Ranucci e Cairo

Sigfrido Ranucci vicino a La7. Ma i dubbi non mancano

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Ci sarà entro la fine del mese l’incontro decisivo tra Urbano Cairo e Sigfrido Ranucci per l’eventuale passaggio del conduttore di ‘Report‘ e di un suo programma a La7.

A quanto apprende LaPresse il patron di La7 ha più volte manifestato gli attestati di stima verso il conduttore. Ranucci in Rai è uno dei pochi conduttori di programmi ancora interni all’azienda di Viale Mazzini dopo che anche Monica Maggioni ha deciso di uscire dall’organigramma.

Ranucci approderebbe a La7 portando un programma di inchieste che non si potrà chiamare ‘Report’ perché la Rai ne è proprietaria, ma con una modifica del titolo. Tipo quanto fece a Mediaset Bianca Berlinguer che trasformò il suo ‘Cartabianca’ in ‘È sempre Cartabianca’. Chissà se Ranucci non pensi a un ‘È sempre Report’.

Sulla questione Adnkronos riferisce invece che “secondo fonti ben informate, non ci sarebbero trattative avviate per progetti televisivi”.

Floridia: per Rai sarebbe segnale devastante

“Se davvero la Rai dovesse perdere Sigfrido Ranucci, saremmo di fronte a un segnale devastante: lo smantellamento progressivo del servizio pubblico e l’appiattimento totale dell’informazione ai desiderata del governo Meloni. Sarebbe la conferma di una deriva in cui la professionalità e l’indipendenza viene sacrificata sull’altare del controllo politico”. Così la presidente della commissione di Vigilanza, Barbara Floridia, interviene sui rumors circa un possibile passaggio di Ranucci a La7.

“Non si può ignorare – aggiunge – il clima soffocante in cui Ranucci e la sua redazione sono stati costretti a lavorare negli ultimi due anni: attacchi continui da ministri ed esponenti di governo, nessuna parola di difesa da parte dei vertici Rai, totale silenzio istituzionale di fronte alle pressioni. Addirittura, caso probabilmente unico al mondo, un intero partito come quello di Fratelli d’Italia ha querelato la trasmissione. Ma soprattutto in questi anni abbiamo dovuto assistere a uno stillicidio di azioni utili solo a mettere i bastoni tra le ruote a Ranucci e alla sua squadra: dalla riduzione del numero di puntate al taglio delle repliche, dai ritardi nell’emissione delle matricole alla controprogrammazione di chi cura i palinsesti, fino ad arrivare ai moniti disciplinari e alla questione della stabilizzazione dei precari che verranno mandati nelle sedi regionali svuotando proprio redazioni come quella di Report. Tutto questo, mentre il programma continuava a registrare ascolti altissimi, confermandosi non solo una punta di diamante del giornalismo di inchiesta Rai, ma uno dei riferimenti più autorevoli e credibili di tutto il panorama mediatico italiano. Se l’uscita di Ranucci dovesse davvero concretizzarsi, non sarebbe un episodio isolato, ma l’ennesimo tassello di un disegno chiaro: ridurre al minimo gli spazi critici, neutralizzare l’inchiesta, indebolire ogni voce indipendente. Ed è proprio per questo che l’eventuale addio di Ranucci dalla Rai non riguarderebbe solo lui o una trasmissione: riguarderebbe la qualità della nostra democrazia. Rivolgo un appello ai vertici Rai: facciano il possibile per scongiurare questa ipotesi”, conclude Floridia.

Natale (CdA RAI): impensabile fare a meno di Ranucci

“Il servizio pubblico è da molti anni e deve continuare ad essere la casa di Sigfrido Ranucci. E’ impensabile che l’informazione Rai debba fare a meno di un’offerta apprezzata da milioni di cittadini, che tiene alta – pur in un contesto difficilissimo e sotto il fuoco di troppi attacchi politici – la migliore tradizione del giornalismo di inchiesta. Sono certo che Sigfrido, da sempre tifoso del servizio pubblico ancor prima che suo dipendente, non vorrà ammainare la bandiera di una vita e darla vinta a coloro che vorrebbero una Rai più spenta e più debole”. Lo afferma, in una nota, il consigliere d’amministrazione della Rai Roberto Natale.

Pd: scempio per servizio pubblico

“L’ipotesi di un addio di Sigfrido Ranucci alla Rai rappresenterebbe uno scempio e l’ennesima ferita al servizio pubblico. Se anche un professionista con il suo profilo, il suo rigore giornalistico e il suo radicamento nella tradizione di inchiesta di Report dovesse lasciare l’azienda, si sancirebbe in maniera definitiva la difficoltà del servizio pubblico a garantire autonomia, pluralismo e qualità dell’informazione”. Così in una nota i componenti Pd della Commissione di Vigilanza Rai.

Ci auguriamo che queste siano solo indiscrezioni di stampa e speriamo che non sia vero e che non accada una cosa del genere, altrimenti davvero sarebbe il segno più devastante che si vuole smontare completamente il servizio pubblico e di fatto si vuole privatizzare la Rai. Se così fosse sarebbe un disastro di ascolti e di share”, concludono.

M5S: sarebbe sconfitta servizio pubblico’

“La sola idea che Sigfrido Ranucci possa lasciare la Rai per La7 sarebbe la prova definitiva che il servizio pubblico non solo non difende il giornalismo d’inchiesta, ma fa di tutto per ostacolarlo”. Così gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato. “Quattro puntate di Report tagliate. Repliche ridotte. Nessuna soluzione per i precari che garantiscono qualità e continuità al programma, anzi: la prospettiva di mandarli nelle sedi regionali, colpendo direttamente la trasmissione -scrivono i M5S in Vigilanza- Il disegno chiaro: smantellare, pezzo dopo pezzo, l’unico spazio televisivo che da decenni porta numeri record e gode dell’affetto incondizionato del pubblico”.

La Rai “dovrebbe proteggere ‘Report’, non sabotarlo -proseguono gli esponenti M5S in Vigilanza- Il contratto di servizio impone la tutela del giornalismo d’inchiesta, ma quello che vediamo è esattamente l’opposto: un’azienda che rema contro i suoi stessi obblighi, mentre consegna al pubblico un segnale terrificante. Se Ranucci fosse costretto ad andarsene, non sarebbe una sua sconfitta: sarebbe la sconfitta della Rai, che avrà dimostrato di non essere più capace di difendere la sua missione e il diritto dei cittadini a essere informati”.