Trump ha sollevato la questione della frequenza della reportistica sugli utili aziendali, suggerendo che le aziende dovrebbero fare rapporto solo due volte l’anno anziché ogni trimestre.
Necessità di una visione a lungo termine
In un post su Truth del 15 settembre il presidente ha sottolineato che questa modifica potrebbe favorire un focus a lungo termine per le imprese, risparmiando denaro e riducendo la pressione di soddisfare le aspettative trimestrali degli investitori.
“La Cina ha una visione di gestione aziendale che va da 50 a 100 anni, mentre noi gestiamo le nostre aziende su base trimestrale… non è una buona cosa!!!”
Proposta non nuova
Già durante il suo primo mandato presidenziale, Trump aveva sostenuto l’opportunità di questo cambiamento e la Securities and Exchange Commission (SEC) aveva aperto una consultazione pubblica per raccogliere pareri su una possibile revisione delle regole.
Anche la U.S. Chamber of Commerce si era espressa in favore di una cadenza semestrale durante la precedente consultazione, sottolineando che la drastica diminuzione delle aziende quotate in borsa negli ultimi vent’anni richiede un ripensamento delle modalità di reportistica.
Meno oneri per le imprese, secondo la Camera di Commercio, potrebbero incentivare più aziende a diventare pubbliche, soprattutto le start-up tecnologiche come Stripe, che oggi mostrano di restare private più a lungo.
Le reazioni
Da un lato, la proposta di Trump ha incontrato il sostegno di alcune piccole aziende e associazioni imprenditoriali, che hanno sottolineato come gli aggiornamenti trimestrali siano un costo e una fonte di stress non trascurabili, specialmente per le imprese di dimensioni più contenute.
Dall’altro lato, grandi investitori e gestori di fondi, tra cui BlackRock e CalPERS, si sono opposti, evidenziando che la frequenza attuale delle comunicazioni è fondamentale per garantire la trasparenza e la tempestività delle informazioni, e avere un quadro della salute di una azienda.












