Bandiera RAI issata alla rovescia davanti alla sede RAI di Viale Mazzini a Roma, 23 Aprile 2024 (foto LaPresse)

Allarme costituzionalisti: la riforma Rai non rispetta Media Freedom Act e Costituzione

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“Nel testo attuale, la riforma in itinere, rinunciando a tagliare il cordone ombelicale tra maggioranza governativa e Rai ma anzi rendendolo ancora più stretto, si espone ad una doppia incompatibilità: verso la Costituzione e verso l’Europa”.


Lo scrivono i costituzionalisti Michela Manetti (Università di Siena), Giulio Enea Vigevani (Università di Milano Bicocca), Alessandra Valastro (Università di Perugia), Gianluca Gardini (Università di Bologna), Giovanna De Minico (Università Federico II di Napoli) e Roberto Zaccaria (Già Università di Firenze) in una lettera pubblicata sul sito di Articolo 21 in merito al testo base sulla riforma Rai, in discussione in Commissione VIII del Senato.

I giuristi ricordano che “la disciplina vigente della Rai, che contempla poteri decisivi del governo e della sua maggioranza nell’organizzazione dell’azienda, è dunque oggi incompatibile con l’ordinamento europeo”, dopo l’approvazione del Media Freedom Act, e che “a ciò si aggiunge il perdurante contrasto di tale disciplina con la Costituzione italiana”.

Poi – riporta Ansa – sottolineano che alcune norme del testo base “sembrano andare nella giusta direzione: ad esempio, l’estensione della durata del cda da tre a cinque anni rende tale organo più stabile e così meno soggetto alle influenze esterne; l’esclusione di un diretto ruolo del Governo nelle nomine sana una delle maggiori criticità della normativa attuale; la partecipazione al cda – pur senza diritto di voto – di un rappresentante designato dalla Conferenza Stato-Regioni e di uno indicato dall’Anci costituisce una timidissima apertura verso una governance aperta al maggior numero di voci”.

“Altre norme, tuttavia, annullano l’effetto positivo di queste innovazioni – proseguono -: nel testo presentato, infatti, il cda è composto (oltre che da un rappresentante designato dall’assemblea dei dipendenti a tempo indeterminato della Rai) da tre membri eletti da ciascuna Camera, con la maggioranza dei due terzi nelle prime due votazioni e con la maggioranza assoluta dalla terza votazione in poi. Questa soluzione rischia di condurre, dopo la terza votazione, a una governance “monocolore”, escludendo per la prima volta dalla riforma del 1975 ogni voce diversa dal cda Rai”.


Secondo i firmatari “è indispensabile che le forze politiche dibattano finché riescano ad accordarsi su una serie di candidati autorevoli, che godano di un consenso più ampio di quello della sola maggioranza politica, ovvero che il quorum di garanzia dei due terzi rimanga inalterato. È quanto già accade nel nostro Paese per alcune autorità indipendenti. O meglio ancora, sarebbe necessario individuare un sistema di elezione che renda il cda Rai espressione dell’effettivo pluralismo presente nel Paese, coinvolgendo enti territoriali, associazioni e cittadini”.

Floridia : condivido allarme costituzionalisti, riforma Rai di Meloni va bloccata

“Condivido pienamente le preoccupazioni dei costituzionalisti sulla riforma della Rai in discussione in Senato. Come loro, ritengo inaccettabile qualsiasi intervento che metta il servizio pubblico nelle mani della maggioranza di turno, violando la Costituzione e il Media Freedom Act. L’ho detto fin dal momento in cui hanno proposto il loro testo: che senso ha prevedere una elezione dei membri del CdA a maggioranza semplice già dal terzo scrutinio se non quello di rimettere il controllo della Rai nelle mani dei partiti? Per questo stiamo per depositare emendamenti che vanno nella direzione indicata dagli esperti, a tutela del pluralismo, dell’indipendenza e del rispetto delle regole europee”.

Così la presidente della commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia ripresa da Adnkronos.

“Così come è la riforma della Rai di Giorgia Meloni va bloccata. Saremo assolutamente intransigenti e non tollereremo altri atti di forza come quelli già in corso in commissione di vigilanza, dove i lavori vengono bloccati da oltre un anno per un ricatto politico vergognoso di fronte al quale non abbiamo alcuna intenzione di abbassare la testa. Il momento che sta vivendo la RAI è delicatissimo: Mediaset vince per gli ascolti e La7 per l’informazione, mentre a viale Mazzini addirittura arrivano a rinviare un’opera come No Other Land per pressioni politiche da parte di qualcuno. La situazione è veramente grave”, conclude.

FOTO: Bandiera RAI issata alla rovescia davanti alla sede RAI di Viale Mazzini a Roma, 23 Aprile 2024 (foto LaPresse)