Tra fede, algoritmi e la nuova educazione digitale
Un santo per il web
Carlo Acutis sarà proclamato santo il 7 settembre 2025. Già nel 2006, a soli quindici anni, quando creava la sua mappa online dei miracoli eucaristici, aveva intuito qualcosa che molti adulti stavano ancora scoprendo: internet non era un semplice passatempo, ma un nuovo linguaggio universale. Quella mappa è ancora consultata oggi in decine di Paesi, e lui è diventato il primo ‘santo di internet’ proprio nel momento in cui la società si interroga con urgenza sul rapporto tra giovani e tecnologie digitali.
La canonizzazione e il dramma generazionale
La sua canonizzazione arriva in un momento particolare. Proprio in questi giorni si parla della tragedia di Adam Raine, il ragazzo californiano che si è tolto la vita ad aprile 2025 dopo lunghe conversazioni con un chatbot di intelligenza artificiale. Due storie che sembrano opposte, ma raccontano la stessa generazione: quella che ha scoperto il web come spazio di creatività e comunità, ma anche come luogo dove la tecnologia può sostituire in modo pericoloso i rapporti umani.
Segnali di cambiamento
Eppure il panorama non è solo drammatico. Le grandi piattaforme digitali stanno dimostrando una sensibilità crescente: i sistemi di intelligenza artificiale ora incorporano avvisi e protocolli di emergenza quando rilevano fragilità negli utenti, e i social network moltiplicano gli strumenti di supporto psicologico. Sono passi ancora insufficienti, ma segnalano che qualcosa sta cambiando nella consapevolezza collettiva.
Gli influencer e l’eredità di Carlo
Nel frattempo, il mondo digitale continua a produrre nuove figure di riferimento. Gli influencer hanno da poco celebrato il loro ‘giubileo’ a Roma, presentandosi come una comunità globale di giovani che nella rete hanno trovato identità e seguito. Senza saperlo, stanno percorrendo la strada che Carlo Acutis aveva già tracciato: abitare il web come spazio espressivo e di condivisione. Non sarebbe sorprendente se proprio lui diventasse il loro patrono naturale.
L’avvertimento del Papa
La coincidenza temporale non è casuale. Mentre si proclama il primo santo di internet, il nuovo papa Leone XIV mette in guardia dal rischio di umanizzare troppo l’intelligenza artificiale, di confondere l’apparenza della coscienza con quella reale. Il dramma di Adam dimostra proprio questo: nessuna macchina, per quanto sofisticata, può sostituire l’empatia umana.
Due facce della stessa medaglia
La storia di Carlo Acutis e quella del giovane Adam non sono in contrapposizione, ma rappresentano le due facce della stessa medaglia. Internet amplifica tutto: i talenti e le fragilità, le connessioni e gli isolamenti. Può trasformarsi in comunità o condannare alla solitudine.
Una lezione per il futuro
È questa la lezione che emerge: la rete non è uno spazio neutro, ma un ambiente che, come tutti gli ambienti, richiede educazione, accompagnamento e responsabilità condivise. Il primo santo di internet e la tragedia di un ragazzo perso nel dialogo con una macchina ci ricordano la stessa urgenza: scegliere con consapevolezza la direzione da dare alla nostra vita digitale.
Inoltre, domenica 7 settembre andrà in onda su Rai 3 alle 8.00 di mattina ‘La mia autostrada per il cielo’, programma dedicato alla storia di Carlo Curtis e l’eucarestia.












