Quattro adolescenti europei su 10 hanno ridotto l’uso dello smartphone
Quattro adolescenti europei su dieci, tra i 12 e i 15 anni, hanno scelto consapevolmente di ridurre l’uso dello smartphone per tutelare la propria salute mentale. È quanto emerge da un’indagine condotta dal Guardian su oltre 20.000 ragazzi in 18 Paesi: in appena due anni, la percentuale di chi decide di limitare volontariamente il proprio tempo digitale è cresciuta dal 22% al 40%.
Una trasformazione significativa per una generazione spesso definita “nativa digitale”, che invece sembra sempre più consapevole dei rischi associati all’iperconnessione. Il dispositivo che ha accompagnato e plasmato la loro adolescenza viene ora messo in discussione, in nome di un maggiore equilibrio personale e cognitivo. Questo cambio di rotta rivela una maturità spesso sottovalutata e smentisce molte delle narrazioni semplicistiche e superficiali che circondano le nuove generazioni.
Il prezzo dell’iperconnessione
Una seconda ricerca condotta da Sapien Labs su oltre 100.000 giovani adulti, di età compresa tra i 18 e i 24 anni, ha evidenziato correlazioni allarmanti tra l’uso precoce dello smartphone e una serie di problematiche psicologiche. In particolare, coloro che hanno ricevuto il primo smartphone prima dei 13 anni manifestano più frequentemente ideazioni suicidarie, comportamenti ostili, difficoltà relazionali e problemi di autostima.
I social media incidono per il 40% sull’impatto negativo generale sul benessere mentale. I disturbi psicologici tra le ragazze sono aumentati del 9,5%. Per l’81% degli under 35, la dipendenza da smartphone è un fatto ormai assodato. Inoltre, il 90% dei giovani tra i 16 e i 35 anni sviluppa abitudini digitali dannose: il 57% utilizza il telefono fino a tarda notte, con conseguenti problemi di insonnia; il 50% sviluppa ansia da interazione; il 40% preferisce relazioni online a quelle faccia a faccia.
Detox digitale, quali sono gli effetti?
Il primo gennaio 2024 l’Olanda ha introdotto un divieto nazionale di utilizzo di smartphone e dispositivi digitali nelle aule scolastiche, diventando di fatto un laboratorio sperimentale su scala nazionale. Dopo un anno e mezzo, i risultati sembrano confermare l’efficacia della misura. Il 75% degli istituti secondari olandesi ha segnalato un miglioramento nella capacità di concentrazione degli studenti. Il 59% dei dirigenti scolastici ha notato una qualità più sana delle relazioni tra pari. Il 28% ha registrato un incremento nei risultati di compiti ed esami.
“La mancanza di smartphone migliora la concentrazione fino al 75%”, ha spiegato in un’intervista a Fortune Antonella Elena Rossi, pedagogista e psicologa. “Meno si usa il dispositivo, più si attivano aree del cervello che tenderebbero altrimenti ad ‘addormentarsi’, come quelle legate alla memoria, alla resilienza e alla capacità di attenzione”.
Dalle aule ai cortili: una rivoluzione sociale
Oltre agli effetti sul rendimento scolastico, la rimozione degli smartphone dalle scuole ha generato un cambiamento sociale visibile: meno isolamento volontario, più dialogo diretto, calo del cyberbullismo, maggiore interazione nei momenti di pausa. Gli studenti hanno riscoperto attività collettive e forme di gioco e socialità che sembravano perdute nell’epoca dello scroll infinito.
Come ha sintetizzato Freya Sixma, portavoce del consiglio delle scuole secondarie olandesi: “Il bando funziona. E piace anche a chi inizialmente era contrario”.
Altri Paesi europei che hanno limitato l’uso dello smartphone
La Francia, dal 2018, vieta l’uso di smartphone fino ai 15 anni durante l’orario scolastico (8-17), salvo eccezioni per scopi didattici. Il Portogallo, con il decreto-legge del 4 luglio 2025, ha introdotto il divieto per le prime sei classi in qualsiasi spazio scolastico, raccomandandolo fortemente anche per i livelli successivi: uno studio ha mostrato una riduzione del 57% dei casi di bullismo.
