Trump chiede le dimissioni del ceo di Intel: “Rapporti troppo stretti con la Cina”

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Usando i social il presidente americano chiede pubblicamente la rimozione di un dirigente del settore privato, nel comparto dei semiconduttori che ritiene sempre più strategico a livello economico e militare

Il presidente Donald Trump ha chiesto le dimissioni immediate di Lip-Bu Tan, amministratore delegato di Intel, accusandolo di avere conflitti di interessi legati a investimenti in aziende cinesi, alcune delle quali vicine all’apparato militare di Pechino.

In un post sui social, Trump ha dichiarato che l’ad di Intel è “altamente conflittuale” e “non c’è altra soluzione se non le dimissioni”.

L’attacco ha provocato un calo del 3% delle azioni del colosso americano dei semiconduttori.

Trump ha rilanciato preoccupazioni espresse dai senatori repubblicani Tom Cotton, che questa settimana ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione di Intel chiedendo chiarimenti, e Bernie Moreno, che ha criticato l’azienda per i ritardi nei suoi piani produttivi negli USA.

Tan: una figura controversa

 Lip-Bu Tan è un cittadino americano naturalizzato e un noto venture capitalist.

Figura chiave dell’industria dei chip americana, Tan è stato a lungo ceo di Cadence Design Systems, condannata il mese scorso a una multa da 140 milioni di dollari per violazione delle normative sulle esportazioni verso enti legati alla difesa cinese. Tan non è stato personalmente incriminato.

Lo scorso marzo il manager è stato nominato ceo di Intel, con il compito di rilanciare l’azienda in difficoltà.

Secondo recente inchiesta di Reuters, Tan avrebbe investito, tra il 2012 e il 2024, sia in forma personale sia attraverso i suoi fondi, oltre 200 milioni di dollari in centinaia di aziende cinesi, alcune delle quali con legami diretti con l’esercito.

Le sue attività finanziarie sono finite anche in un rapporto del Congresso del 2024, che esaminava i legami tra capitali americani e aziende cinesi di interesse strategico.

La risposta di Intel: “Impegnati per la sicurezza nazionale”

In una dichiarazione ufficiale, Intel ha difeso il suo ceo affermando che Tan e l’azienda sono “profondamente impegnati a sostenere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Ha inoltre sottolineato i forti investimenti fatti nel Paese, in linea con l’agenda “America First”.

Gli analisti: possibile scontro su altri fronti

Secondo Patrick Moorhead, esperto del settore tech, Trump potrebbe utilizzare la vicenda Tan per fare pressione su Intel in merito ad altri dossier, tra cui le collaborazioni con aziende taiwanesi come TSMC o i ritardi sugli impianti produttivi statunitensi.

“È probabile che Intel abbia sottovalutato quanto fosse importante mantenere visibilità e collaborazione diretta con la Casa Bianca”, ha commentato.

Il settore dei semiconduttori è al centro delle politiche economiche e di sicurezza nazionale degli USA. Intel ha ricevuto miliardi di fondi pubblici per aumentare la produzione interna, ma i ritardi e i tagli occupazionali hanno sollevato preoccupazioni.

“Intel è stata vista come una speranza per la ricostruzione della capacità produttiva di chip negli Stati Uniti, ma ha faticato finora a concretizzarla”, ha affermato Janet Egan, ricercatrice senior presso il Center for a New American Security. “È importante garantire continuità nella leadership per sostenere questo processo di espansione.”