Dal Washington Post alla CBS, sempre più media pronti a compiacere Trump. E’ così che, secondo l’analisi del giornalista Robert Reich, muore la democrazia
L’ultimo ad essere stato messo a tacere da Donald Trump nel tentativo di sopprimere ogni critica a lui diretta, è Eduardo Porter, “uno dei critici più intelligenti e riflessivi” dell’attuale amministrazione americana.
Ieri Porter ha pubblicato il suo ultimo editoriale sul Washington Post e in una email diffusa ha motivato il suo abbandono del giornale: “Jeff Bezos e il suo nuovo responsabile della sezione Opinioni stanno portando il giornale su una strada che non posso seguire, orientata alla promozione incessante dei mercati liberi e delle libertà personali… Non ho idea di quanto ciò sia motivato dalla paura di Bezos di cosa Trump potrebbe fare ai suoi vari interessi economici, la maggior parte dei quali per lui valgono più del Post.”
Robert Reich, ex ministro del Lavoro degli Stati Uniti, professore emerito di politiche pubbliche all’’Università californiana di Berkeley, editorialista del Guardian Us e autore di una newsletter su Substack, sostiene che Bezos “ha impedito al Post di sostenere Kamala Harris. Amazon ha fatto una grossa donazione per l’insediamento di Trump. E Bezos era presente, in prima fila, al giuramento presidenziale di Trump. Perché? Perché Bezos ha fondato una serie di mega-corporazioni, tra cui Amazon, che dipendono dal favore di Trump e che potrebbero essere gravemente danneggiate se Trump decidesse di vendicarsi contro di lui”.
Il caso Colbert
E’ il caso di Stephen Colbert, storico conduttore di The Late Show su CBS e leader degli ascolti tra i talk show notturni americani.
Lo scorso 17 luglio Colbert si è visto cancellare il programma a causa di improbabili motivi economici, tre giorni dopo aver definito in diretta l’accordo “una grossa, grassa tangente”.
“Tutto questo mentre i proprietari di Paramount cercano di ottenere l’approvazione dell’amministrazione Trump per vendere la nostra rete a un nuovo acquirente, Skydance.” ha aggiunto Colbert.
Approvazione che non ha tardato ad arrivare, la settimana successiva, con l’ok della Federal Communcations Commission (Fcc)
Per chiudere l’accordo, tuttavia, Skydance ha promesso di eliminare tutti i programmi statunitensi per la diversità, equità e inclusione (Dei) sia alla Paramount sia in CBS, e di istituire un nuovo “mediatore” che si occuperà delle “segnalazioni di presunti pregiudizi nelle notizie (cioè, presumibilmente, qualsiasi cosa sia critica verso Trump)”.
Le conclusioni di Reich
“Diciamolo chiaramente”- scrive Reich – “Bezos ha messo a tacere ogni critica a Trump nelle pagine editoriali del Washington Post perché teme la sua ira”.
E temono la sua ira anche Cbs e Paramount, Skydance e le università americane, che spesso hanno denunciato le sue azioni illecite e incostituzionali e smentito le fake news da lui divulgate, come l’idea che il cambiamento climatico sia una invenzione.
L’appello a salvare la democrazia
Da queste osservazioni nasce l’accorato appello di Reich (di cui il 5 agosto uscirà in libreria “Coming Up Short: A Memoir of My America“) a resistere all’autoritarismo di Trump:
“Amici, è così che muore la democrazia.
Il silenziamento sta avvenendo in tutta l’America perché Trump non sopporta le critiche, perché è vendicativo fino all’estremo, e perché è disposto e capace di usare ogni dipartimento e agenzia del governo federale per punire le aziende mediatiche o le università che lo criticano.
Vergogna per ogni testata giornalistica o università che permette a Trump di ridurla al silenzio.
Trump è un despota pericoloso.
L’America ha bisogno degli Eduardo Porter, degli Stephen Colbert e di tutti coloro che nei media e nel mondo accademico hanno aiutato il Paese a comprendere quanto profondamente pericoloso sia Trump.
Foto (Ansa): Robert Reich


















