Gaffe diplomatica Usa a Beirut infiamma i media libanesi

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Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria Barrack accende la polemica con dichiarazioni giudicate offensive dai giornalisti locali.

Ieri, durante una conferenza stampa a Beirut, Tom Barrack, ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per la Siria, mentre i giornalisti cercavano di porre domande al termine dell’incontro tra la delegazione americana e il presidente libanese Joseph Aoun, ha preso la parola per imporre ordine nella sala stampa affollata.

“Stabilirò un altro insieme di regole… per favore, fate silenzio per un momento. Il momento in cui tutto questo inizia a diventare caotico, quasi animalesco, ce ne andiamo,” ha detto Barrack.

“Comportatevi in modo civile, gentile, tollerante, perché questo è parte del problema che affligge la regione.”

Queste parole, pronunciate da un rappresentante ufficiale degli Stati Uniti, sono state giudicate offensive e denigratorie nei confronti dei giornalisti presenti.

Reazioni istituzionali e indignazione collettiva

La presidenza libanese ha pubblicato un comunicato ufficiale su X in cui esprime “rammarico per le dichiarazioni pronunciate inavvertitamente dal podio da uno degli ospiti”, ribadendo il proprio “pieno rispetto per i giornalisti e i rappresentanti dei media”.

Anche il ministro dell’informazione, Paul Morcos, ha condannato le parole di Barrack e sottolineato l’importanza del ruolo dei media in un Paese democratico.

 “Ci si aspetta che i membri delle delegazioni straniere rispettino le istituzioni e la stampa locale”, ha affermato.

Sindacati dei giornalisti: “Serve una scusa pubblica”

Le principali organizzazioni giornalistiche libanesi si sono unite nel condannare le parole dell’inviato americano.

Il sindacato dei fotoreporter ha definito le dichiarazioni di Barrack “un insulto diretto” e “un precedente pericoloso e inaccettabile”, chiedendo “scuse immediate e pubbliche”.

Il sindacato nazionale degli editori e quello dei giornalisti, denunciando un’“arroganza ingiustificabile” e la “mancanza di rispetto nei confronti della stampa”,  hanno richiesto una presa di posizione ufficiale da parte dell’ambasciata statunitense.

Alla richiesta di richiamo si è unito anche Ibrahim Musawi, deputato del partito sciita Hezbollah e presidente della commissione parlamentare per i media.

Il contesto diplomatico

L’episodio arriva in un momento delicato nei rapporti tra Washington e Beirut, con gli Stati Uniti impegnati in una fitta rete di contatti con le autorità libanesi nel quadro delle tensioni regionali e delle trattative sul dossier siriano.

In discussione in primis il futuro politico del paese, la presenza di forze armate sul territorio e la lotta contro il terrorismo.

Al momento, né la Casa Bianca né il Dipartimento di Stato hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’episodio.

Foto (Ansa): Tom Barrack