In Italia, una circolare del Ministero dell’Istruzione del 16 giugno 2025 ha esteso il divieto di utilizzo per l’intera giornata scolastica a tutte le scuole secondarie, con deroghe solo per bisogni educativi speciali. Il Regno Unito, attraverso linee guida del Dipartimento per l’Educazione, raccomanda il divieto per tutta la giornata scolastica; il 97% delle scuole inglesi ha già adottato restrizioni.
La Scozia, da febbraio 2024, permette ai presidi di introdurre divieti totali; il 79% degli insegnanti identifica gli smartphone come principale fonte di distrazione. In Finlandia, dal 1° agosto 2025, una legge nazionale consente l’uso di dispositivi digitali solo per scopi didattici fino alla nona classe, escludendoli da corridoi e mense. In Lussemburgo, dal 2025, le scuole primarie vietano del tutto i dispositivi, mentre le secondarie adottano tre livelli di restrizione.
La Francia ha esteso il divieto anche agli asili nido: dal 3 luglio 2025 è vietato l’uso di schermi per bambini sotto i 3 anni, con sanzioni fino a 50.000 euro per le strutture non conformi. In Spagna, alcune regioni (Catalogna, Galizia, Castilla-La Mancha) hanno imposto restrizioni fino ai 16 anni nelle aule e negli spazi comuni, con un calo del 40% negli incidenti disciplinari.
In Germania, alcuni Länder come Baviera, Brema, Hessen e Saarland hanno adottato divieti nelle scuole primarie, con misure più flessibili per le secondarie. In Irlanda, le linee guida del 2024 raccomandano il divieto fino ai 12 anni per gli smartphone e fino ai 15 per i social media, in accordo con le famiglie. In Norvegia, circa 400 scuole hanno implementato divieti con effetti significativi: -60% nelle visite psichiatriche femminili e -46% nei casi di bullismo. In Danimarca, le linee guida in vigore dal 2024 prevedono restrizioni severe, soprattutto nelle strutture per l’infanzia. Nelle Fiandre, in Belgio, il divieto già attivo nelle primarie è stato esteso alle secondarie per migliorare le competenze linguistiche.
La “generazione offline”
Non si tratta, tuttavia, di un rifiuto della tecnologia. Questa nuova generazione cerca un rapporto più sano e controllato con gli strumenti digitali. Come osserva Antonella Elena Rossi, non basta togliere i telefoni durante le lezioni: è necessario aiutare i giovani a costruire una consapevolezza critica sull’uso della tecnologia anche al di fuori della scuola. Occorre educare alla gestione dell’informazione, al riconoscimento delle fake news, alla comprensione del funzionamento dei social e dei meccanismi di dipendenza.
Quella che sta emergendo è una “generazione offline” che non vuole disconnettersi del tutto, ma riappropriarsi del controllo sul digitale, trasformando un gesto istintivo in una scelta consapevole e strutturata. Una tendenza significativa anche in vista dell’espansione dell’intelligenza artificiale, il cui uso non guidato rischia di avere effetti ancor più invasivi.
L’analogia con l’alcol
Un fenomeno simile si osserva nel rapporto tra Gen Z e alcol. Secondo una ricerca AstraRicerche per Heineken Italia, i ragazzi nati tra il 1997 e il 2010 bevono meno rispetto ai Millennial e mostrano una crescente preferenza per i mocktail, ovvero cocktail analcolici. Anche in questo caso, il cambiamento è frutto di una maggiore consapevolezza, in particolare sui danni del binge drinking.
Analogamente alla scelta di ridurre l’uso dello smartphone, i giovani cercano relazioni più autentiche e meno condizionate da dipendenze esterne. Per la Gen Z, la socialità è innanzitutto svago (62,6%), ma anche condivisione di passioni (45,4%) ed esperienze (44,1%). Il 37,9% riconosce nella socialità un elemento chiave per il proprio benessere psicologico, il che spiega l’attenzione crescente verso le conseguenze emotive di ciò che si consuma, fisicamente e digitalmente.
foto Roberto Borghi












