Moige presenta la prima class action inibitoria in Italia contro i social in difesa dei bambini

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Il Moige, Movimento Italiano Genitori Aps, insieme a un gruppo di famiglie e allo studio legale Ambrosio & Commodo, ha annunciato la presentazione della prima class action inibitoria in Italia contro Meta (Facebook e Instagram) e TikTok.

Un’iniziativa giudiziaria innovativa che punta a difendere bambini e adolescenti da pratiche considerate dannose e illegali messe in atto dalle principali piattaforme social. In un Paese in cui Meta e TikTok raggiungono complessivamente circa 90 milioni di utenze a fronte di 60 milioni di abitanti, inclusi anziani e minori, l’urgenza dell’intervento appare evidente.

Durante l’incontro sono stati presentati i dettagli del ricorso depositato lo scorso luglio presso il Tribunale di Milano, registro generale 29994/2025, con udienza fissata per il 12 febbraio 2026. L’azione legale si fonda sull’articolo 840-sexiesdecies del codice di procedura civile, introdotto nel 2021, che consente di ottenere dal giudice un ordine di cessazione o divieto di reiterazione di condotte lesive per una pluralità di soggetti.

Il ruolo del Moige e le basi giuridiche

Tra i protagonisti dell’iniziativa c’è Antonio Affinita, direttore generale del Moige, associazione impegnata da oltre 25 anni nella tutela dei minori. Affinita ha spiegato: “Genitori, esperti e istituzioni hanno sollecitato le piattaforme a garantire la protezione dei minori, senza ricevere risposte adeguate. Non solo la tutela non viene perseguita in modo serio, ma gli stessi algoritmi finiscono per danneggiare i giovani creando disagio e dipendenza. Questa azione legale rappresenta dunque un passo urgente e necessario”.

L’avvocato Stefano Commodo, titolare dello studio Ambrosio & Commodo, ha illustrato insieme al suo team le basi giuridiche del ricorso, risultato di due anni di lavoro di un gruppo interdisciplinare formato da giuristi, ingegneri informatici e neuropsichiatri. L’iniziativa consente ai genitori, in quanto parti lese, di coalizzarsi per affrontare colossi multinazionali come Meta.

Il sostegno delle associazioni e del mondo accademico

Numerosi interventi hanno sostenuto l’iniziativa. Tra questi Alfredo Caltabiano, presidente Anfn (Associazione nazionale famiglie numerose), Claudia Di Pasquale, presidente Age (Associazione italiana genitori), e Roberto Gontero, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Piemonte.

In collegamento video hanno partecipato Marta Cacciotti, psicoterapeuta e docente all’Università Guglielmo Marconi di Roma, e Stefano Faraoni, assistant professor in law all’Università di Birmingham, che hanno contribuito con il loro supporto scientifico e accademico.

Le tre richieste centrali dell’azione legale

Il ricorso presentato dal Moige si fonda su tre richieste principali. La prima riguarda l’obbligo di verifica dell’età e il divieto di accesso ai social per i minori di 14 anni. Secondo i genitori ricorrenti, Facebook, Instagram e TikTok consentono ancora facilmente l’iscrizione illegale dei minori, in violazione della normativa nazionale.

La seconda richiesta è l’eliminazione dei sistemi che generano dipendenza, come lo scroll infinito e le manipolazioni algoritmiche. Questi strumenti, noti come “tecnologia persuasiva” o “captologia”, utilizzano intelligenza artificiale e Big Data per modificare atteggiamenti e decisioni, in modo occulto e dannoso per gli adolescenti.

La terza richiesta riguarda l’obbligo di fornire un’informazione chiara e diffusa sui pericoli legati all’abuso dei social network. Le piattaforme digitali devono garantire agli utenti la conoscenza dei rischi connessi al loro utilizzo.

I rischi per la salute mentale dei giovani

L’azione legale si basa su solide evidenze scientifiche. Tonino Cantelmi, professore di cyberpsicologia presso l’Università Europea di Roma, nel parere pro-veritate allegato al ricorso, ha sottolineato che la corteccia prefrontale si sviluppa pienamente solo intorno ai 25 anni. L’esposizione digitale eccessiva durante l’adolescenza può causare squilibri di dopamina e compromettere il normale sviluppo cerebrale.

Numerosi studi scientifici collegano l’uso intensivo dei social a disturbi alimentari, insonnia, calo del rendimento scolastico, depressione, difficoltà relazionali e, nei casi estremi, a comportamenti autolesivi o pensieri suicidari.

Il 18 giugno 2025 Jama Pediatrics ha pubblicato lo studio “Association of Habitual Checking Behaviors on Social Media With Longitudinal Functional Brain Development” (Maza et al.), che conferma il rischio di danni permanenti. Anche la Commissione Europea, nel maggio 2024, ha diffuso lo studio “Benessere e salute mentale a scuola”, che evidenzia come l’uso inadeguato dei social influisca negativamente sulla salute mentale degli studenti.

Algoritmi e meccanismi di dipendenza

Un punto centrale dell’azione riguarda il ruolo degli algoritmi nella creazione di dipendenza. La dopamina, il cosiddetto “ormone del piacere”, viene stimolata da sistemi che analizzano e tracciano le abitudini degli utenti.

La perizia del consulente informatico forense Paolo Dal Checco ha mostrato come le piattaforme non solo registrino le attività online, ma anche il tempo trascorso sui singoli contenuti. Questi dati permettono di proporre contenuti personalizzati che alimentano il ciclo di dipendenza e rendono difficile disconnettersi.

Verso una futura class action risarcitoria

L’azione inibitoria costituisce solo il primo passo. Moige e lo studio Ambrosio & Commodo stanno preparando una successiva class action risarcitoria, rivolta ai genitori di minori che hanno subito danni a causa dell’uso dei social. Per raccogliere segnalazioni e testimonianze è stato aperto il portale www.classactionsocial.it e l’indirizzo email [email protected].

L’iniziativa si inserisce in un contesto europeo in evoluzione: l’Unione Europea ha già riconosciuto il problema dell’intelligenza artificiale manipolativa con il Digital Services Act (Dsa), il Digital Markets Act (Dma) e l’Artificial Intelligence Act (Aia), ma non ha ancora adottato misure efficaci per la tutela dei minori.

Tutti i partecipanti hanno auspicato che il Tribunale di Milano accolga le richieste, imponendo a Meta e TikTok la cessazione immediata delle pratiche contestate. Una decisione favorevole creerebbe un precedente giuridico in Italia con forte eco a livello europeo, destinato a incidere profondamente sul rapporto tra minori e social media.