Rispettare il Codice Etico, l’invito dell’ad in una circolare ai dipendenti, segnalando che le violazioni saranno valutate sul piano disciplinare. Nessun riferimento preciso, ma secondo i componenti Pd della Vigilanza sarebbe un modo “per restringere sia la comunicazione, sia l’informazione dall’interno della Rai”
“Anche la pubblicazione sui profili social personali, come qualsiasi attività sui presidi digitali, è considerabile alla stregua di comunicazione ‘pubblica’ e pertanto vincolata dal Codice Etico”.
E’ l’altolà contenuto nella circolare che l’ad Rai, Giampaolo Rossi, ha inviato l’8 agosto ai dipendenti.
Un richiamo generale, che non contiene riferimenti a episodi specifici. Ma sono numerosi i volti noti dell’azienda molto attivi sui social.
“Diligenza, correttezza e buona fede”
L’invito è a uniformarsi ai principi di “diligenza, correttezza, buona fede e lealtà nell’utilizzo dei presidi digitali” nei post e commenti online. “Qualsiasi violazione – il monito – di quanto già normato sarà valutata sotto i profili disciplinari”.
Chi lavora per la Rai deve quindi attenersi alle “norme aziendali” che prescrivono che “la divulgazione di atti, notizie e informazioni relative all’azienda, in qualsiasi contesto ‘pubblico’ (compreso quello delle piattaforme social), sia di pertinenza esclusiva dell’Ufficio Stampa”.
Inoltre, si ricorda nella circolare ripresa da Ansa, “l’attività sui profili social aziendali pertanto (sia se centralizzata nelle responsabilità della Direzione Rai Play e Digitai, sia se eseguita dalle redazioni di alcuni programmi) deve rispondere unicamente all’esigenza di pubblicazione di contenuti editoriali e/o promozionali dei prodotti audiovisivi di competenza”.
Pd: paradossale limitazione di informazioni
Reazione critica da parte dei membri del Pd in Commissione di Vigilanza. “Anche se nascosta dietro ai principi di ‘diligenza, correttezza, buona fede e lealtà nell’utilizzo dei presidi digitali’, troviamo del tutto paradossale la circolare dell’Ad Rai, Giampaolo Rossi con cui limita la libertà dei dipendenti dell’azienda nell’utilizzo dei social con la minaccia di provvedimenti disciplinari contro i cosiddetti trasgressori”.
“A parte la divulgazione di informazioni protette da segreto contrattuale, non vorremmo, hanno commentato ancora, che la circolare fosse solo uno strumento per impedire di venire a conoscenza quello che avviene all’interno della Rai come se ‘i panni sporchi si lavano solo in casa’”.
“Un circolare ad hoc – la conclusione – per restringere sia la comunicazione, sia l’informazione dall’interno della Rai”.

















