L’Italia, guidata da Julio Velasco ha trionfato al Mondiale femminile di pallavolo 2025, regalando al nostro paese una ulteriore vittoria storica che, dopo l’oro alle Olimpiadi di Parigi, continua a celebrare talento, dedizione e leadership sportiva. Un risultato che conferma il massimo impegno delle azzurre e la visione di un commissario tecnico esperto e carismatico. Questa edizione del Mondiale, dal nostro punto di osservazione, si è caratterizzata per la persistenza di un paradosso comunicativo che attraversa non solo il volley, ma gran parte del movimento sportivo femminile. Sebbene le atlete si mostrino al massimo livello tecnico e agonistico, la gestione tecnica delle squadre femminili resta per lo più affidata a uomini e, ripetiamo, non è una valutazione tecnico-sportiva ma esclusivamente una riflessione dal punto di vista comunicativo.
Un riflesso di dinamiche sociali e politiche più ampie
Pur senza nessi causali diretti e’ facile richiamare dinamiche sociali e politiche più ampie, come quelle che stiamo osservando negli Stati Uniti dove l’amministrazione Trump ha ridimensionato, per non dire cancellato, molte politiche di inclusione di genere, segnando una clamorosa battuta d’arresto nell’evoluzione verso la parità. Le scelte delle federazioni sportive nazionali sembrano richiamare, immaginiamo senza volerlo, un’adesione a quella che oggi, per semplicità, potremmo definire narrativa vicina alla visione MAGA. Edizione dopo edizione dei Mondiali si continua a constatare il persistere di logiche tradizionali che privilegiano, per motivi sicuramente tecnici e non ideologici, la leadership maschile, anche quando si tratta di squadre femminili di vertice.
La contraddizione comunicativa delle federazioni
Le federazioni investono in programmi di empowerment femminile, formazione e sviluppo dedicati alle atlete e alle figure chiave del volley. Tuttavia, questa spinta verso l’inclusione non viene poi finalizzata continuando a perseguire un modello di leadership tecnica ancorato a figure maschili. Le donne sono celebrate in campo ma raramente scelte per guidare la squadra dall’altra parte della rete.
Il rischio per l’immagine dello sport femminile
Il disallineamento tra la forza e il successo delle atlete e la composizione quasi esclusivamente maschile degli staff tecnici può indebolire la narrazione di uno sport femminile inclusivo e moderno. In un’epoca in cui anche nell’ambito dello sviluppo digitale e delle piattaforme social la coerenza tra valori dichiarati e azioni concrete viene sempre più scrutinata, soprattutto dalle giovani generazioni, questa discrepanza potrebbe ridurre il beneficio dell’investimento fatto dalle federazioni per lo sport femminile.
Progetti e iniziative per la leadership femminile nel volley
Da evidenziare comunque i segnali di cambiamento rappresentati da figure come Cassidy Lichtman (ex-atleta e Director of Volleyball per Athletes Unlimited), Jen Flynn Oldenburg (Presidente della American Volleyball Coaches Association dal 2025) e Tayyiba Haneef‑Park (head coach del San Diego Mojo, Pro Volleyball Federation) che rappresentano esempi concreti di donne protagoniste in ruoli tecnici e dirigenziali di alto livello. Intanto la Federation Internazionale Volleyball, nota con la sigla FIVB, la federazione internazionale che governa lo sport della pallavolo e del beach volley, ha adottato quote di genere che prevedono una presenza minima femminile nei board mondiali e continentali.
Una sfida e un’opportunità per il futuro
Le federazioni sportive nazionali stanno quindi cominciando a riconoscere che la leadership femminile in panchina non è solo una questione simbolica, ma costituisce un valore competitivo e una narrazione più autentica e coerente con i valori contemporanei. Solo attraverso questi passaggi si potrà raccontare uno sport femminile che rifletta davvero inclusione, forza e innovazione.










