Si è trasformato in uno scontro aperto tra Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e il Garante per la protezione dei dati personali il caso che, nell’ultima settimana , ha riacceso il dibattito su libertà di stampa e indipendenza delle autorità.
Tutto è iniziato dopo il 16 ottobre, quando Ranucci è stato vittima di un attentato dinamitardo che ha suscitato unanime solidarietà da parte del mondo politico e istituzionale. Pochi giorni dopo, il giornalista ha però denunciato quella che definisce “una solidarietà di facciata”, puntando il dito contro il governo e contro il Garante della privacy.

L’attacco dal Parlamento europeo
Il 23 ottobre, durante una conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo organizzata dall’eurodeputato Sandro Ruotolo (Pd) — alla quale hanno partecipato anche Nicola Zingaretti e Gaetano Pedullà (M5S) — Ranucci ha accusato il governo di “armare le authority per punire Report”. “Mentre la politica offre solidarietà da una parte – ha dichiarato – dall’altra sta armando le authority, come il Garante della privacy, per dare un segnale esemplare ad altre trasmissioni”.
Collegato da remoto, il conduttore ha anche chiesto l’intervento del Garante europeo per la protezione dei dati, sostenendo che quello italiano “sembra agire come un’emanazione del governo”. Un attacco frontale di cui Ranucci ha detto di assumersi “piena responsabilità”, facendo riferimento alla multa imminente che l’Autorità si apprestava a comminare alla Rai per la messa in onda di un audio privato riguardante il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini.
In effetti nel pomeriggio dello stesso giorno, e’ arrivata la sanzione di 150 mila euro, notificata alla Rai, “per la violazione del Codice della privacy, del GDPR e delle regole deontologiche giornalistiche relative al trattamento dei dati personali. La decisione chiude il procedimento aperto nel dicembre 2024, in seguito alla diffusione, nella puntata di Report dell’8 dicembre 2024, di una conversazione telefonica privata tra Sangiuliano e la moglie Corsini.
Il provvedimento riconosce la responsabilità della Rai – in quanto editore – per la divulgazione dell’audio, giudicata non conforme ai principi di proporzionalità e necessità nella pubblicazione di dati personali. Nella stessa riunione il Garante ha respinto invece un diverso reclamo presentato da Sangiuliano nei confronti di alcune testate giornalistiche, ritenendo infondate le accuse di violazione della privacy per articoli che trattavano la vicenda sotto il profilo dell’interesse pubblico”.
Alle dichiarazioni di Ranucci del 23 ottobre e’ seguita subito la replica del Garante, con un comunicato in cui scrive “In relazione alle gravissime affermazioni rese dal dott. Sigfrido Ranucci in data odierna nel corso della conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo, il Garante privacy, nella totalità dei componenti, ribadisce l’assoluta indipendenza e trasparenza del proprio operato a difesa della legalità.”
Ma non finisce qui. Oggi, 24 ottobre, l’ufficio stampa dell’autorità ha diramato una altro comunicato che dice “Viene in rilievo, in queste ore, una questione di particolare rilevanza per la tenuta degli equilibri istituzionali sui quali si fonda il sistema democratico. Il dott. Sigfrido Ranucci, nel corso della conferenza stampa al Parlamento europeo del 23 ottobre, ha dichiarato che “qualcuno sta armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni”, chiedendo al Garante europeo di verificare l’operato dell’Autorità, perché “sembra agire come un’emanazione del governo”.
Tali dichiarazioni sono di una gravità senza precedenti. Esse insinuano, infatti, che il Garante – autorità indipendente prevista dalla normativa europea, il cui vertice è eletto da entrambi i Rami del Parlamento – operi sulla base di direttive ricevute da terzi, peraltro secondo un indirizzo politico di maggioranza. Si tratta di illazioni gravissime, che confondono la piena indipendenza e terzietà di giudizio del Garante con un’asserita sua soggezione a presunte logiche di Governo.”sottolinea il documento che continua: “Nulla di più infondato, come dimostrano – ove mai ve ne fosse il bisogno – oltre 28 anni di attività svolta nell’esclusivo rispetto della legge, delle funzioni e dei compiti di tutela affidati all’Autorità, con la garanzia costante della massima trasparenza del proprio operato. Come in questo caso, in tutta l’attività del Garante, dalla sua istituzione ad oggi, non è possibile rinvenire mai alcuna decisione imputabile a ragioni diverse dalla scrupolosa osservanza delle norme che l’Autorità è chiamata ad applicare, con scelte spesso non facili e non sempre gradite. Ma sempre, costantemente, rispettose della legge e delle esigenze di tutela avanzate dai cittadini, vittime di condotte lesive della propria dignità.
È, peraltro, nota la massima disponibilità del Garante e dei suoi componenti a ogni richiesta di confronto, nella ferma convinzione della necessità del più ampio dialogo – anche e soprattutto con gli organi d’informazione – in quanto espressivo della necessaria apertura che deve contraddistinguere le istituzioni, come questa, chiamate a tutelare diritti fondamentali dei cittadini.
Al contrario, le parole pronunciate dal dott. Ranucci rischiano di essere percepite come un tentativo di indebito condizionamento dell’attività decisoria del Garante, chiamato a pronunciarsi su due reclami avanzati nei confronti della trasmissione da lui diretta. Nel respingere le dichiarazioni in questione, come totalmente destituite di fondamento e gravemente lesive della propria immagine, il Garante – nella totalità dei componenti il suo Collegio – adotterà ogni iniziativa utile alla tutela della propria dignità istituzionale.


















