Dalla vice presidente dell’Authority, Ginevra Cerrina Ferroni, l’invito a denunciare. Inchiesta della commissione femminicidi. “Sentiremo le donne”
Denunciare sempre, segnalare i casi perché si tratta di “fatti gravissimi”. Contro i siti sessisti scende in campo il Garante della Privacy, che “ha poteri di intervento immediati”.
“Siamo da tempo in prima linea su questo fronte” a difesa della “dignità delle persone”, spiega la vicepresidente Ginevra Cerrina Ferroni. “Noi – ha detto ancora l’Authority – possiamo muoverci sia d’ufficio, come avevamo fatto avviando una prima istruttoria su Mia Moglie e Phica.eu, sia su segnalazione delle persone coinvolte. Suggerisco di fare sempre il reclamo al Garante”.
La Commissione sui femminicidi invece avvierà un’inchiesta. “E’ la sede più competente ad affrontare velocemente e seriamente la questione”, ha spiegato la Presidente Martina Semenzato fissando l’ufficio di Presidenza il prossimo 9 settembre “per stilare la lista di audizioni che coinvolgeranno Polizia Postale, gestori, aziende, piattaforme ma anche le donne e gli uomini implicati nelle vicende”.
Stretta su server e provider
Un’arma in più contro un fenomeno diffuso da anni sulla rete, ma che dopo il doppio scandalo del gruppo Facebook e del sito è salito all’attenzione dell’opinione pubblica con decine di denunce.
Gli inquirenti stanno pensando a una stretta sui server e sui provider, mentre le Procure indagano sulle segnalazioni presentate da chi, a sua insaputa, si è trovata data in pasto a commenti osceni, quando non proprio a minacce di violenze.
I precedenti
L’ondata di indignazione di questa estate, ricorda Ansa, ha avuto almeno un precedente, che risale al 2021. In quella occasione un gruppo di attrici di Amleta, l’associazione che promosse il MeToo anche in Italia, presentò una denuncia perché alcuni spezzoni di spettacoli con nudi scenici erano stati sottratti da un sito di promozione di rappresentazioni teatrali e diffusi su siti pornografici, “con le stesse modalità di commento che vediamo oggi. Si leggevano volgarità, insulti e inviti allo stupro virtuale” ha ricordato la presidente Cinzia Spanò.
Finì, di fatto, nel nulla: troppo complicata la procedura per rimuovere le immagini, troppo difficile risalire ai colpevoli, ma anche doloroso, a volte, presentare denuncia a fronte di forze dell’ordine “che spesso non sono formate e tendono a minimizzare”.
Ora Amleta potrebbe valutare l’idea di agire contro il sito Aznude.com, che raccoglie – senza contesto e suddivisi anche per nazionalità – spezzoni di film in cui le attrici appaiono nude, come durante le scene di sesso.
Le indagini sui casi più recenti
Nel frattempo proseguono le indagini, che potrebbero svelare nuove e gravi circostanze. Secondo alcuni esperti interpellati dai giornali, infatti, da Phica.eu – che raccoglieva foto di donne celebri e non – sarebbe stato possibile anche accedere a ‘stanze private’ dove gli utenti potevano scambiarsi file intimi. E poi c’è il titolare del sito: nonostante sia riconducibile a una società bulgara, il proprietario sarebbe un italiano, il che semplificherebbe le eventuali indagini.
Che procedono in più direzioni. “In gioco – a spiegarlo è ancora la vicepresidente del Garante Cerrina Ferroni – ci sono vari profili di responsabilità: quella dei gestori delle piattaforme che ‘ospitano’ fattispecie di reato che interessano anche la privacy; quelle di chi carica questi documenti, foto, video; quelle infine relativa alla miriade di commenti sessisti e violenti che si accumulano sotto questi post, in molti casi esempi di diffamazione aggravata. Servono dunque azioni su più fronti: il Garante è in prima linea – ha concluso – grazie ai poteri che gli attribuiscono il Regolamento europeo e il Codice Privacy”.












