Trump all’Onu: lo show di “una superpotenza disfunzionale”

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In un discorso autocelebrativo e infarcito di imprecisioni e falsità Trump denigra l’Onu e l’Ue, mettendo in guardia dal pericolo dell’immigrazione e della “truffa” del cambiamento climatico. Ma c’è chi nell’intervento legge i chiari segni di una destra internazionale che si espande e dellla scomparsa della leadership americana.

Parlando all’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il presidente Trump ha tenuto un discorso, il primo dalla sua rielezione, lungo – di ben 56 minuti, quando la media è di 15 – e incentrato sull’autocelebrazione.

Nell’ottantesimo anniversario della sua fondazione – l’Onu è stata fondata il 24 ottobre 1945 a San Francisco – Trump ha attaccato duramente le Nazioni Unite, affermando che “non si stanno nemmeno avvicinando a realizzare il loro potenziale.

Trump pacificatore di “sette guerre interminabili”

Trump ha infatti dichiarato di aver post fine, da solo, in sette mesi, a sette guerre, che “parevano interminabili”.

Tuttavia, giornalisti del Washington Post e altri fact‑checker, esaminando i conflitti da lui nominati -: Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Congo e Rwanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Egitto e Etiopia, Armenia e Azerbaigian – hanno scoperto discrepanze: in alcune “guerre” non ci sarebbe nemmeno stato un conflitto dichiarato da risolvere, in altri, il conflitto perdura.

“Sono molto onorato di averlo fatto. Peccato che sia toccato a me fare queste cose invece che alle Nazioni Unite” lamentando il fatto che non abbia sostenuto i suoi sforzi di pace, e arrivando persino ad attaccare l’organizzazione per un guasto a una scala mobile.

Il presidente statunitense si è quindi lamentato di non essere mai stato ringraziato per questo da parte delle Nazioni Unite e ha aggiunto che “l’ONU scrive lettere, ma le parole vuote non risolvono la guerra”.

Riguardo al conflitto in Ucraina, il presidente statunitense ha indicato che se la Russia non è pronta a fare un accordo, gli Stati Uniti sono disposti a imporgli dei dazi, ma solo se l’Europa farà lo stesso. E ancora: “I Paesi europei devono smettere immediatamente di acquistare petrolio russo. È imbarazzante per loro”.

La truffa del cambiamento climatico e l’inferno dell’immigrazione

Trump ha inoltre definito il cambiamento climatico una “truffa”, l’Accordo di Parigi sul clima “una bufala” e l’ambientalismo “inutile” e ha messo in guardia le nazioni europee contro il “mostro a due teste” dell’immigrazione e dell’energia verde.

Affermando che con lui ci sarà “l’età dell’oro dell’America”, ha puntato il dito contro i politici dell’Europa occidentale, che stanno distruggendo i propri Paesi a causa dell’immigrazione clandestina: “Avete il diritto di proteggere i vostri confini proprio come facciamo noi negli Stati Uniti”.

Non è mancato un riferimento alla “incompetente amministrazione Biden” durante la quale sono entrati negli Usa 25 milioni di immigrati, di cui adesso è il governo Trump a doversi occupare concretamente

“Quando le vostre prigioni sono piene di cosiddetti richiedenti asilo, che hanno ripagato la gentilezza con il crimine, è ora di porre fine al fallimentare esperimento delle frontiere aperte. Dovete finirla ora” ha detto, concludendo che “I vostri paesi stanno andando all’inferno”.

Trump ha menzionato anche la “bellissima Svizzera”, dove il 72% dei detenuti è di origine straniera.

Con riferimento agli “alleati” europei, ha criticato l’adozione di soluzioni green responsabili di rovinare l’aspetto di luoghi straordinari come la Scozia, compromessa — a suo dire — dall’installazione di pannelli solari.  

Secondo la sua visione, le politiche ambientali andrebbero riviste perché non riducono realmente l’inquinamento né portano vantaggi economici concreti, ma sono il semplice frutto di un allarmismo generale, portando ad esempio San Francisco, dove «non si può nemmeno più buttare un mozzicone per terra».

Sul fronte energetico Trump ha inoltre elogiato il carbone e le energie fossili, proponendo anche di venderli al mondo intero.

Tra gli altri temi toccati da Trump, le armi nucleari in Iran – “Lo sponsor numero uno del terrore al mondo non può essere autorizzato a possedere l’arma più pericolosa”.

La questione palestinese

Nel frattempo, manifestanti pacifisti si sono riuniti fuori dalle Nazioni Unite per chiedere la fine della guerra di Israele contro Gaza, proprio mentre nuovi paesi hanno riconosciuto lo Stato di Palestina (tra cui Francia, Belgio, Lussembrugo Regno Unito, Portogallo, Canada, Australia), portando a 157 il numero di paesi membri delle Nazioni Unite che lo riconoscono sui 181 che ne fanno parte .

