha raccolto le questioni più urgenti da sottoporre al ministro in occasione dell’entrata in vigore di nuove misure per la sicurezza online dei bambini, che impongono maggiori responsabilità alle piattaforme digitali per proteggerli da contenuti dannosi, Kyle ha detto che non si può più permettere che misure di sicurezza urgenti — rese necessarie dallo sviluppo tecnologico — impieghino sette anni per entrare in vigore e che questa inazione politica ha esposto  un’intera generazione di bambini a “contenuti tossici e turpi”.

Cosa prevede il nuovo Online Safety Act

In sintesi, a partire da oggi siti web e app saranno obbligati a proteggere i minori filtrando i contenuti dannosi e verificando l’età degli utenti.

I social media e i principali motori di ricerca dovranno impedire ai minori di accedere alla pornografia e a contenuti che promuovono o incoraggiano suicidio, autolesionismo, disturbi alimentari, bullismo, acrobazie pericolose e l’uso di sostanze nocive.

Le misure prevedono inoltre procedure per rimuovere rapidamente i contenuti pericolosi e i minori dovranno disporre di un modo semplice e diretto per segnalare eventuali problemi.

L’adesione a queste linee guida non è obbligatoria, se le aziende ritengono di disporre già di soluzioni alternative valide per rispettare i propri obblighi in materia di sicurezza digitale.

Le destinazioni ritenute “più a rischio”, come i social media, sono tenute ad avere sistemi di verifica dell’età “altamente efficaci” per identificare gli utenti minorenni. Chi ne è privo e non provvede a implementarli, deve garantire che tutti i contenuti offerti sul sito siano adeguati al pubblico dei più piccoli.

Il caso di X e Meta

Il social X ha detto che introdurrà tecnologie per la stima dell’età e controlli dei documenti d’identità.

Tuttavia, quando non sarà in grado di stabilire se un utente è maggiorenne, lo inserirà di default nelle impostazioni per contenuti sensibili, impedendogli di visualizzare materiale per adulti.

Metà, società madre di Facebook e Instagram, afferma di avere un approccio multilivello alla verifica dell’età. Possiede infatti un’impostazione predefinita per i minorenni, il teen account, per garantire ai più giovani la fruizione di contenuti adeguati.

“Alla fine spetterà alla Ofcom decidere se queste misure soddisfano i requisiti previsti dall’Online Safety Act (Osa) e, in caso contrario, ritenere le aziende responsabili” ha avvertito Mark Jones, partner dello studio legale Payne Hicks Beach.

Il ministro sotto pressione

Kyle è sotto pressione da mesi perché adotti misure più severe per limitare l’uso dei social media da parte dei minori.

Al vaglio del suo dipartimento anche l’adozione di coprifuoco digitale e limiti di tempo contro la dipendenza.

La baronessa Beeban Kidron, sempre più attiva in materia di sicurezza on line, ha chiesto in particolare che le nuove linee guida dell’Osa combattano la disinformazione e gli effetti di assuefazione delle piattaforme social.

No a misure radicali

Kyle si è detto più volte contrario all’idea di vietare completamente l’uso dello smartphone ai ragazzi.

“Sono gli stessi adolescenti a chiederci maggiore protezione online e a dirci di bloccare i contenuti inappropriati. Ma ci dicono anche: non toglierci i telefoni, perché ci sono tanti aspetti positivi.” ha spiegato.

Il ministro si è inoltre detto disposto a alzare l’età del consenso digitale a 16 anni, qualora lo ritenesse giusto.

“La vera domanda per me è: a che età un bambino dovrebbe essere autorizzato ad accedere a Internet e ai social media? Ho già fatto approvare una legge che vieta ai minori di 13 anni l’uso dei social, e per i 13+ impone contenuti adeguati all’età. Nessun minore di 18 anni dovrebbe avere accesso alla pornografia. Nessun minore di 13 dovrebbe vedere contenuti misogini e violenti. Non credo che aumentare l’età del consenso digitale possa da solo portare il cambiamento che la gente si aspetta.”

La necessità di un dibattito nazionale

Nell’intervista il ministro ha dichiarato di voler introdurre cambiamenti “molto rapidamente”, auspicando “un dibattito nazionale su cosa significhi avere un’infanzia sana online”.

“Nel mondo reale lo facciamo sempre: i genitori fissano coprifuoco, dieta, attività fisica…fa parte del linguaggio familiare. Ma sull’online, quel tipo di discussione collettiva ancora non c’è stata.”

35 ore a settimana sugli smartphone

Justine Roberts, fondatrice e ceo di Mumsnet, si è detta soddisfatta della nuova legge, che rappresenta una nuova protezione per i bambini contro materiale inadeguato, ma si augura che sia solo il primo passo di una riforma ben più ampia, alla luce del fatto che un adolescente passa in media 35 ore a settimana sul suo smartphone, danneggiando la propria salute mentale.

“Le grandi piattaforme tech espongono ancora troppi ragazzi a pericoli attraverso algoritmi progettati per creare dipendenza, e i genitori sono profondamente preoccupati per l’effetto dei social sui cervelli in via di sviluppo. Il governo deve fare di più, e farlo più in fretta.”

Foto (Ansa): Peter Kyle