Testo riforma Rai maggioranza bocciato da apposizione: “irricevibile, occupazione politica”

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È stato presentato oggi nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato (Piazza Capranica 72, Roma), il testo base per la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo.

Il documento, qui di seguito, che punta ad allineare la normativa nazionale al regolamento europeo, sarà illustrato dai senatori della maggioranza membri del Comitato ristretto per la riforma della Rai: Maria Stella Gelmini, Raffaele Speranzon, Roberto Rosso e Giorgio Maria Bergesio.

Gelmini (Noi Moderati): “rafforzare il ruolo del Parlamento nella governance Rai”

“La maggioranza ha lavorato per arrivare a un testo condiviso che conferma la Rai come servizio pubblico, sottolineando la necessità di garantirle risorse certe e di accompagnarne l’evoluzione verso una digital media company. L’obiettivo è rendere il Parlamento protagonista nel percorso di nomina degli organi dell’azienda, un ruolo centrale riaffermato anche dalla Commissione di vigilanza”. Lo ha dichiarato Mariastella Gelmini, capodelegazione al Senato di Noi Moderati e componente del comitato ristretto per la riforma della Rai, a margine della presentazione del testo unificato.

Rosso (Fi): sì a emendamenti opposizione se in linea con Emfa

“Partiamo da undici disegni di legge che oggi diventano uno e su questo testo c’è totale convergenza della maggioranza ma abbiamo aperto a tante modifiche dell’opposizione. Tutto è migliorabile, a settembre ci sarà il periodo dedicato agli emendamenti. Siamo disponibili ad ascoltare purché si vada nella direzione stabilita dall’Emfa della trasparenza e della governabilità. Tanto è vero che abbiamo tolto al governo molte nomine, le farà il Parlamento. Abbiamo stabilizzato risorse e portato a cinque anni la durata del Cda. La nomina dell’ad non sarà più da parte del governo ma dal consiglio di amministrazione. Insomma una Rai più libera di agire e di fare piani industriali di lungo periodo”. Lo ha detto il senatore di Forza Italia Roberto Rosso, membro del comitato ristretto per la riforma della Rai, a margine della presentazione del testo.

Testo-unificato-RAI-last-29-luglio-2025

Le reazioni

Pd-M5S-AVS-IV-AZ e +Europa: testo irricevibile

Il cantiere delle opposizioni per la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo si è riunito oggi per definire le linee di azione comuni, ispirate ai principi dell’European Media Freedom Act. Al tavolo hanno preso parte Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione, +Europa oltre a esponenti della società civile “impegnati per un’informazione libera e pluralista”. Durante l’incontro, si legge in una nota, “è stato giudicato irricevibile il testo presentato dalla maggioranza: una proposta che mira a una vera e propria occupazione politica della Rai, altro che indipendenza”.

“L’ipotesi di elezione dei componenti del Cda e della presidenza, senza quorum qualificato -viene sottolineato- è infatti un vero e proprio atto di forza che punta a garantire alla maggioranza un controllo assoluto sul servizio pubblico, in totale disprezzo del pluralismo e dell’indipendenza in senso editoriale e funzionale della Rai”. Nel testo della maggioranza “mancano procedure e criteri trasparenti, anch’essi atti a garantire l’effettiva indipendenza della Rai; non viene chiarito il perimetro del servizio pubblico, non si garantisce trasparenza né un monitoraggio esterno efficace, e si ignora del tutto il tema cruciale delle risorse economiche per assicurare un servizio pubblico di qualità”. Inoltre, “non si dice nulla sull’annoso tema delle porte girevoli tra i nominati nel Cda”

Floridia: molte più ombre che luci

“Finalmente il testo base della riforma Rai è stato depositato in Commissione Lavori Pubblici al Senato. Un testo che presenta molte più ombre che luci. Prendiamo atto del fatto che la maggioranza, pur in ritardo sull’urgenza dell’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act, ha accolto alcune delle istanze minime previste dal regolamento europeo. Era doveroso farlo. Tuttavia, nel merito, ci sono aspetti che restano altamente critici e non ci soddisfano affatto”. Così in una nota il presidente della commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia. ”Il superamento della nomina governativa diretta dei membri del cda è un passo avanti solo apparente – continua – la nuova composizione del consiglio, che vede 6 membri su 7 di derivazione parlamentare con nomine che dopo le prime due votazioni possono essere accordate a maggioranza assoluta, ripropone il rischio di una Rai ostaggio della maggioranza di turno”.

