L’Assemblea generale dell’ONU ha approvato con 142 voti a favore, inclusa l’Italia, la Dichiarazione di New York che traccia un percorso verso la creazione di uno Stato palestinese sovrano, escludendo Hamas dal processo politico e condannando esplicitamente gli attacchi del 7 ottobre contro civili israeliani.
Contrari sono stati Israele, Stati Uniti e pochi altri Paesi.
Israele ha definito il documento come “vergognoso” e un “premio al terrorismo”, posizione ribadita dal suo ambasciatore all’ONU Danny Danon, che ha criticato il testo come una proposta vuota che ignora la realtà e sostiene Hamas.
In questa fase Netanyahu ha ribadito a Maale Adumim che non considera possibile la creazione di uno Stato palestinese, autorizzando il piano E1 che amplia gli insediamenti in Cisgiordania e confermando la distanza tra la sua politica e la roadmap internazionale.
Il vero fallimento strategico di Israele, tuttavia, non si misura sul campo militare, dove mantiene netta superiorità, ma nella comunicazione geopolitica.
Hamas continua a cavalcare cinicamente una causa palestinese legittima per mantenere nella Striscia posizioni di governo illegali nel diritto internazionale.
La denuncia condivisa da molti esperti è che la popolazione palestinese, anche con supporto internazionale, non sia riuscita ad esprimere una rappresentanza capace di costruire un posizionamento credibile. Questo rappresenta il vero problema strutturale: la causa palestinese rimane ostaggio di un’organizzazione che ne ha distorto gli obiettivi legittimi trasformandoli in strumento terroristico.
Nonostante Israele distrugga infrastrutture ed elimini leader di Hamas, l’organizzazione continua ad apparire alla popolazione palestinese, forse anche per paura, più come vittima che come carnefice.
Una dinamica che espone evidenti lacune nella comunicazione israeliana e americana, quest’ultima non riuscita a valorizzare pienamente i successi militari israeliani a livello globale, come dimostrano le difficoltà riscontrate anche sotto l’amministrazione Trump.
Il paradosso è lampante: Hamas ottiene ancora consenso nell’immaginario palestinese mentre danneggia oggettivamente la causa che pretende di rappresentare. Per i palestinesi, questa crisi di rappresentanza segna il vero fallimento: non aver intaccato il posizionamento di Hamas e non essere riusciti a instaurare una leadership credibile e autonoma rende la causa indefinitamente sospesa tra terrorismo e legittimità, privando un popolo della sua voce politica autentica.












