Armani, il testamento: entro 18 mesi l’inizio della vendita della maison

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Sono stati aperti e pubblicati i due testamenti lasciati da Giorgio Armani. Due i documenti – datati 15 marzo e 5 aprile – nei quali lo stilista, oltre a stabilire chi siano i beneficiari del suo patrimonio, ha definito il futuro del Gruppo della moda costruito in 50 anni di carriera.

La società alla Fondazione

La proprietà della società Giorgio Armani Spa va al 100% all’omonima Fondazione, che già ne deteneva lo 0,1% delle quote: il 9,9% di azioni in proprietà e sul 90% delle azioni il diritto di nuda proprietà.
A Pantaleo Dell’Orco, compagno del designer, va il 40% dei diritti della Giorgio Armani Spa. Il 30% dei diritti di voto andranno alla Fondazione. I nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana, invece, avranno diritti di voto pari al 15%.

Cessioni e quotazioni

Dopo 12 mesi ed entro i 18 mesi dall’apertura della successione dello stilista, la Fondazione dovrà “cedere in via prioritaria a uno tra il gruppo LVMH, gruppo EssilorLuxottica, Gruppo L’Oreal” il 15% della società Armani.
La quota potrà essere ceduta anche ad altre società o gruppo societario operanti nel mondo della moda e del lusso e di pari standing con le tre menzionate, con priorità per gruppi con cui Armani ha già partnership, individuato dalla fondazione con l’accordo di Leo Dell’Orco o, se non fosse più in vita, di Andrea e Silvana o loro superstite. 

Su impulso della Fondazione e con l’accordo di Leo, a partire dal terzo anno dalla successione ed entro il quinto si procederà alla cessione della maggioranza della società o, in alternativa, alla sua quotazione in Borsa. A uno degli acquirenti individuati per la cessione del 15% della società – Lmvh, Essilux o L’Oreal – potrà essere ceduta un’ulteriore quota per un minimo del 30% e un massimo del 54,9% del capitale. In alternativa, verrò effettuata la quotazione della società, senza che la Fondazione scenda sotto al 30,1%. 

Il 40% della partecipazione in EssilorLuxottica è destinata a Leo Dell’Orco e il restante 60% ai familiari, al netto di 100mila azioni che vanno a Michele Morselli e 7.500 azioni ciascuno a Giuseppe Marsocci, Laura Tadini e Luca Pastorelli.

Nel suo testamento il designer ha pensato anche al manager della sua società, Michele Morselli, e a sua figlia Bianca, che lo stesso stilista in una intervista tempo fa aveva confessato di considerare “quasi come mia figlia”. Nel testo infatti si destinano a Morselli due tranche Btp per un valore di 2.070.000 e 30.000.000, più il conferimento di una polizza a un fondo il cui controvalore andrà a Bianca tra i 25 e i 30 anni di età. 

I principi fondanti del testamento

Fra i “principi fondanti” per il futuro della Fondazione c’è “la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza“, “la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato“, “l’attenzione all’innovazione, eccellenza, qualità“.
Si parla poi “cauto, approccio ad acquisizioni volto unicamente a sviluppare competenze non esistenti internamente da un punto di vista di mercato prodotto o canale”.

Il patrimonio immobiliare

Il patrimonio immobiliare dello stilista, in capo alla società L’Immobiliare Srl, va per il 75% alla sorella Rosanna e ai nipoti Andrea Camerana e Silvana Armani, mentre il 25% viene destinato agli in nuda proprietà. L’usufrutto è assegnato a Leo Dell’Orco. L’Immobiliare è proprietaria degli immobili di Saint Tropez, Antingua, Broni e Pantelleria.

La casa di Saint Moritz va in nuda proprietà ad Andrea Camerana, con usufrutto a Leo Dell’Orco, cui va pure il secondo appartamento di New York, mentre il primo va a Rosanna, Silvana e Andrea e la casa di Parigi a Silvana. A Morselli e la famiglia l’utilizzo della casa di New York, di Saint Tropez – che va a Leo – e di Antigua, oltre che di alcune settimane a Pantelleria.

A Dell’Orco anche l’usufrutto a vita del palazzo di via Borgonuovo a Milano, dove lo stilista viveva. Nel testamento è stato disposto anche che gli arredi e gli ornamenti (con l’eccezione di un quadro di Matisse e di una foto di Rayman) “non vengano rimossi da dove si trovano” e rimangano come “complemento dell’immobile” finché “Pantaleo Dell’Orco “voglia viverci”.  

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