Trump ha criticato questa scelta: “Sarebbe un premio eccessivo per i terroristi di Hamas, dopo le atrocità commesse”.

Gli analisti percepiscono questa posizione come un indice dell’isolamento crescente degli USA a livello diplomatico, dal momento che sono rimasti l’unico membro permanente del Consiglio di Sicurezza a non riconoscere la Palestina. Inoltre osservano che l’azione statunitense ha impedito al Presidente palestinese Mahmoud Abbas di rivolgersi all’Assemblea Generale, dimostrando quanto il veto americano possa bloccare progressi politici all’ONU.

L’accenno a Lula

Nel suo discorso, Trump ha accennato brevemente a Lula, sostenendo di aver avuto con lui un “breve ma caloroso scambio” e parlando di “ottima chimica” tra loro due, facendo pensare ad un possibile incontro bilaterale futuro.

Tuttavia, fonti diplomatiche brasiliane hanno smentito qualunque piano in tal senso.

Prima dell’intervento di Trump, il presidente brasiliano aveva criticato dal podio l’imposizione di dazi doganali del 50% sulle esportazioni verso gli Usa, una mossa giustificata da Trump come risposta al procedimento giudiziario in corso contro Jair Bolsonaro .

Lula ha accusato Washington di interferire nelle istituzioni brasiliane e agire con una «destra servile» e ha affermato che se Trump fosse brasiliano, sarebbe stato arrestato per quanto accadde il 6 gennaio 2021 negli USA, sottolineando la forza della giustizia brasiliana rispetto a quella statunitense.

Ishaan Tharoor: “Ora Trump parla ad una destra internazionale”

Il giornalista del Washington Post Ishaan Tharoor, che ha seguito tutti i discorsi di Trump alle Nazioni Unite fin dal suo primo mandato, commentando il suo ultimo intervento, sottolinea come il presidente americano non sia più percepito come un’anomalia nel panorama politico internazionale, ma sempre più come espressione di una nuova realtà di destra che si sta affermando anche fuori dagli Stati Uniti.

“Durante il suo primo mandato, Trump era visto con una certa curiosità. Qualcuno lo considerava un’eccezione temporanea. Ora è chiaramente parte di uno status quo emergente, se non addirittura il simbolo di una nuova normalità.”

Secondo Tharoor, il discorso di Trump arriva in un momento delicato per l’Onu per tre motivi principali.

L’organizzazione infatti compie 80 anni, ma appare sempre più inefficace nel risolvere i conflitti; i tagli ai finanziamenti americani, in particolare a USAID e ai programmi umanitari, stanno colpendo duramente il sistema multilaterale; infine il Segretario Generale António Guterres, ormai a fine mandato, “si trova a gestire una fase di austerità e ridimensionamento”, invece di preparare l’organizzazione alle sfide del futuro come il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale.

“Trump ha accelerato il dibattito interno negli Stati Uniti su quanto l’America debba ancora impegnarsi nel sistema multilaterale. Ma l’effetto è che l’Onu rischia un indebolimento profondo, proprio nel momento in cui servirebbe di più.” conclude Tharoor.

Pierre Hasky: “La leadership statunitense non esiste più”

Anche la lettura che il giornalista francese Pierre Hasky ha fatto sulla radio France Inter, ripresa da Ínternazionale, concorda sulla “sostanza sinistra” dell’intervento di Trump all’Onu, che pure si ascolta “come si assiste a uno spettacolo di cabaret, per sentire le battute”.

“Il suo discorso del 23 settembre passerà alla storia come uno dei più stravaganti pronunciati in una sala che pure ha visto il leader sovietico Nikita Chruščëv battere una scarpa sul tavolo e il palestinese Yasser Arafat impugnare un ramoscello d’ulivo. Ma Trump alle prese con il suggeritore elettronico rotto o mentre racconta di aver perso l’appalto per ristrutturare la sede delle Nazioni Unite con decorazioni di marmo vale tutti i comici del mondo” .

Ma – avverte Hasky – non bisogna “perdere di vista di vista l’essenziale, cioè che la leadership statunitense non esiste più. C’è solo una superpotenza disfunzionale che insegue le manie del suo presidente”

Il problema è che gli altri paesi non sanno come comportarsi e opporsi all’amministrazione americana.

“Non vogliono prendere atto delle conclusioni di un rapporto dello European council on foreign relations, un centro studi europeo secondo cui l’amministrazione Trump porta avanti una “guerra culturale” contro l’Europa liberale a beneficio dei suoi alleati ideologici di estrema destra.

Il rapporto invita gli europei a uno scatto di fermezza e dignità. Magari il discorso di Trump li farà svegliare.” conclude Hasky.

Foto (Ansa): Donald TRump alla sede dell’Onu, New York, 23 settembre 2025