Da 20 a 80 produzioni estere in 15 anni: l’Italia si conferma hub europeo del cinema internazionale
Nonostante le accese polemiche che hanno accompagnato il dibattito sul tax credit cinematografico negli ultimi mesi, la presenza italiana alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha voluto ribadire con forza il valore strategico di questo strumento.
L’incontro ‘Cinecittà. Tax Credit. Cinema Globale’, organizzato da Cinecittà e APE – Associazione Produttori Esecutivi presso l’Italian Pavilion del Lido, ha rappresentato un momento di riflessione sui risultati ottenuti e sulle prospettive future.
Risposta alle critiche
L’evento ha visto riunite le voci più autorevoli del settore: Manuela Cacciamani (AD Cinecittà), Gian Marco Committeri (Presidente Smart Consulting Group), Marco Valerio Pugini (Presidente APE), Enzo Sisti e Clayton Townsend (produttori). La scelta di Venezia come palcoscenico per questo dibattito assume un significato particolare in un momento in cui l’efficacia del tax credit è stata messa in discussione.
Verso il primato europeo
“Le polemiche non possono oscurare i fatti concreti”, ha sottolineato Manuela Cacciamani. “Grazie agli investimenti realizzati, Cinecittà si prepara a diventare il primo hub europeo per la produzione audiovisiva entro metà 2026: 25 teatri di posa, 21mila metri quadrati di strutture e 10 ettari di backlot. Oggi le produzioni internazionali generano il 75-80% del nostro fatturato, dimostrando che il tax credit non è solo un costo per lo Stato, ma il motore di un’economia fiorente.”
L’Italia mantiene un vantaggio competitivo significativo, nonostante l’intensificarsi della concorrenza europea. Il recente deprezzamento del dollaro, che ha reso la produzione europea più cara del 10% per gli studios americani, rende questo incentivo ancora più prezioso.
I numeri
I dati presentati smontano ogni scetticismo: “Dai circa 20 film stranieri del quinquennio pre-incentivo, con una spesa di 300 milioni di euro, siamo passati a circa 80 produzioni negli ultimi cinque anni, per un investimento stimato di almeno 1,5 miliardi di euro”, ha precisato Marco Valerio Pugini. “Questi sono investimenti netti che generano significativi ritorni per l’Erario attraverso imposte, contributi e IVA, oltre agli effetti del cine-turismo su tutto il territorio nazionale.”
Trasparenza e controlli rafforzati
Consapevoli delle critiche sui cosiddetti “film fantasma”, il settore ha accolto positivamente le nuove misure introdotte dalla DGCA a giugno: obbligo di perizia sui costi, conti correnti dedicati per la tracciabilità, controlli più stringenti. “Queste sono misure necessarie per tutelare la credibilità del sistema”, ha spiegato Gian Marco Committeri. “Stiamo valutando l’introduzione di un ‘Tax Credit Manager’ per controlli in tempo reale durante la produzione, oltre a meccanismi che facilitino il finanziamento dell’incentivo, riducendo l’esposizione finanziaria dei produttori.”
Strategia per il futuro
L’incontro veneziano ha voluto lanciare un messaggio chiaro: il tax credit cinematografico non è solo un incentivo fiscale, ma una strategia industriale che ha trasformato l’Italia in un protagonista del cinema globale. Le polemiche, legittime nel dibattito democratico, non possono far dimenticare i risultati raggiunti e il potenziale ancora inespresso di questo strumento.
La sfida ora è perfezionare il sistema, mantenendo l’attrattività per gli investitori internazionali e garantendo al contempo la massima trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche.











