In rete aumentano contenuti su suicidio e autolesionismo la denuncia di una associazione inglese, nonostante le misure di tutela introdotte dal governo del paese. Ma molti giovanissimi usano le Vpn per evitarle
Sui social media c’è uno “tsunami” di contenuti dannosi rivolti ai minorenni, in primo luogo video riguardanti il suicidio e l’autolesionismo.
A denunciarlo la Molly Rose Foundation, creata dalla famiglia di Molly Russell, ragazzina di Londra che si tolse la vita a 14 anni nel 2017 dopo aver subito forme di bullismo online e visto migliaia di immagini che spingevano a forme di autolesionismo.
Fenomeno in aumento
L’analisi condotta sulle principali piattaforme ha dato risultati allarmanti, fotografando un fenomeno in aumento,nonostante la stretta introdotta dal governo britannico con l’Online Safety Act.
Sono emersi centinaia di post che rimandavano al suicidio e al rischio di depressione rivolti proprio ai minorenni, in alcuni casi con oltre un milione di interazioni.
“La situazione è peggiorata anziché migliorare, nonostante le azioni dei governi, delle autorità di regolamentazione e di persone come me”, ha detto Ian Russell, presidente della fondazione e padre di Molly.
Di recente è entrato in vigore il riconoscimento dell’età, in base a controlli certificati, per i siti pornografici e tutti quelli con contenuti potenzialmente dannosi al fine di impedire l’accesso ai minorenni. Ma questa misura restrittiva, che arriva dopo altre introdotte in passato, ha mostrato una serie di limiti. Secondo la Children’s Commissioner Rachel de Souza, a capo dell’ente che tutela bambini e ragazzi in Inghilterra, molti minorenni ricorrono alle reti private (Vpn) per aggirare i controlli dell’età sui siti per adulti.












