Secondo la segretaria generale del sindacato le aziende potrebbero disporre di maggiori risorse chiedendo al governo l’introito della Web Tax che ammonterebbe ad almeno 500 milioni di euro
‘’E’ vero che tutto ciò che riguarda il settore dell’informazione sia in crisi, dalla distribuzione alle edicole, alla pubblicità, ma tutto ciò, al di là della congiuntura economica, è l’amara conseguenza dell’assenza di investimenti da parte degli editori, che non si sono dimostrati in grado di definire modelli economici redditizi per la carta stampata e il web, in corrispondenza con l’innovazione tecnologica’’.
Lo dichiara la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, commentando con ‘Prima’ la sospensione delle trattative per il rinnovo del contratto. ‘’Gli editori – aggiunge – mirano solamente a ridurre il loro costo del lavoro, e a introdurre nuove regole peggiorative di diritti e trattamenti economici per i giornalisti’’.

La segretaria della Fnsi tiene poi a ripercorrere i punti salienti dei 15 mesi di confronto occorsi finora per il contratto della categoria che si è bloccato anche sulla semplice offerta economica triennale, considerata un ‘’ponte’’, tenuto conto che sul piano normativo le distanze erano parse troppo grandi, nonostante numerosi ‘’tavoli’’ tecnici. ‘’Ma anche sul congelamento dei nuovi e vecchi principi e affrontando solo l’aspetto economico – rileva – rispetto alla nostra proposta di 250 euro al mese in EDR (Elemento Distintivo Retribuzione) più un assegno una tantum a saldo del passato, gli editori si sono dichiarati disposti a un incremento, da noi inaccettabile, di soli 150 euro lordi in due o tre tranche annuali, quando l’ inflazione ha eroso quasi il 20 per cento dello stipendio nei dieci anni dall’ultimo contratto, per un importo di circa 420 euro’’.
Secondo Costante gli editori oltre a voler mettere mano il meno possibile al portafoglio non hanno nessuna idea di innovare, creando alcune tutele di fronte alle novità tecnologiche e normative generali. ‘’L’offerta ultimativa degli editori – precisa – era stata preceduta da una serie di rifiuti alle nostre proposte che puntavano a regolarizzare per contratto sia l’utilizzo della intelligenza artificiale, sia la legge dell’equo compenso per i produttori di contenuti, a impedire i forfait che oggi nelle aziende editoriali destrutturano il contratto: ho visto accordi che con soli 300 euro al mese riassorbono straordinari, domeniche e ogni tipo di festivo”.
La segretaria della Fnsi sottolinea poi il tentativo degli editori di far passare le nuove assunzione di giovani con un contratto depotenziato, che avrebbe contemplato fra l’altro una riduzione per ferie, super-festivi e per lo straordinario notturno, ed economicamente sarebbe ammontato a circa il 16 per cento in meno, che diventa il 23 per cento per le agenzie di stampa, dove sarebbe stata abolita l’indennità di agenzia. ‘’Chi è destinato, come soprattutto i giovani, a lavorare sul web, costretto a stare davanti al video ore ed ore – precisa – invece di avere le festività e lo straordinario notturno soppressi, dovrebbe avere una indennità per i turni disagiati’’.
Oltre al fatto che Il contratto deve restare prefigurato su tutta la categoria senza distinzioni generazionali, e non può esserci uno scambio tra incrementi economici a favore degli attuali assunti a fronte di sacrifici normativi e reddituali sulle nuove assunzioni, secondo Costante il livello retributivo d’ingresso, proposto per le nuove giovani assunzioni, diventerebbe anche eccessivamente ridotto, tanto più che già ai livelli attuali alcune aziende editoriali del nord hanno difficoltà a trovare giornalisti da assumere.
‘’Così – aggiunge – nonostante milioni di euro di aiuti pubblici ( 240 milioni di euro dal 2021) gli editori hanno ridotto il numero di giornalisti assunti ed hanno aumentato l’impiego dei precari sottopagati. Ora da parte nostra chiediamo almeno il recupero dell’inflazione, investimenti e linee guida per la trasformazione digitale, progetti per contrastare disinformazione e fake news. Gli editori, invece, continuano invece a dimostrarsi interessati solo al taglio dei costi e a chiedere fondi allo Stato, che non considerano però ‘’strutturali’’ e quindi sempre insufficienti per gli investimenti che sarebbero necessari, portando avanti ormai da anni una politica miope, di ripiegamento e senza professionalità, nonostante continue facilitazioni da parte dei governi, come i prepensionamenti a completo carico dell’Inps’’.
Tuttavia, secondo Costante, mancano anche di iniziativa. ‘’Oltre ai grandi gruppi, gli editori giornalistici – conclude – dovrebbero unirsi per ottenere dal governo la distribuzione dei fondi che potrebbe ottenere dalle OTT, Over The Top, attraverso l’applicazione a Google, Microsoft e Facebook della Web Tax, in grado di generare nuove risorse per almeno 500 milioni di euro’’.











