E’ mancato Marco Ghigliani, storico ad de La7

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Marco Ghigliani, figura centrale ma anche discreta del panorama televisivo italiano, è morto il 25 ottobre 2025 a Roma. Storico amministratore delegato de La7, sessantenne, lottava da tempo contro una grave malattia.

Andrea Salerno, Urbano Cairo e Marco Ghigliani (foto Ansa)

Nato ad Asti e laureato in Sociologia, Ghigliani ha iniziato la sua carriera in Fiat Auto, per poi approdare a Telecom Italia e successivamente a Telecom Italia Media, dove ha assunto incarichi di crescente responsabilità. Dal 2007 ha diretto le strutture operative e produttive di La7, contribuendo in modo decisivo alla sua evoluzione nel panorama televisivo nazionale. Nel dicembre 2012 è diventato amministratore delegato de La7, ruolo in cui era stato confermato l’anno successivo quando l’azienda era passata sotto il controllo del Gruppo Cairo Communication. Per il suo impegno e la dedizione al lavoro è stato insignito della onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Era inoltre amministratore delegato di Cairo Network, consigliere di Cairo RCS Media e vicepresidente di Confindustria Radio Televisioni.

Il cordoglio per Ghigliani è stato espresso da tutta La7. Ed Enrico Mentana, direttore del TG La7, ha ricordato “il dirigente sobrio, attento, che ha guidato l’emittente fino al suo ultimo giorno di vita”. Mentana ha sottolineato il vuoto profondo che lascia nell’azienda e tra chi lo ha conosciuto.

Il ricordo di Cairo

Cairo sul Corriere ha ricordato Ghigliani ripercorrendo quello che, dal 2013 in poi, è stato anche un grande sodalizio professionale: “Quando presi La7, sulla tv gravavano perdite per circa 100 milioni. Come è noto, ci volle molta determinazione per rimettere l’azienda in carreggiata. E Marco aveva questa determinazione, ma anche la capacità di essere equilibrato, di saper motivare le persone, di fare squadra. E così siamo andati avanti negli anni, anni così intensi e decisivi per il successo de La7 che ha scalato le classifiche degli ascolti”.

Come abbiamo gestito la sua malattia? “Negli ultimi mesi, quando lo vedevo più debole mi sono limitato a dirgli: fai ciò che ti fa star meglio, ciò che ti rende felice. Dove non arrivi tu arriverò io”.