Trimestrali record per le Big Tech, ma il mercato si aspetta di più dall’AI

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Numeri sopra le attese per Microsoft, Meta, Amazon e Apple nel secondo trimestre dell’anno, ma, quando le operazioni nell’IA non convincono gli azionisti, i titoli tentennano.

È tornata la stagione degli Earnings, il momento in cui le principali aziende tech pubblicano i risultati finanziari del trimestre.

Microsoft: crescita solida e investimenti miliardari

L’azienda con sede a Redmond ha registrato risultati ottimi con ricavi pari a 76,4 miliardi di dollari (+18%) e un utile operativo di 32 miliardi (+17%).

La voce più interessante è quella di Azure, la piattaforma di cloud computing, in crescita del 39%.

Per la prima volta la società ha rivelato il fatturato annuale del segmento cloud, pari a 75 miliardi di dollari.

Gli inserzionisti mostrano grande fiducia ed il titolo continua a salire, raggiungendo una capitalizzazione di oltre 4000 miliardi di dollari, seconda solo a Nvidia.

Il costo della crescita è tuttavia elevato ed infatti nel trimestre corrente Microsoft farà investimenti per 30 miliardi di dollari, che si prevede saliranno a 120 miliardi per l’intero periodo annuale.

Meta: pubblicità e smart glasses

Meta ha registrato ricavi per 47,5 miliardi (+22%) e un utile operativo di 18,3 miliardi (+36%). La crescita arriva soprattutto dalla pubblicità, con un +11% nelle impressioni e un +9% nel prezzo medio per annuncio.

Gli utenti attivi giornalieri sono aumentati del 6%, toccando quota 3,48 miliardi.

Cresce anche il comparto hardware: sono  triplicate le vendite dei Ray-Ban Meta (gli occhiali smart prodotti da EssilorLuxottica) nel primo semestre dell’anno, e la capacità produttiva è destinata a salire.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Meta ha accelerato sia con assunzioni che con investimenti infrastrutturali, mentre la sua chatbot Meta AI ha superato il miliardo di utenti mensili.

La strategia pare convincere il mercato ed il titolo è salito di oltre il 10%.

Amazon: retail e adv in crescita, ora l’AI entra nel vivo

Amazon ha registrato ricavi per 167,7 miliardi (+13%) e un utile operativo di 19,2 miliardi (+31%).

Le vendite online hanno raggiunto i 61,5 miliardi, mentre la pubblicità ha generato 15,5 miliardi (+22%).

La novità principale riguarda l’intelligenza artificiale: Amazon è la prima azienda tech a siglare un accordo con il New York Times (stimato tra 20 e 25 milioni l’anno) per utilizzare contenuti editoriali nei dataset per Alexa.

Un cambiamento significativo, soprattutto dopo i contrasti legali tra media e aziende AI.

Apple: risultati solidi, ma cresce l’incertezza

Apple ha chiuso il trimestre con 94 miliardi di ricavi (+10%) e un utile netto di 23,4 miliardi.

L’iPhone resta il traino, con vendite in crescita del 13%. Tuttavia, la vera sorpresa sono i servizi, che hanno generato 27,4 miliardi (+13%), rappresentando ormai il 28% del fatturato complessivo.

Nonostante i numeri, il titolo ha perso terreno. Pesano i timori legati alla Cina, lo spostamento della produzione in India e una strategia AI giudicata troppo conservativa.

Il CEO Tim Cook ha promesso un assistente Siri più evoluto entro il 2026 e ha lasciato intendere possibili acquisizioni in ambito AI.

Spotify: rallenta sulla pubblicità

Spotify ha chiuso il secondo trimestre con ricavi e utili operativi inferiori alle proprie stime, deludendo le aspettative del mercato.

A seguito della comunicazione, il titolo ha perso il 12% in Borsa.

Le cause principali del calo sono da ricercare, secondo gli analisti, nell’indebolimento del dollaro Usa rispetto all’euro e all’aumento dei costi operativi, in particolare per il personale.

Il segmento pubblicitario ha registrato una crescita del 5%, ma è un dato considerato deludente, soprattutto se confrontato con il +10% di crescita degli utenti gratuiti, la fascia cioè che genera la pubblicità.

Secondo diversi analisti, Spotify continua ad avere un problema strutturale: spinge attivamente i suoi utenti free verso l’abbonamento a pagamento, limitando così il potenziale del business pubblicitario.

Recentemente Spotify ha confermato l’uscita di Lee Brown, chief revenue officer dal 2019, assunto da DoorDash, la piattaforma di consegne a domicilio.

Il co-presidente Alex Norstrom ha commentato: “Il business pubblicitario non stava progredendo abbastanza, quindi abbiamo ritenuto opportuno un cambio di leadership.”

Il ceo Daniel Ek ha precisato che si è trattato di “un problema di esecuzione, non di strategia.”

Tuttavia, alcuni analisti sono convinti che Ek stia sopravvalutando le reali potenzialità pubblicitarie di Spotify, il cui modello di crescita è sempre stato orientato agli abbonamenti.

L’AI non è più una scommessa: deve fruttare

Il paradosso della situazione secondo gli analisti è questo: 5-6 Big Tech stanno registrando ottimi risultati e da sole rappresentano un terzo degli utili dell’intero dell’S&P500. Tuttavia i forti investimenti di queste aziende, soprattutto nel settore IA,  come segnala FactSet, fa sì che il 52% delle aziende dell’S&P500 stia perdendo margini.

Ciò rende il mercato inquieto, perché gli investitori vogliono che sempre più aziende riescano a trasformare l’IA in profitto.

Foto (YouTUbe): data center Meta