Emil Bove, che ha difeso Donald Trump in tre dei quattro processi penali che lo hanno coinvolto dalla fine del suo primo mandato, ha ottenuto un incarico a vita come giudice di un’importante corte d’appello federale.
Ieri il Senato degli Stati Uniti ha confermato, con un voto risicato di 50 a 49, Emil Bove, avvocato penalista difensore di Trump, giudice federale della Corte d’Appello del Terzo Circuito, una delle più rilevanti del Paese, competente per Delaware, New Jersey e Pennsylvania.
Due senatrici repubblicane, Susan Collins (Maine) e Lisa Murkowski (Alaska), si sono unite a tutti i Democratici nel votare contro.
La nonima di Bove ha suscitato profonda indignazione e allarme tra i Democratici, che la considerano un grave attacco all’indipendenza della magistratura e un pericolo concreto per la salute della democrazia americana.
Candidato molto controverso
Bove è considerato uno dei nomi più controversi tra quelli proposti da Trump alla magistratura federale.
Ex giudici, procuratori e dipendenti del Dipartimento di Giustizia avevano chiesto pubblicamente il ritiro della sua candidatura.
Durante le audizioni di conferma, Bove, 44 anni, che si è unito al Dipartimento di Giustizia come vice procuratore generale associato principale nel secondo mandato del presidente, ha negato di essere uno “scagnozzo” di Trump.
“Ha un solido background legale e ha servito il Paese con onore. Credo che sarà un giudice diligente, capace e imparziale”, ha invece dichiarato Chuck Grassley, senatore repubblicano e presidente della Commissione Giustizia, poco prima del voto.
Le accuse degli informatori
Durante il dibattito in Senato, Bove ha anche respinto le accuse di alcuni informatori, secondo cui avrebbe mentito ai senatori riguardo al suo ruolo nell’archiviazione delle accuse di corruzione contro il sindaco di New York, Eric Adams.
Secondo i Democratici, il procedimento sarebbe stato ritirato dopo che Adams accettò di collaborare con le politiche migratorie dell’amministrazione.
Bove ha negato qualsiasi illecito.
Ha inoltre respinto l’accusa di aver incoraggiato il personale del Dipartimento di giustizia a violare la legge in materia di immigrazione, proponendo di rispondere con “un bel vaffanculo” al giudice che avesse bloccato le deportazioni.
Secondo l’organizzazione Whistleblower Aid e quanto riportato dal Washington Post, altri due informatori hanno consegnato documenti relativi a Bove al Dipartimento di Giustizia o a membri del Congresso, tra cui i senatori democratici Cory Booker e Adam Schiff, che hanno chiesto ufficialmente un’indagine interna, definendo le accuse di cattiva condotta “preoccupanti”.
Licenziamenti sospetti
“L’unica vera qualifica di Bove sembra essere la sua cieca lealtà a questo presidente.” ha detto il senatore democratico Dick Durbin, capogruppo della Commissione Giustizia.
E proprio in nome di una non sufficiente lealtà di numerosi procuratori a Donald Trump i Democratici accusano Bove di aver guidato licenziamenti di massa tra i suoi ex colleghi, compresi membri delle indagini condotte dal procuratore speciale Jack Smith in merito al coinvolgimento di Trump nel tentativo di sovvertire i risultati delle elezioni del 2020.
Appelli e proteste
Oltre 900 ex dipendenti del Dipartimento di Giustizia hanno firmato una lettera aperta chiedendo il ritiro della candidatura di Bove.
Un trend che si ripete
Trump ha già mostrato di premiare la lealtà personale nominando dei suoi ex avvocati a posizioni di rilievo all’interno dell’apparato giudiziario e governativo.
È il caso di Alina Habba, scelta come procuratrice federale capo del New Jersey e Todd Blanche, ora vice procuratore generale del Dipartimento di Giustizia.
Foto (Ansa): Emil Bove


















