La causa legale che deciderà il futuro del copyright nell’IA

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E’ in corso negli Stati Uniti una causa che è destinata a ridisegnare le regole future del copyright nel nuovo mondo dell’Intelligenza Artificiale. E non stanno mancando i colpi di scena. Si tratta della vertenza in atto tra Anthropic, società americana di IA che sviluppa i modelli linguistici Claude, e un gruppo di 500mila scrittori. Il possibile raggiungimento di un accordo, e la sua forma, potrà stabilire un precedente importantissimo per la giurisprudenza americana. Ma l’esito è ancora tutto da stabilire

Il caso: le opere scaricate illegalmente

Tutto parte da una class action intentata da 500mila scrittori americani che hanno accusato Anthropic di aver scaricato illegalmente i testi dei loro libri da piattaforme pirata. Questo per addestrare Claude e altri modelli di IA, che necessitano di enormi quantità di dati da elaborare per “imparare” e diventare più efficienti.

Al centro della disputa c’è il concetto di “fair use“, secondo il quale l’utilizzo libero di contenuti protetti da copyright può essere permesso senza autorizzazione per l’ addestramento di modelli di IA, ma non solo. In questo caso vi è anche un’accusa riguardante le modalità di ottenimento di tali contenuti, avvenuta per l’appunto utilizzando uno strumento illecito.

In poche parole: se la giurisprudenza americana può considerare legittimo lo sfruttamento libero di opere coperte da copyright per addestrare l’IA , legittima deve essere anche la modalità d’acquisizione di tali opere.

Tremila dollari ad opera il nuovo costo per l’IA?

Pochi giorni fa, si era diffusa la notizia che Anthropic aveva deciso di giungere a un accordo transattivo con gli autori, pagando 1,5 miliardi di dollari per chiudere la contesa. Una soluzione senza precedenti. Per la prima volta, infatti, verrebbe riconosciuto il principio che le opere utilizzate dall’IA si pagano. Ma non solo: verrebbe a crearsi anche un precedente economico, che definirebbe intorno ai 3.000 dollari il valore per ogni opera sfruttata (circa 500mila, infatti, le opere coinvolte).

“E’ evidente che il riferimento di 3.000 dollari per opera non resterà confinato all’editoria” aveva scritto su Agenda Digitale il CEO della Federazione Industria Musicale Italiana Enzo Mazza, che, ricordando le altre cause in sospeso di Anthropic con importanti player dell’industria discografica, prevedeva sulla scia di questo accordo possibili valutazioni miliardarie per i cataloghi musicali, fotografici o video in futuro.

Un potenziale rivoluzionario per l’intero mondo dell’editoria e delle industrie creative, che ancora non sono riuscite a trovare una tutela efficace contro l’abbuffata di contenuti da parte delle IA, nonostante il raggiungimento di accordi specifici con alcuni servizi.

L’alt del giudice Aslup

Ma per queste miracolose implicazioni, l’editoria dovrà aspettare. L’accordo, infatti è stato bloccato oggi dal giudice federale William Alsup, che ha evidenziato la mancanza di alcuni elementi fondamentali nel testo. In particolare, manca una lista specifica delle opere sfruttate e degli autori coinvolti. Un elenco non facile da stilare nel caso di un’azione di massa come questa, in cui alcuni autori rischiano di rimanere esclusi, mentre altri potrebbero approfittare del rimborso in maniera illegittima. La documentazione andrà consegnata in tribunale entro il 10 ottobre di quest’anno.

Anche questa decisione del giudice Aslup, in realtà, farà giurisprudenza. Per i prossimi accordi sul copyright sarà ora necessario esplicitare i dettagli di ogni opera utilizzata, senza potersi limitare a cifre generiche. Lo scenario regolamentale, così come gli sviluppi tecnologici dell’IA, è in continua evoluzione. Ogni vicenda giuridica contribuirà a definire, in una direzione o in un’altra, il futuro del copyright nella nuova era digitale.