Nel far West delle big tech, che hanno potere economico, culturale e influenza politica, servono regole, scrive la presidente di Mondadori. Che siano “non troppe, ma buone”. Con l’auspicio che i libri possano essere “anticorpi contro l’assottigliamento del pensiero imposto dallo smartphone”
“Se nell’era del ‘Muoviti veloce e rompi tutto’ di Zuckerberg ci trovassimo a riscoprire la forza lenta dei libri?”. E’ il titolo-provocazione della lettera che Marina Berlusconi ha pubblicato sul Corriere della Sera – indirizzata al direttore Luciano Fontana, nella quale la presentazione dei tre nuovi volumi editi dall’editrice dedicata a suo padre Silvio diventa l’occasione per riflettere sull’impatto delle Big tech e sul ruolo che possono avere gli editori.
Potere ecnomico e culturale
La presidente di Mondadori e Fininvest parlando delle piattaforme web e del digitale punta il dito contro “il potere che rifiuta le regole” dei colossi del web, un potere che è anche e soprattutto economico e culturale. Perchè hanno superato il Pil dell’area euro e operano in un “far west dove nessuno risponde di quello che ha scritto”, alimentando “fake news, linguaggio d’odio e rifiuto delle opinioni diverse”.
Pur occupando “appena un trentesimo dei lavoratori del settore” assorbano “quasi due terzi del mercato pubblicitario globale”, creando una concorrenza sleale verso editori che invece rispettano leggi, tasse e diritti d’autore. “Noi editori tradizionali paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi, tuteliamo il diritto d’autore e i posti di lavoro”, mentre i giganti del Tech “fanno esattamente il contrario”.
Le conseguenze hanno impatti anche sulla sfera cultura e politica, con rischi democratici. E l’esempio più diretto e recente è il cambio di passo registrato con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. “Non sono più solo aziende private, sono attori politici”, capaci di passare “dal wokismo al trumpismo con la disinvoltura di un cambio di felpa”.
Norme “non troppe ma giuste”
Da qui, l’appello a non smantellare la regolamentazione europea, il “il Digital Package varato dall’UE tra il 2016 e il 2024 a tutela degli utenti delle piattaforme”. “Un mercato è davvero libero solo quando risponde a regole”, che però rimarca devono essere “non troppe, ma giuste”.
“Mi auguro davvero che sul digitale la Commissione non indietreggi, anche – e forse soprattutto – alla luce della enorme capacità di influenza culturale nelle mani di BigTech. Non è più solo un problema degli editori, riguarda tutti”.
Berlusconi guarda dunque ai libri come una forma di resistenza. “I libri sono efficaci anticorpi contro barbarie e totalitarismo”, ma oggi diventano “anticorpi contro l’assottigliamento del pensiero imposto dallo smartphone”. “Basterà? Non mi faccio illusioni. Ma almeno, nel mare dei social e dell’intelligenza artificiale, resterà qualche isola di saggezza e di intelligenza umana”, la conclusione.