Barbara Floridia (Foto Ansa)

”Questo modello non garantisce indipendenza, ma ripropone logiche spartitorie, già viste e già fallite – prosegue il presidente della commissione di vigilanza Rai – Per questo noi chiediamo che le nomine avvengano sempre a maggioranza qualificata. Siamo contrari anche alla norma che consente di ratificare l’elezione del presidente con la sola maggioranza assoluta della Commissione di Vigilanza già al terzo scrutinio. Un compromesso al ribasso che, di fatto, apre la strada a un controllo politico pieno anche su questa figura di garanzia, vanificando l’intento dichiarato di rafforzare il pluralismo. Apprezziamo invece la stabilizzazione del mandato del Cda a cinque anni, ma solo se accompagnata da una selezione dei consiglieri basata su criteri trasparenti e rigorosi di professionalità. Sul fronte del finanziamento, la proposta di un tetto massimo ai tagli non ci soddisfa. Non ci si può accontentare della ‘non riduzione eccessiva’ del canone”.
”L’unica garanzia vera per un servizio pubblico libero e indipendente – aggiunge Floridia – è l’introduzione di una soglia minima di risorse stabilita nel contratto di concessione, legata all’inflazione e aggiornata regolarmente, nel solco di quanto richiesto dall’Emfa quando impone di garantire risorse stabili al servizio pubblico. Altrimenti, ogni anno la Rai resterà appesa alle decisioni, in certi casi ai ricatti, della politica. Quanto alla possibilità di cedere partecipazioni societarie rilevanti, pur mantenendo il controllo azionario, restiamo molto, molto contrari: la privatizzazione collide frontalmente con l’idea del servizio pubblico”.
”Per il resto, attendiamo di approfondire il testo in dettaglio, ma già da ora possiamo dire che a settembre presenteremo emendamenti decisivi. Sarà quella la prova di verità: se la maggioranza vorrà davvero aprire un confronto serio e costruttivo, noi ci saremo. Ma se si sceglierà ancora una volta la strada della riforma unilaterale, a colpi di numeri, sarà un errore gravissimo. Un errore che comprometterebbe la credibilità del servizio pubblico e ci esporrebbe direttamente al rischio di sanzioni europee”, conclude.

Alberto Barachini (Foto Ansa)

Barachini: bene, ora condivisione opposizioni

“Garantire e consolidare trasparenza, pluralismo, indipendenza del servizio pubblico e certezza di risorse in linea con il Regolamento europeo sulla libertà dei media sono gli obiettivi per i quali il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ha lavorato in sede europea attraverso l’Ufficio per gli Affari Internazionali e nel confronto sempre produttivo all’interno del Governo. Per questo oggi desidero esprimere il mio plauso alle forze di maggioranza in Parlamento che si sono impegnate per trovare un accordo su un testo solido che risponde ai criteri dell’Emfa e che è di fatto un testo base pronto ad accogliere anche i contributi dell’opposizione. Il mio apprezzamento va anche all’attento lavoro dei relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, commenta il testo unificato della maggioranza presentato nella Commissione Comunicazioni e Innovazione Tecnologica del Senato.
“Il futuro del Servizio pubblico, la principale azienda culturale del Paese, deve essere – ha dichiarato – un obiettivo comune di tutte le forze parlamentari con la volontà di tutelare la libertà di informazione, il diritto dei cittadini ad essere informati e l’offerta di contenuti identitari di qualità”.

Pd: governo vuole controllo completo servizio pubblico

“Siamo molto lontani dal Media Freedom act e dalla realtà. Il testo base presentato oggi dalla maggioranza dà di fatto pieni poteri ai partiti di governo, offrendo loro la possibilità di eleggersi da soli tutti i consiglieri di amministrazione e anche il presidente della Rai”. Così una nota del capogruppo democratico nella Commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano a cui fa eco Ruotolo.
“Altro che Media Freedom Act: qui siamo lontanissimi dagli standard europei sull’indipendenza dei media. Il testo base presentato dalla maggioranza è una riforma che centralizza il potere sulla Rai, consegnando di fatto al governo il controllo completo del servizio pubblico”. Così in una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd.
“Sei consiglieri su sette saranno eletti dalle Camere, e già dalla terza votazione basterà la maggioranza assoluta: significa che la maggioranza di governo potrà eleggersi da sola l’intero consiglio di amministrazione e anche il presidente. È l’ennesimo colpo all’autonomia del servizio pubblico e un passo indietro rispetto al pluralismo, alla trasparenza e alla buona governance che l’Europa chiede. Una riforma che piega la Rai al controllo politico e affossa ogni ambizione di renderla davvero indipendente e al servizio dei cittadini”.

Maria Stella Gelmini (foto LaPresse)