Intervistata dal Corriere, la sottosegretaria alla cultura esprime la sua contrarietà ai tagli per il settore previsti in manovra, assicurando impegno del ministero per recuperare i fondi
“Non è stato tagliato della metà però la riduzione c’è stata. E, secondo me, va recuperata”. Intervistata dal Corriere della Sera, la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, ha parlato dei tagli che, secondo la bozza della manovra di Bilancio, interesseranno il settore dell’audiovisivo.
“Dei 700 milioni circa ne rimangono 550. Ma non sono tutti per il tax credit. Anche per le sale, il Festival di Venezia, il progetto per le scuole, il centro sperimentale di cinematografia”, ha spiegato, Borgonzoni, segnalando che dai 190 milioni inizialmente citati, la decurtazione dovrebbe scendere a 150. “In una lettera – ha ricordato – facevo comprendere come il taglio sia aggravato dalle norme europee che ci hanno imposto, da quest’anno, di non permettere più lo ‘splafonamento’: la presa in carico delle richieste di agevolazione fiscale oltre il limite annuale”.
Borgonzoni ha accennato anche all’intesa con il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Insieme a lui e agli uffici abbiamo lavorato per recuperare i fondi, tant’è che il taglio è stato minore di quello previsto. Ma ancora non basta. Infatti continuiamo a lavorarci su”.
E c’è ancora margine. “Siamo alla ricerca di fondi in altri capitoli. Poi ci sarà l’assestamento di Bilancio e può essere rifinanziato”.
Le critiche dell’opposizione
Il taglio previsto per il cinema ha attirato contro Borgonzoni le critiche dell’opposizione, che he ha chieste le dimissioni. “Bizzarro. Dovrebbero dire meno male che qualcuno lotta per un settore che dovrebbe stare a cuore a tutti, aiutiamola, diamoci da fare, invece…”, ha commentato.
“Ora inizia la battaglia parlamentare e mi aspetto che anche l’opposizione dia una mano invece che attaccarmi. Che ci fossero furbetti e storture non c’è dubbio. E abbiamo posto fine a prassi come le fatturazioni a cascata. Però non eroghiamo fondi ma credito di imposta”, ha aggiunto.
Produzioni italiane e straniere
Alla domanda su quanti fondi rimangano al cinema italiano, la sottosegretaria ha rdetto: “dipende se vogliamo mantenere il tax credit al 40% al cinema straniero o no”.
Ai timori dei produttori che possa sparire il racconto italiano, Borgonzoni ha replicato che “diminuirlo però significherebbe perdere le grandi produzioni e gli investimenti stranieri. Con un impatto sull’indotto, come Cinecittà”.
Scenderà dal 40% quello ai film italiani? “Stiamo ragionando con le associazioni di tornare al periodo pre-Covid, quando era al 30. Ma scendere troppo penalizzerebbe anche la Rai che dovrebbe o fare meno prodotti o di minore qualità, incassando meno pubblicità. Il fondo cinema va riportato almeno a 700 milioni”, ha concluso.












